Società partecipate. Ordine Commercialisti di Catania: «una legislazione ad hoc per la gestione»

Catania, 20 giugno 2015 – L’accorpamento dell’Amt – Azienda Municipale Trasporti con Sostare, la vendita di una quota di minoranza di Asec, e quella intera di Asec Trade, il mantenimento di Multiservizi e Sidra: questo a grandi linee il piano di riordino delle società partecipate del Comune di Catania che, come tutti gli enti locali italiani, è chiamato, nel rispetto della Legge di Stabilità, a razionalizzare e ottimizzare la gestione privatistica dei servizi pubblici di interesse generale. Siamo nel vivo delle azioni di spending review portate avanti dal Governo, e quello degli organismi partecipati è tra i maggiori temi attuali della politica del nostro Paese; perché se da un lato il necessario risanamento del sistema favorisce maggiore risparmio ed efficienza, dall’altro comporta una dolorosa e complessa perdita di posti di lavoro. Sulle soluzioni da adottare e sui modelli di governance da seguire si sono confrontati ieri pomeriggio (19 giugno) i Commercialisti di Catania e di altre città siciliane, nel corso del convegno organizzato dall’Ordine professionale etneo di categoria, in sinergia con il suo Consiglio nazionale (Cndcec).
«A livello nazionale i Comuni e le Regioni partecipano, direttamente o indirettamente, ben ottomila società – ha spiegato il presidente dell’Ordine catanese Sebastiano Truglio – spesso il risultato è stato una scarsa efficacia gestionale ed economica, che in maniera crescente ha pesato nelle casse degli enti locali, già su altri fronti in difficoltà finanziaria. Le nuove disposizioni rappresentano un passo avanti, ma permangono molte incertezze e gli effetti saranno valutabili nel lungo termine». Uno degli elementi di indeterminatezza è quello citato dall’assessore al Bilancio del Comune di Catania Giuseppe Girlando: «La Legge prevede che sia il sindaco a presentare il piano di riordino alla Corte dei Conti, eppure alcune partecipate sono di competenza del Consiglio comunale. Dunque un problema di potestà concorrente. La nostra Amministrazione, anche dopo consultazione con l’Anci, ha superato l’incertezza presentando un piano di natura programmatoria e prevedendo il passaggio in Consiglio nella fase esecutiva».
Anche il tesoriere del Consiglio nazionale Roberto Cunsolo – al tavolo dei relatori con il consigliere dell’Ordine etneo Rosario Marino – ha rilevato importanti contrasti tra documenti e fatti, come nel caso della fallibilità delle società in mano pubblica: «una società in house può essere soggetta a fallimento o non rientra tra le ipotesi di diritto privato pur essendo in forma privatistica? Nel diritto comune esistono articoli in cui gli organismi partecipati non possono rispecchiarsi, serve quindi una legislazione ad hoc». In questa direzione si colloca «il testo unico di riordino della materia dei servizi pubblici locali e delle società partecipate, annunciato in questi giorni dal ministro della Pubblica Amministrazione Madia» ha aggiunto il consigliere della Corte dei Conti Donatella Scandurra. È intervenuto inoltre il vicepresidente del Cndcec Davide Di Russo citando il cosiddetto “Piano Cottarelli” per i tagli alla spesa pubblica: «L’obiettivo è ridurre a mille, in un anno, le società partecipate in Italia, ma le previsioni si scontrano con la realtà dei fatti. Un lasso di tempo così breve e un drastico ridimensionamento rendono difficoltosa la mobilità pubblica dei dipendenti». In videoconferenza ha partecipato all’incontro il pubblicista del Sole24Ore Gianni Trovati.

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