Acate. Conferenza stampa del sindaco Raffo per presentare un progetto di prevenzione sulle patologie tumorali.

Redazione Due, Acate (Rg) 10 settembre 2015.- “Acate, uno tra i comuni d’Italia con la più alta percentuale di morti per cancro”. E’ questo il drammatico dato emerso nel corso di una conferenza stampa tenuta dal sindaco della cittadina iblea, Francesco Raffo, giovedì mattina presso la sala consiliare annessa la castello dei principi di Biscari. Nel corso dell’incontro, che ha visto l’attenta partecipazione di numerosi operatori dell’informazione nonché di esponenti della giunta quali il vice sindaco Salvatore Li Calzi, gli assessori Isaura Amatucci e Doroty Cutrera titolari rispettivamente delle deleghe ai Servizi Sociali ed allo Sport e Turismo e Cristina Cicero consulente per le problematiche ambientali ed igienico-sanitarie, il primo cittadino ha reso noto le principali cause che, a detta dell’amministrazione comunale, avrebbero provocato in tutti questi anni un numero eccessivo ed anomalo di decessi per cancro. “Abbiamo colto il grido di dolore di tante famiglie, di tante persone colpite da questo male del secolo, purtroppo ancora incurabile e con poche speranze di salvezza- ha evidenziato il sindaco Raffo-  pertanto da ben 18 mesi, dati alla mano, abbiamo attentamente studiato il problema cercando di individuarne le cause. Oggi possiamo dire con orgoglio di conoscere quali possono essere le cause primarie che hanno determinato questa crescita esponenziale di patologie tumorali. Sappiamo finalmente quale può esse la fonte primaria: il territorio e l’impianto di depurazione”. “Pertanto- ha continuato il primo cittadino- ci siamo avventurati in una impresa forse ambiziosa,  elaborando una serie di progetti che intendono aggredire il problema e risolverlo a monte cercando di  prevenire, almeno in parte, il sorgere di tali patologie mortali”. Secondo gli studi effettuati dall’amministrazione comunale, quindi, la causa prioritaria dell’insorgenza dei numerosissimi casi di patologie tumorali ad Acate, sarebbe da attribuire agli effetti devastanti del vecchio depuratore comunale, recentemente posto sotto sequestro per malfunzionamento. “L’impianto di depurazione- ha denunciato il sindaco- oltre a causarci recentemente  tantissimi problemi con ricadute anche in termini giudiziari mentre tentavamo di sistemarlo, in questi ultimi venti anni ha rovinato il nostro territorio, la nostra splendida e fertile valle, le acque del fiume Dirillo e le acque utilizzate per vari usi,  generando una serie di elementi fortemente dannosi per la salute. Ad Acate si muore con grande facilità di cancro ed ultimamente abbiamo registrato la presenza devastante di questo male anche in molti giovani”. “Il primo progetto, quindi, che partirà nell’immediato futuro- assicura il sindaco Raffo- sarà quello del rifacimento e della sistemazione dell’impianto di depurazione  che nell’arco di pochi mesi, speriamo al massimo sei, e grazie ad una gestione mista tra pubblico e privato per ridurre gli enormi costi, verrà messo a regime per dare nuovamente la possibilità di utilizzare, come avveniva un tempo, le acque reflue, depurate e cristalline. Questo è il primo passo di un ambizioso progetto finalizzato alla salvaguardia della salute e dell’ambiente”. Ma sempre secondo quanto emerso dalla conferenza stampa, il depuratore comunale, pur mantenendo la priorità, non sarebbe l’unica causa scatenante dell’alto tasso di mortalità nel territorio acatese determinata da varie tipologie di cancro. Non estranei all’aumento di tali patologie mortali, sarebbero anche i gas velenosi provenienti dal vicino petrolchimico di Gela e l’uso improprio degli scarti dell’agricoltura i quali, erroneamente trattati,  provocherebbero l’infiltrazioni nel terreno e nelle falde acquifere di veleni e la presenza di polveri e  fumi tossici nell’aria nel momento in cui vengono bruciati. Situazione questa che è stata già attenzionata dall’amministrazione comunale la quale si sta adoperando per l’immediato avvio di un servizio di raccolta e conferimento di tutti i prodotti provenienti da scarti dell’agricoltura, in un centro dove verranno adeguatamente trattati. Un progetto definito dal sindaco, “unico in Sicilia e forse anche in tutta l’Italia”.

 

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