Vittoria. Dottoressa Sabrina D’Amanti, Psicologa e Psicoterapeuta: “In fine ho incontrato il Commissario”.

Redazione Due, Vittoria (Rg), 27 settembre 2019.- In data 23 Settembre sono stata contattata dalla Segreteria del Comune di Vittoria per conto del Commissario Dott. Dispenza che ha fatto richiesta di incontrarmi. Ci siamo incontrati giorno 26 Settembre. Ha ribadito la sua opinione su Vittoria <<è irredimibile>> ha detto, lo ha detto non con intento denigratorio, ma come profonda convinzione fondata sulla sue idee, <<così come è irredimibile la Sicilia tutta>> ha aggiunto dopo. In un passaggio successivo ha fatto cenno al tremendo incidente avvenuto domenica contro il portone della chiesa e di come piazza Calvario sia luogo di folli prodezze automobilistiche, ad opera di tanti giovani e da tanto tempo. <<Il degrado culturale è caratteristica del tempo che viviamo – ho aggiunto io. – I due ragazzi che nel mese di luglio sono arrivati a Roma armati di coltello da guerra, non sono di Vittoria e neanche Siciliani, sono arrivati dagli Stati Uniti e hanno fatto fuori un poliziotto come se si fossero trovati in un bosco del Medioevo e non nel XXI secolo. Stiamo regredendo culturalmente. È questo il problema su cui è urgente intervenite>>. Mi era chiaro che le nostre visioni erano contrapposte. Anche questa volta non è stato semplice poter portare avanti la descrizione della mia idea di intervento sociale, mi ha interrotta per tutto il tempo, ho dovuto chiedere infinite volte la possibilità di completare (niente da fare, è più forte di lui). Anche in questo caso ho contrapposto la mia opinione alla sua. Il problema è culturale, ho sottolineato, ed è su questo terreno che va combattuto. Non si può improvvisare, ho detto, serve un progetto, articolato, complesso che si fondi su basi scientificamente valide e che utilizzi tecniche innovative, a passo con il tempo che viviamo, idonee a scardinare gli innumerevoli elementi che alimentano la marginalità e il degrado che toccano i massimi livelli nei quartieri periferici, ma che si distribuiscono anche per le vie del centro. Non so se mi abbia capita, non so se ha seguito il mio ragionamento, non perché manchi di capacità di comprensione, mi guaderei bene dal dire una cosa del genere, ma perché la prospettiva dalla quale lo invitavo a guardare era così distante, da quella dalla quale da sempre guarda il mondo, che non gli era per niente facile avvicinarsi alla mia. In conclusione, visto che io ribattevo sulla necessità che si intervenga con progetti di risanamento culturale nei quartieri, mi ha detto che allora mi sfida alla realizzazione di un progetto di quartiere. Cioè, dopo che da due mesi chiedo che le Istituzioni, e quindi anche il Comune di Vittoria al momento commissariato, accolgano la proposta di realizzare un progetto nei quartieri, oggi lui mi dice che mi sfida a questa realizzazione? La sfida me la sono data da sola, ma più che una sfida è l’offerta alla cittadinanza del mio impegno e competenza per contribuire alla risalita dal baratro. Mi parla quindi di un progetto nel quale mi propone di entrare, un progetto avviato da un altro cittadino che ha messo generosamente a disposizione della città competenze ed esperienze, avviando un lavoro di sensibilizzazione e crescita rivolto ai giovani. Sottolineo che la proposta di realizzare un progetto nei quartiere io l’ho già fatta, ma a quel punto il suo tempo era finito, altri impegni istituzionali lo attendevano e  mi saluta. L’incontro si conclude in modo vago, senza nulla di concreto. Mi spiace che si sia potuto pensare di invitarmi a prendere parte a un progetto che già è in corso e che sono certa verrà portato avanti in modo egregio. Mi spiace che non si sia colto che io l’idea da realizzare ce l’ho già ed è su quella che chiedo alle Istituzioni che facciano la loro parte. Mi spiace che tutto questo sia stato sottovalutato. Non mi importerà però, se si sottovaluterà anche il fatto che io NON MI FERMO. Oggi ho portato a casa una risposta vuota. Niente. Nessun appoggio, nessuna comprensione dell’idea, nessuna comprensione del fatto che un intervento di questo tipo ha diritto a pretendere che le Istituzioni SE NE FACCIANO CARICO. Perché non si può pensare di dire “qua c’è una città immersa nel degrado, niente la potrà redimere” e poi, quando qualcuno viene a dire che è necessario programmare fior di interventi ed è necessario che questi interventi non siano improvvisati, ma che si fondino su METODI SCIENTIFICI, si faccia finta di ascoltare e per tutta risposta si dica di entrare in un altro progetto, senza dubbio degno, ma che nulla ha a che fare con quello che sono andata lì a proporre! Le soluzioni ci sono. Sono complesse e non sono di rapidi risultati, ma non vi è da dubitare sul fatto che ci siano. La risposta che ho avuto è vuota. Non è quella la sede in cui chiedere.

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