“VIRUS, STOP DI MASSA E VOGLIA DI (RI)PARTIRE”. A cura di Aurora Muriana. Riceviamo e pubblichiamo.

Aurora Muriana. Acate (Rg), 13 marzo 2020.- “È pandemia! Siamo in pandemia! Questo significa che anche l’Italia dovrà prendere provvedimenti drastici. E lo ha fatto con una serie di decreti che si sono rincorsi in questi ultimi giorni a ritmo serrato, inasprendo pian piano i provvedimenti precedentemente adottati. L’avanzata di un virus inarrestabile, capace di mettere in quarantena prima il Nord, locomotiva d’Italia, facendolo fermare e disegnando cartoline di città spettrali che invece sono luoghi che abitualmente pullulano di persone, in particolare turisti. In un’Italia definita “infetta”, sul finir di febbraio è esploso il contagio, che in più di una settimana ha consegnato un bollettino che assumeva via via contorni preoccupanti… nulla di fronte all’evoluzione che di lì a poco avrebbe investito l’intera penisola.

E da oggi la nazione è veramente blindata (almeno riguardo settori produttivi un po’ più “secondari” e le attività commerciali e ricreative – salvo quelle che garantiscono alla popolazione gli approvvigionamenti di prima necessità), sperando che tale non resti la coscienza di ciascuno! Facciamola esplodere, come con un po’ di anticipo i cambiamenti climatici hanno fatto fare alla primavera, con il suo tripudio di colori e profumi che abbiamo avuto già la possibilità di assaporare e che rivivremo quando ci sarà consentito di tornare a muoverci liberamente. Ora la situazione mostra un’Italia tristemente e unicamente uniforme perché tutta coinvolta da casi di Coronavirus, nonostante purtroppo sia la Lombardia a pagare il prezzo più alto in quanto la macchia rossa che “copre” la regione si estende inesorabilmente, avvolgendola per intero. (Fig. 1)

L’Italia, unico Paese europeo ad aver preso per primo provvedimenti restrittivi in merito al Coronavirus, è adesso il più contagiato dell’Europa e in generale il secondo più contagiato dopo la Cina (la scorsa settimana era quarto dopo Cina, Corea del Sud e Iran). (Fig. 2, A, B e C)

I Paesi colpiti nel mondo sono 114 su un totale di 193, soprattutto nell’emisfero Nord del globo. A nulla varrà il negazionismo di alcuni presidenti degli Stati europei in merito alla pandemia, anzi questo scetticismo si tradurrà nella mancanza di tempo per attrezzarsi e rinforzare le proprie difese sanitarie nella speranza di farsi trovare un po’ meno impreparati all’arrivo del virus. È infatti solo di 9-10 giorni la distanza che separa l’Italia dalle altre nazioni del Vecchio Continente quanto a propagazione del SARS-CoV-2. La Francia, ad esempio, si trova oggi nel punto in cui l’Italia era 10 giorni fa riguardo la diffusione del virus. E purtroppo la situazione si è andata aggravando anche sul fronte europeo (che conta 22.307 contagiati e 930 deceduti per cause legate al Coronavirus) ed è drammatica anche nel resto del mondo. (Fig. 3) Ed è notizia dell’ultimissima ora la presa di coscienza di alcuni leader europei riguardo il problema, ragion per cui stanno iniziando ad intravedere per i loro Stati l’applicazione di provvedimenti sulla scia di quelli italiani.

Alcune misure prese dal Governo sembrano adesso tardive, altre andavano adottate già prima, come è stato il mancato blocco dei voli indiretti (non bastava fare solo i controlli) e fino a pochi giorni fa avrebbe rischiato essere un errore il non impedire tutta la frenetica libera circolazione. Lo si chiedeva, ma non era chiaro che tutti capissero quanto fosse necessario farlo!

Voli indiretti… perché tanta gente nelle scorse settimane è rientrata in patria attraverso queste vie di ingresso alternative, anche facendo scalo in qualche nazione straniera per poi entrare in Italia attraverso autobus o auto private. Bisognava inoltre estendere i controlli anche ai voli nazionali.

Libera circolazione… perché se le scuole e le Università restano chiuse, se manifestazioni importanti vengono rinviate o annullate, allora non si capisce perché non evitare prima i troppi spostamenti.

Un paio di settimane fa potevamo dire: «Dovremmo essere sollevati dal fatto che il focolaio è molto circoscritto ma… no, dobbiamo per forza estenderlo! E contemporaneamente far allarmismo! Se non lo si fa per intelligenza, lo si faccia almeno per egoismo e amor proprio! Se proprio non si vuole pensare alle ricadute che un possibile contagio potrebbe avere sulla salute collettiva, che si pensi magari a quella propria! Non è il tempo per la spavalderia! Il virus non guarda in faccia le speranze!». Il problema è che si sarebbero trovati malati inconsapevoli in viaggio in Italia e fuori Italia, quando ovviamente il virus è ancora in incubazione e la malattia non è conclamata, oppure potrebbe anche trattarsi di persone asintomatiche (dato che proprio il fatto che molti contagiati non mostrino sintomi sembra quasi un pretesto per non limitare la diffusione del virus).

Ma adesso tutta l’Italia è zona arancione, anche le aree con pochissimi casi di contagio. Attenzione a non sottovalutare la situazione: una misura del genere estesa all’intero territorio nazionale equivale cromaticamente a quanto avvenuto in Lombardia.

La quarantena è ovviamente prevista per i casi sospetti o conclamati. E per quelli da prevenire? Come arrestare l’avanzata del virus? L’inghippo è che il 2019-nCoV si espande anche in maniera asintomatica, e proprio l’Italia ne è un esempio riguardo il presunto paziente zero risultato poi negativo al test. E si scomoda la matematica: l’ipotesi è studiare un algoritmo per trovare il paziente zero. Da studi scientifici si è poi riusciti a identificare il paziente zero europeo (precisamente tedesco) ma il quadro deve ancora essere completato.

E poi c’è la questione di studenti e lavoratori fuggiti dalle zone poi divenute rosse, tornati nelle proprie città d’origine in altre regioni italiane. Assolutamente comprensibile non voler restare da soli per la quarantena o eventuali problemi, ma così non si fa! Ci si sarebbe dovuti autodenunciare alle autorità sanitarie, che avrebbero messo in atto le misure di contenimento del contagio. Questi atteggiamenti inavveduti volti ad infrangere le maglie del cordone rosso hanno avuto ripercussioni su altre persone (in particolar modo i loro familiari) perché tante sono stati messi in quarantena, oltre al fatto di spostare il virus in altre parti della nazione innalzando lì l’allerta. La situazione rovesciata (scappare dal Settentrione verso il Meridione) rispecchia la fuga dalle proprie responsabilità e conclama il seppellimento della coscienza personale e sociale, rischiando peraltro di aggravare la già compromessa situazione del Sud.

Appello alle coscienze!

Il virus ha catalizzato in questo periodo l’attenzione degli economisti e quella primaria degli istituti di sanità e degli infettivologi però adesso dovrebbe catalizzare la nostra razionalità e risvegliare le coscienze! Ci sono volute due settimane per capire che bisognava “chiudere tutto”! Non è roba facile da fare ma prima si fa, più tempestivamente si cerca di frenare l’avanzata del virus! E ci si riuscirà! Nessuno intendeva bloccare l’intera nazione… per lo meno questo era quello che si poteva attuare se tutti avessero avuto un po’ di buon senso. Ma no! Stiamo però attenti a non fermarla all’interno degli ospedali sotto la veste di tantissimi pazienti malati…! Il virus non è tanto pericoloso per il singolo ma se ci ammalassimo tutti insieme sarebbe un problema, quindi l’invito è seguire le prescrizioni altrimenti COVID-19 potrebbe diventare ancora di più un problema di sanità pubblica. D’altronde, se le persone si contagiano in massa, anche se hanno sintomi lievi devono successivamente restare a casa per obbligo perché non possono contagiare gli altri, tanto vale fermarsi prima per scongiurare il dilagare dell’infezione da SARS-CoV-2. Il senso di responsabilità è la chiave di tutto! La situazione del momento esige un cambiamento dello stile di vita sia pubblico che privato. La situazione esige un grande cambiamento di rotta delle nostre abitudini però il gioco vale la candela. Ora lo stop stabilito dai nuovi provvedimenti si estende per intero allo sport, calcio compreso. È indiscutibile che l’Italia venga identificata per la sua passione calcistica ma è proprio impossibile poter vivere senza partite per qualche settimana dato la reale emergenza in alcune zone? C’è tempo per recuperare le gare ai fini delle classifiche! E pare che altri Stati europei stiano pensando di rivedere il calendario calcistico perché si sta forse capendo che il virus non distingue tra campionato casalingo e partite europee. Sono diversi i calciatori in quarantena e con loro anche le squadre di appartenenza. A voler usare un ossimoro, risulta assordante l’attuale silenzio della UEFA.

Ci volevano i provvedimenti per riportare la gente a casa dovendo necessariamente costringere al fermo, tranne per le cose essenziali, la nostra penisola…! Medici e operatori sanitari, autotrasportatori, Forze dell’Ordine, impiegati di alcuni uffici, lavoratori dei principali settori, giornalisti, politici e dirigenti sanitari che tengono conto dei dati clinici e cercano di dare ordine alla vicenda attuale sono gli unici che possono uscire, sempre nel rispetto delle norme, tutti gli altri abbiamo il dovere di stare a casa. (Fig. 4, A) Si può andare a fare la spesa ma una persona per nucleo familiare può bastare, evitando di recarsi minutamente al supermercato; si può fare una passeggiata, non in gruppo, e non sei passeggiate da un’ora ciascuno altrimenti si trascorrerà più tempo fuori che a casa; si può portare a spasso il cane ma solo nei dintorni di casa e per il tempo strettamente necessario. Ci volevano necessariamente dei provvedimenti restrittivi per fare arrivare alle persone questo messaggio?

L’endemia economica delle industrie deve fare i conti con una possibile epidemia ben più grave (quella sanitaria). E ora tutto farà i conti con la pandemia dichiarata ieri sera dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

L’attuale emergenza sta avendo e continuerà ad avere ricadute occupazionali e le restrizioni connesse al Coronavirus hanno già avuto ripercussioni nei settori di edilizia, metalmeccanica (mancano materie prime), turismo, cultura. Diverse aziende hanno deciso di tenere a casa i propri dipendenti pur non fermando, ove possibile, le attività consentendo lo smart working. Proprio sul telelavoro l’Italia è indietro; e chissà che questo non sia il trampolino di lancio per iniziare a testarne il funzionamento e promuoverne la diffusione. E se dalle altre aree geografiche dell’Italia il Nord viene considerato stacanovista, allora capiamo quanto siano necessari questi provvedimenti. Codogno è diventato dopo Wuhan e l’intera provincia di Hubei il modello mondiale di quarantena per frenare il contagio perché i sacrifici di quelle zone hanno avuto i loro frutti, facendo registrare 0 (zero) contagi a partire da due giorni fa proprio nel comune italiano epicentro dell’epidemia.

Eppure a Wuhan, la più popolosa città della Cina e una delle più evolute e avanzate megalopoli mondiali, è andata in scena la più grande quarantena della storia sia come stop totale militarizzando tutto sia come quantità di giorni (50 fino ad ora). E i risultati si vedono perché da pochi giorni si conta un numero davvero esiguo di casi di infezione e il crollo della curva dei contagi (oggi appena 8); inoltre sono stati man mano svuotati gli ospedali straordinari (oggi 14 dei 16 in totale). Il 25-26 gennaio la Cina aveva la stessa situazione che l’Italia aveva il 3 marzo; là tutto bloccato e non si vedeva nessuno in giro, qua tutte queste storie, peraltro chiedendo solo di stare sul divano nell’intimità della propria casa.

Eppure il virus è stato esportato dalla Cina per via dell’odierna vita fatta di innumerevoli collegamenti tra Stati. Diversa fu la vicenda dell’Ebola, quando l’infezione restò confinata in Africa in quanto diversi villaggi isolati del continente furono messi in contenimento. Difficile pensare che le regole vengano spontaneamente seguite da tutti perché ognuno ha la propria visione delle cose, eppure una vasta zona cinese è stata completamente bloccata; certo, purtroppo anche per via del regime che lì vige ma anche tramite lo schieramento dell’esercito. Nessuno vuole vedere il proprio Paese in assetto di guerra però la quarantena e la mancanza di spostamenti sono l’unico modo per contrastare l’avanzata del virus. E ovviamente le pratiche del “fai da te” e del “mi appello alla tua coscienza” servono poco e ne abbiamo purtroppo avuto l’evidenza nei comportamenti scellerati di chi voleva continuare a vivere come se non ci fosse un problema globale.

Cara economia, stai avendo dei contraccolpi. Perdonaci… ma ti aiuteremo, però prima permettici di aiutare i cittadini. D’altronde le falle economiche seguono la scia dei contagi.

Ci inventeremo un nuovo Piano Marshall che possa anche far funzionare meglio l’Europa su tutti i fronti, e non bisogna ricorrere alla politica estera per invocare sull’Italia una nuova età giolittiana finalizzata alla ripresa economica.

Prima usciremo dal rischio epidemia, prima saremo liberi dal pericolo di contagio e liberi di circolare, e anche sereni nell’animo. Potremmo quindi fare più sacrifici preventivi: una privazione di oggi porterà buone cose e sarà ampiamente compensata successivamente. E ridurrà il tempo di attuazione di queste norme drastiche.

Stiamo attenti perché non tutte le parti d’Italia sono ugualmente attrezzate. Purtroppo non c’è neanche la stessa razionalità nella gestione della situazione. E l’appello al buon senso fatto dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, è sicuramente lo specchio della sua preoccupazione per la situazione sanitaria siciliana che non possiede le stesse risorse di altre per poter affrontare eventuali emergenze. Noi in Sicilia accogliamo, accogliamo, accogliamo tanto, persino cose che vanno altre le nostre capacità economiche, territoriali e sociali, ma necessitiamo di supporto dallo Stato.

Occorrono razionalità e buon senso! Evitiamo che ignoranza (intesa come non conoscenza) e leggerezza si diffondano, oggi più che mai al tempo di internet. Nell’epoca della moderna globalizzazione, quindi di una vasta connessione su scala mondiale, il flusso di scambi generali e la facilità di movimento potrebbero aumentare l’incidenza del contagio nella vita mondiale. No allarmismi ma anche no faciloneria!

C’è chi si fa prendere dall’ansia (un po’ anche dall’ipocondria) per un semplice mal di testa e chi si fa assalire dal panico per questa situazione; invece c’è solo l’incertezza che deriva anche dai nostri comportamenti, quindi è qualcosa che si può risolvere se tutti impariamo ad educarci socialmente. Qualcuno sta scoprendo tutti i dettami igienico-comportamentali come nuovi associandoli a disposizioni d’emergenza: badate che questi accorgimenti esistono da tempo su scala mondiale e vanno attuati sempre, rimembrando che l’igiene non è mai troppa e che le norme igieniche non vanno in vacanza. Anche se l’influenza stagionale fa registrare tantissimi ricoveri e purtroppo miete molte vittime ogni anno, l’attuale corsa di un virus di cui si conosce poco e per cui non esistono ancora vaccini richiama maggiormente all’attenzione. E adesso diventa paradossalmente “virale” (per usare un gioco di parole) il video che ritrae il presidente della Tanzania salutare con i piedi un esponente dell’opposizione, così come ha fatto il giro del mondo la notizia della stretta di mano negata alla cancelliera tedesca da un ministro del governo ad un evento pubblico. E chissà che anche negli ambienti diplomatici non si debba sostituire l’elegante stretta di mano con il tradizionale saluto indiano namastè. 

Restando in termini esteri, non è stato gradevole vedere una mappa diffusa dagli Stati Uniti in cui l’Italia viene definita centro del contagio e sulla cartina partono dalla nostra amata penisola le frecce rosse del contagio che sembrano ricondurre tutti i casi al nostro Paese.

L’Italia per emergenza, assistenza e solidarietà sia interna che estera è sempre in prima linea e ben organizzata e non merita che i suoi figli all’estero o la sua stessa immagine vengano trattati come appestati in questo periodo di emergenza.

Nessuno può snobbarci, neanche con un orrendo video sulla pizza “gentilmente” creato dai nostri cugini d’Oltralpe, che ora sono il secondo Stato europeo per contagio. Si sta creando una guerra commerciale anche perché non è plausibile che alcuni Stati richiedano certificazioni virus-free per alcuni prodotti italiani destinati all’export. A voler guardare la situazione dal punto di vista della storia, non ci sentiamo peccar di patriottismo (anche perché nei secoli passati abbiamo permesso a tanti popoli di dominare la nazione) nella difesa dei nostri prodotti, soprattutto agro-alimentari, vere eccellenze mondiali sia nella filiera produttiva largamente certificata che quanto a gusto e qualità. E ora che l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia, le misure diventano sovranazionali e stringenti instaurando un problema strutturale sistemico. Proprio l’OMS ammette che COVID-2019 ha un tasso di mortalità a livello globale del 3,4% rispetto all’1% dell’influenza stagionale e ammette che si tratta di una malattia più grave dell’influenza stagionale.

Questa non è la barbarie del vivere civile e non bisogna neanche vedere nell’altro un nemico: solo capire che l’evoluzione del virus è imprevedibile e incerta.

Non bisogna essere Einstein per fare questi calcoli! Scusa se ti scomodiamo, scienziato!

Dobbiamo fare in modo che l’emergenza rientri il prima possibile. La politica ha fatto la sua parte in questa situazione straordinaria che necessita di misure rigorose ed eccezionali… adesso tocca a noi essere coesi e rispettosi, evitando di giudicare come coraggiosi gesti di irresponsabilità. Limitiamoci a fare solo ciò che si può fare!

Tutto questo non è frutto del carattere rigido o debole di chi scrive o di chi deve prendere provvedimenti o di chi deve dare disposizioni. No! Si tratta delle uniche rigorose norme che frenano il contagio e rendono sicura la salute dei cittadini italiani! Non ci vuole l’inflessibile Churchill ma tanta cooperazione e senso del dovere. Eppure lo ha sottolineato il Presidente del Consiglio («Questa è la nostra “ora più buia”. Ma ce la faremo.») citando il leader inglese di grande forza morale che chiamò a raccolta la Gran Bretagna per combattere il nemico in pieno secondo conflitto mondiale.  E il Ministro della Salute Speranza ribadisce che le norme ci sono ma ora tocca ai cittadini dare una mano, rispettandole. Occorrono comportamenti individuali responsabili, non si può essere superficiali! (Fig. 4, B) Solitamente i cittadini hanno bisogno dello Stato ma ora i rapporti si capovolgono ed è lo Stato ad aver bisogno dei cittadini.

Il contagio è veloce, dunque la prevenzione è l’arma migliore. Un noto proverbio recita “Prevenire è meglio che curare”; dovremmo tenerlo bene in mente, invece pare ce ne stiamo dimenticando… perché è sempre meglio prevedere un problema prima che si instauri e risolverlo per evitare danni o almeno contenerli. Manteniamo le distanze restando uniti negli obiettivi (per usare un gioco di parole inerente le disposizioni di distanza interpersonale di un metro)!

Negozi aperti (soprattutto nelle zone precedentemente rosse ma anche ovunque) e disposizione di non uscire costituivano un controsenso.

Non si vuole assumere un tono perentorio…! I recenti provvedimenti sono l’unica via da seguire sia tra tutti noi che riguardo la nazione Italia nei confronti degli altri Stati però siamo sicuri, speranzosi, anzi certi che rivedremo le nostre piazze e i nostri musei traboccare di persone. E sapremo sempre accogliere i turisti con il calore che ci contraddistingue e con l’ospitalità che la nostra popolazione sa dare non solo con le bellezze del patrimonio storico-artistico-culturale ma anche con le eccellenze eno-gastronomiche territoriali. Ancora più rimarchevole nell’ambito personale sarà il significato che assumeranno gli incontri e lo stare insieme perché, avvalendoci di una massina del letterato Alejandro Jodorowsky, “Non abbiamo limite nel tempo. Un secondo è eterno, l’importante è svilupparlo.”

 

 

 

 

 

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