Crisi, anche la Ue taglia le stime sull’Italia: Pil a -0,4% nel 2014, nel 2015 +0,6%

Disoccupazione al 12,6% per il  2014 e per il 2015

Dopo Confesercenti-Ref, Moody’s, Istat, Ocse e Fmi, anche la Commissione Ue rivede al ribasso le stime di crescita dell’Italia: -0,4% nel 2014, con una “tiepida ripresa” nel 2015 stimata a 0,6% e dovuta all’”accelerazione della domanda esterna”. Eventuali “rischi al ribasso sono legati all’ulteriore slittamento della domanda esterna”, si legge nelle stime autunnali di Bruxelles.
“La ripresa iniziata nel 2013 resta fragile – scrive la Commissione in una nota – mentre lo slancio in molti Stati membri è ancora debole, la fiducia più bassa che in primavera e nonostante le migliori condizioni finanziarie, la ripresa nel 2015 sarà lenta” sia nella Ue che nella zona euro.
Rivisto al rialzo, invece,  il deficit italiano che sale al 3% nel 2014, e scende a 2,7% nel 2015 “dopo aver incorporato la legge di stabilità e le misure addizionali annunciate il 27 ottobre, e sostenuto dal calo della spesa per interessi”. Quello strutturale sale a 0,9% nel 2014, per scendere a 0,8% nel 2015 e salire all’1% nel 2016. Al contrario nel 2013, grazie al nuovo metodo di calcolo, il debito italiano è sceso a 127,9%”, ma “il surplus primario è ancora insufficiente a tagliarne la crescita nel 2014, a causa del Pil piatto e dei pagamenti dei debiti della p.a.”, e quindi sale a 132,2% per raggiungere il “picco” nel 2015 a 133,8%.
Il tasso di disoccupazione italiano “resta elevato ai suoi livelli storici” e si riflette ”nell’attività economica depressa”, con una previsione del tasso di  disoccupazione al 12,6% per il 2014 e 2015.
“I rischi al ribasso sulle prospettive di crescita dominano ancora sulla scorta delle tensioni geopolitiche, la fragilità dei mercati finanziari, e il rischio di attuazione incompleta delle riforme strutturali”. Per la zona euro una la crescita del prodotto interno lordo sarà dello 0,8% nel 2014 e 1,1% nel 2015. In Italia – conclude la Commissione – “le prospettive di crescita potrebbero trarre beneficio dall’attuazione riuscita del processo di riforme”.

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