De Andrè cantò Spoon River

Quale filo immaginario lega Spoon River a Genova. Quale cordone ombelicale lega Fabrizio De Andre’ a Edgar Lee Master. Vi narrero’ cari lettori, della fantastica storia che partorita in un paesino Americano, trovo’ la sua vita musicale in quella città illuminata dalla lanterna .
1914 Spoon River cittadina tranquilla Americana a pochi chilometri dalla più famosa Springfield (la citta’ dei Simpson), Edgar Lee Master giornalista, poeta , pubblico’ sul giornale Mirror , delle storie reali in poesia, dedicati a personaggi locali seppelliti nel cimitero in cima alla collina. Storie che parlavano di defunti. In ogni poesia i defunti finalmente furono liberi di raccontare storie vere, accadute ai vivi. Il bello dei personaggi di Edgar Lee Masters, è che loro essendo morti non hanno più niente da perdere e quindi possono raccontare la loro vita in assoluta sincerità. Le poesie in seguito furono pubblicate con il titolo di ” Spoon River”.Nel 1971 Fabrizio De Andre’ , che ha raccontato tantissimo il destino altrui, lesse Spoon River e fu subito attratto da quelle storie che navigavano tra la realta’ e il fantastico. De Andrè scelse 9 poesie tra le 244, e li tradusse in canzoni. Le nove poesie scelte toccarono fondamentalmente due grandi temi: l’invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico).
Nacque l’album dal titolo : “Non al denaro, non all’ amore, ne al cielo”. Tra le nove canzoni, si notarono delle simmetrie: il giudice perseguitato da tutti trasformó la sua invidia in sete di potere e si vendico.
Il chimico fu tanto preso dalla scienza e dalla ricerca di un ordine perfetto, da essere incapace di amare. Il malato di cuore rappresentò l’alternativa all’invidia, pur essendo in una situazione tale da poter invidiare tutti gli altri, riuscì a vincere l’invidia grazie all’amore, invece di lasciarsi trasportare dall’egoismo. De Andrè, nell’album discografivo cantò di un giudice nano che si vendicò dei torti subìti da giovane ( Un Giudice).
Cantò Di un matto , di un blasfemo, di un malato di cuore. Donó lustro alla scienza, cantando le gesta professionali di un Medico, di un Chimico, di un Ottico. Da morti e’ più facile dire tutto quello che in vita , non si ha coraggio di dire. I defunti non hanno voglia di star zitti e di sicuro non mentono. Un grande Album discografico che il maestro Faber ha voluto lasciare ai posteri. Le canzoni dell’album sono scritte da De André insieme a Giuseppe Bentivoglio per quanto riguarda i testi e a Nicola Piovani per le musiche. Cercatelo e ascoltatelo, se poi avete voglia di leggere, andate alla ricerca della raccolta di poesie tradotte in italiano. Spoon River la cittadella americana dove i morti decantarono le verita’ piu’ nascoste.

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