Giustizia. Fp Cgil: “Precari in presidio, Orlando e governo diano risposte”

2.650 ‘tirocinanti’ in protesta a Roma, a maggio rischio tutti a casa

Roma, 28 aprile – Un esercito di 2.650 lavoratrici e lavoratori, impiegati da cinque anni in ‘tirocini formativi’ negli uffici giudiziari del Paese, protestano oggi a Roma. Dal 2010, infatti, con il loro lavoro suppliscono alla carenza di organico del comparto, garantendo così la prosecuzione delle attività, ma con una retribuzione mensile sotto la sussistenza, pari a 300 euro o meno. Per questo oggi la Fp Cgil e la Cgil hanno promosso un doppio presidio, la mattina al Ministero della Giustizia e nel pomeriggio a Montecitorio davanti al Parlamento, per chiedere al governo e al ministro Andrea Orlando “investimenti sul personale che comprenda la contrattualizzazione dei precari e la riqualificazione del personale giudiziario”, come spiega Nicoletta Grieco della Fp Cgil.
Sono i cosiddetti lavoratori svantaggiati, ex cassintegrati, lavoratori in mobilità e disoccupati, ‘utilizzati’ con la forma del tirocinio ma in modo improprio, “per non dire vero e proprio lavoro nero”, mascherando veri e propri rapporti di lavoro subordinato. “Fino ad oggi gli interventi fatti sono stati insufficienti – afferma Grieco -, volti a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, e non funzionali a mandare avanti la macchina della giustizia”.
Per la dirigente della Fp Cgil, inoltre, “non si può disperdere un personale formato e qualificato, eppure utilizzato sotto forma di lavoro nero e mal pagato. Così come non è possibile privilegiare alcune categorie, rispetto ad altre, visto che stiamo parlando per la gran parte di lavoratori svantaggiati”. Da qui la richiesta al Governo e al titolare del dicastero di via Arenula: “No alla discriminazione, serve una soluzione che non li mandi a casa, serve garantire una continuità lavorativa per tutti i 2.650 precari della Giustizia. Il ministro Orlando, oggi impegnato ad un’iniziativa dell’Anm, ci risponda sul tema dell’organizzazione del lavoro e sul personale precario”, conclude Grieco.

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