Sicurezza. Dati Istat confermano come sia uno dei pochi settori nei quali i risultati arrivano grazie a una maggiore spesa pubblica

ROMA – Esiste un rapporto tra la quantità di risorse pubbliche spese in un determinato settore e la qualità dei risultati ottenuti? Non sempre. Secondo una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro solo in alcuni ambiti (ad esempio la sicurezza) una maggior spesa pubblica garantisce effettivamente migliori risultati. Mentre in settori anche strategici come l’istruzione questo rapporto tra maggiore spesa e qualità dei servizi sembra non essere così diretto. La ricerca analizza la spesa pubblica regionale partendo dai Conti Pubblici Territoriali elaborati dall’Agenzia per la Coesione Territoriale e confronta i livelli di spesa registrati con gli indicatori del rapporto Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Così facendo, per cinque macroaree di intervento (salute, lavoro, sicurezza, istruzione e ambiente) è possibile trarre qualche utile spunto di discussione sull’efficacia della spesa pubblica nei singoli territori e per i diversi settori.

Meno sintetico del PIL, ma per questo più ampio e ricco, l’indice BES propone, invece di un unico numero, diverse aree tematiche – dalla salute al paesaggio, dal benessere soggettivo al lavoro – ognuna analizzata tenendo conto di diversi indicatori, per fornire una lettura più articolata della nostra società. Dal punto di vista metodologico, l’Istat sintetizza poi questi indicatori in un indic composito che permette anche di fare una classifica fra le regioni in ciascun settore analizzato.

In particolare, per quanto riguarda la sicurezza, l’indicatore composito prende in considerazione dati oggettivi come il tasso di omicidi o di furti nelle abitazioni e li incrocia con informazioni sulla percezione di sicurezza/insicurezza della popolazione. Entrambi i fattori sono influenzati nel medio-lungo periodo dalla capacità d’intervento dello Stato, per quanto fattori culturali possano incidere in maniera sostanziale sul senso di sicurezza che una comunità può garantire ai suoi membri.

Analizzando i dati del 2013 risulta così che le Regioni che spendono proporzionalmente di più in sicurezza presentano un valore composito più elevato in termini di qualità della vita. Ai primi posti della classifica compaiono Valle d’Aosta (360 euro di spesa pro-capite), Molise (371 euro), Sardegna (305 euro), Basilicata (234 euro) e Provincia di Trento (281 euro). In coda alla classifica del valore composito sulla sicurezza troviamo invece le regioni che investono di meno in questo settore: Lombardia (181 euro), Emilia-Romagna (201 euro) e Puglia (263 euro). Al penultimo posto si attesta il Lazio, i cui residenti sostengono però il costo più elevato in termini di sicurezza (540 euro di spesa pro-capite) a causa della presenza a Roma delle Istituzioni più importanti.

È interessante notare come le Regioni in cui i dati sulla sicurezza sono i più modesti, sono collocate tanto al Nord quanto al Sud del Paese, a riprova di come i fenomeni di criminalità organizzata radicata nel Meridione non rappresentino più l’unica minaccia reale e percepita alla sicurezza delle persone. Non si tratta pertanto di una questione economica quanto demografica: molte delle regioni che ottengono scarsi risultati nell’indice composito non sono necessariamente le più ricche del Paese, ma sono quasi esclusivamente quelle a più alta densità abitativa.

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