Acate. “Il Gesto estremo” di Giuseppe Stornello.

Redazione Due, Acate (Rg), 5 luglio 2017.- Cari genitori, i nostri figli stanno attraversando un periodo di difficile truculenza, perché tra i giovani il suicidio in Italia è la seconda causa di morte dopo gli incidenti automobilistici, perciò solo con un livello elevato di coscienza possiamo tenere gli occhi veggenti sui quattromila suicidi all’anno, di cui più della metà riguarda l’età compresa tra i quindici e i venticinque anni. Mi rivolgo pure agli insegnanti, molti dei quali impegnati a interrogare i nostri figli perdono di vista quel che dovrebbe essere il loro ruolo primario, ovvero l’alfabetizzazione emotiva. Ebbene gli insegnanti devono essere la seconda funzione genitoriale, è invece di preoccuparsi solo sui fenomeni di superficie degli alunni come la mancata preparazione all’interrogazione, devono provare a capire il deserto effettivo che sembra diventare il paesaggio abituale dei nostri figli. Il nichilismo è alle porte: da dove ci viene costui, il più inquietante fra tutti gli ospiti? (F. Nietzsche, “Frammenti postumi”, 1885-1887). Questo fenomeno inquietante Nietzsche lo aveva già preannunciato, si tratta di un deserto che si allarga, si espande e cresce sempre di più facendo i conti con un presente muto, in cui abitano e coesistono la mancanza di senso, scopo, libertà, autodeterminazione, ecc. non si può parlare neppure di disperazione, perché la loro anima ha perso ogni residuo di speranza. E le parole che vogliono lenire la loro segreta sofferenza languono tutte attorno a loro come un rumore insignificante. Bisogna avere il coraggio di vivere fino in fondo anche l’insignificanza dell’esistenza perché qui tutto è degno di essere vissuto al di là del bene e del male. Solo se tutti gli uomini si muovono intorno a questa verità può aprirsi una comunicazione, e quindi una speranza. Vivere pericolosamente, quando non si può vivere sensatamente. Questo sembra essere l’imperativo dei nostri giovani che decidono di morire perché smascherano l’inconsistenza della vita, lo fanno anche perché abitano la verità dell’esistenza con tutto il suo dolore. Perciò i volti rigidi e pietrificati dei nostri figli devono indicare per noi una formazione di senso, laggiù ai confini del deserto. Essi sanno che non c’è gioia nell’esserci, non c’è felicità nella sequenza dei giorni, ma il sole che tramonta è lo stesso che risorge e, nel cerchio perfetto  disegna, il progetto che permette nel giorno di reperire un senso nella vita.
Questa invisibile armonia del cerchio deve reiterare nei nostri occhi per attraversare questo deserto attraverso un irruzione rumorosa di senso. Solo così lo sguardo di pietra degli uomini può seppellire la disperazione e far si che quest’ultima si traduca in fine. E allora che il silenzio verrà ascoltato e lo sguardo si sarà imposto nel nostro cuore. (Ricerche e scritti dell’Associazione Giuseppe Stornello con sede al Castello dei Principi di Biscari di Acate).

Foto: Nike di Samotracia – Digita art, 2017

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