“L’informatizzazione dei servizi Inps”: Sondaggio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro su un campione di 2000 iscritti

Per il 90% gli archivi non sono aggiornati e questo è fonte di problemi quotidiani

Roma, 19 ottobre 2015 – Altro che informatizzazione dei servizi offerti dall’Inps. Il più delle volte sono disagi e doppi adempimenti. Quasi meglio il vecchio caro sportello. Un dato su tutti parla chiaro: il 90 per cento degli intervistati puntualmente riscontra nelle omissioni contributive inviate dall’Istituto dati errati. E questo perché gli archivi non sono aggiornati in tempo reale. Da qualche anno ormai l’Istituto nazionale della previdenza sociale ha inteso rendere sempre più efficiente la sua struttura con un massiccio ricorso all’informatizzazione dei servizi per arrivare il prima possibile ad un rapporto più diretto fra cittadini e Istituto in modo da rendere più veloci le pratiche e saltare il passaggio dell’intermediazione del professionista. Per comprendere a che punto è questo processo, la Fondazione Studi dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha condotto un sondaggio interno alla categoria su un campione di circa 2000 iscritti che quotidianamente utilizzano il portale www.inps.it per le necessarie operazioni di intermediazione tra le aziende e l’Istituto. I Consulenti del Lavoro assistono oltre 1milione300mila aziende, gestiscono nei loro studi oltre 7milioni di rapporti di lavoro (quindi una larghissima parte dei rapporti di lavoro privati esistenti in Italia) e per il loro tramite transitano l’85% delle informazioni che entrano a far parte delle banche dati Inps. Ogni Consulente e ogni suo dipendente in media effettuano fino a cinque accessi al giorno al sito internet.

Sondaggio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro (15 ottobre 2015)
Inps: quale informatizzazione dei servizi
Il sondaggio

Da qualche anno ormai l’Inps, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, ha inteso rendere sempre più efficiente la sua struttura con un massiccio ricorso all’informatizzazione dei servizi. Il cambio della dirigenza, con il passaggio del timone dell’Istituto da Antonio Mastrapasqua a Tito Boeri, fra l’altro, ha accelerato questo processo per arrivare il prima possibile ad un rapporto più diretto fra cittadini e Istituto in modo da rendere più veloci le pratiche e saltare il passaggio dell’intermediazione del professionista. Per comprendere a che punto è questo processo, la Fondazione Studi dell’Ordine dei Consulenti del lavoro ha condotto un sondaggio interno alla categoria su un campione di circa 2000 iscritti che quotidianamente utilizzano il portale www.inps.it per le necessarie operazioni di intermediazione tra le aziende e l’Istituto. I Consulenti del Lavoro assistono oltre 1milione300mila aziende, gestiscono nei loro studi oltre 7milioni di rapporti di lavoro (quindi una larghissima parte dei rapporti di lavoro privati esistenti in Italia) e per il loro tramite transitano l’85% delle informazioni che entrano a far parte delle banche dati Inps. Ogni Consulente e ogni suo dipendente in media effettuano fino a cinque accessi al giorno al sito internet.

I dati del sondaggio

Il primo quesito posto agli iscritti è relativo alla connessione al sito Inps e alle relative procedure di accesso. Solo per l’8% del campione l’accesso risulta agevole. Per la quasi totalità degli intervistati, il 92%, le difficoltà maggiori si hanno o perché il sito risulta spesso fuori servizio (nel 35% dei casi) oppure perché una volta connessi il trasferimento ai servizi richiesti non avviene con successo (nel 67% dei casi).
Una delle grandi rivoluzioni dell’Inps è stata quella del “Cassetto bidirezionale”, cioè quel sistema che ha eliminato gli sportelli nelle sedi periferiche e i relativi impiegati preposti. E’ dunque una modalità che permette alle aziende e Consulenti del lavoro di dialogare con Inps e viceversa. Nel 2014 sono state circa 1,3 milioni le informazioni transitate dal “cassetto” dalle aziende verso l’Inps. E circa 2,4 milioni quelle transitate dall’Inps verso le aziende. Aggiungendo le circa 430 mila istanze telematiche si arriva a 4 milioni di documenti sottratti agli sportelli. Il tutto per una buona parte sulla base delle attività svolte dai consulenti del lavoro. Secondo il 92% degli intervistati il “Cassetto bidirezionale” non è, però, aggiornato dall’Inps.
Quanto ad eventuali anomalie evidenziate nel cassetto bidirezionale, per il 45% dei Consulenti del lavoro la correzione delle informazioni da parte dell’Inps avviene mediamente in 60 giorni; per il 29% avviene tra 60 e 120 giorni; per il 15% avviene oltre i 120 giorni. Solo per l’11% degli intervistati avviene in tempi rapidi.
Ancora, un 90% di professionisti si vede periodicamente arrivare “note di rettifica” per questioni già risolte.
Altro tassello del processo di informatizzazione delle attività dell’Inps è relativo alla procedura telematica dell’avvio dei rapporti di lavoro tramite voucher. Il sondaggio rileva che il servizio funziona nel 26% dei casi; non funziona per diversi motivi nel restante 74%.
Quanto alle istanze di sgravio o annullamento di cartelle, quest’attività (la pensa così il 55% degli intervistati) il più delle volte non rispetta le tempistiche previste dalla legge. In certi casi (è di questo avviso il 30% dei consulenti) i tempi sono così lunghi che consentono ad Equitalia da far partire le azioni esecutive.
Non va meglio con l’invio degli Uniemens (denunce previdenziali mensili che fa il datore per i dipendenti e i collaboratori): 87% degli intervistati rileva che la procedura non sempre va a buon fine. Va meglio al rapporto fra Inps e pensionati: il 78% dei Consulenti non riscontra problemi.

Clicca qui per leggere il pdf della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro su “Servizi_Telematici_Inps_da_incubo”

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