Acate. Lo scheletro di San Vincenzo Martire: “Le parti esistenti e quelle mancanti”.

Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 1 aprile 2016.- L’effettiva consistenza delle ossa che compongono lo scheletro del Santo Martire Vincenzo, esposto alla venerazione dei fedeli, a partire dal 1700, sull’altare Maggiore dell’omonima chiesa a lui dedicata ed annessa al castello dei Principi di Biscari, ha da sempre affascinato, appassionato ed incuriosito storici, studiosi e semplici devoti del Santo Martire. Molti i quesiti rimasti insoluti da secoli: le reliquie presenti in altre chiese sparse sul territorio nazionale ed anche all’estero ed attribuite al corpo di San Vincenzo appartengono realmente allo scheletro custodito ad Acate? Lo scheletro venerato ad Acate è completo o monco di alcune parti che potrebbero essere quelle presenti nelle altre chiese? Si tratta davvero del Diacono di Saragozza martirizzato nel 300 dopo cristo durante le persecuzioni contro i cristiani ad opera dell’imperatore Diocleziano? I resti mortali presentano ancora tracce delle tremende torture subite dal Diacono spagnolo? Domande alle quali ha cercato di dare risposte certe e scientifiche l’ex parroco di Acate, don Rosario Di Martino, coadiuvato dal dottore Luigi Denaro e dal personale del reparto di Radiologia dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria. Pertanto il primo passo intrapreso da don Rosario e dal dottore Denaro, è stato quello di effettuare una ricognizione visiva di quasi tutte le reliquie, attribuite al Santo, e presenti in altre realtà. Nella Cattedrale di Lisbona risulterebbero presenti: parti delle braccia e varie parti del corpo frammentate. Nella cattedrale di Valencia, invece, si conserva l’intero braccio sinistro del Santo Martire. Un cospicuo numero di ossa sarebbero conservate a Roma nella Basilica dei Santi Vincenzo e Anastasio, alle Tre Fontane. Si tratterebbe del terzo inferiore dell’Omero sinistro; la metà distale dell’Omero di destra e dei tratti della diafisi del Radio e dell’Ulna; quasi tutto l’Ileo di destra con la cavità dell’Acetabolo; e la Tibia di sinistra nel quarto prossimale con quasi tutto il Femore di sinistra. Presso la Casa Provinciale delle Suore della Carità di San Vincenzo de Paoli a Napoli si venererebbe lo Sterno del Santo. Nella Cripta della cattedrale di Salerno: due vertebre dorsali; delle ossa del Tarso e Metatarso; alcune coste ed un dubbio frammento che il dottor Denaro attribuirebbe a parte della Scapola. Infine nella Chiesa Madre di Paternò, in provincia di Catania, si conserverebbe una piccola parte dell’Omero. A questo punto si rendeva necessaria una mappatura completa delle ossa del Santo presenti nell’urna, custodita nell’omonima chiesa di Acate, al fine di poter effettuare un confronto e verificare se le varie reliquie presenti altrove non fossero presenti all’interno dell’urna e se coincidessero con le parti mancanti. Serviva, quindi, un elenco esatto delle ossa presenti nell’urna. Impresa di difficile attuazione, quasi del tutto impossibile. Ma si sa la Divina Provvidenza non ha limiti e forse anche il desiderio del Santo Martire di fare finalmente chiarezza sulla sua persona, oltre al probabile “zampino” del dottor Denaro. Il pretesto per poter avviare degli esami scientifici e dettagliati sui resti mortali del Santo, arrivò quasi inaspettato, come ci racconta don Rosario Di Martino nel suo volume,  “I resti mortali di San Vincenzo raccontano le torture subite- A.D. 304”, edito in Acate nel 2011. “In un pomeriggio di una domenica primaverile ho avuto la visita dei medici, dottor Umberto Copani, primario di Radiologia presso l’ospedale Guzzardi di Vittoria e il dottor Vincenzo Digeronimo, suo collaboratore, accompagnati dal dottor Luigi Denaro, ortopedico. Scopo della visita era di poter contemplare la reliquia di San Vincenzo. A conclusione della visita, fatta ai resti mortali, il dottor Copani manifestò il desiderio di poter sottoporre le ossa del Santo a esame radioscopico”. Una richiesta che per don Rosario arrivò come, la manna dal cielo e che fece immediatamente presente al Vescovo della Diocesi di Ragusa, Paolo Urso il quale si rese immediatamente disponibile ad avviare l’iter necessario per avere l’autorizzazione da parte della Congregazione delle Cause dei Santi. Autorizzazione che arrivò, senza alcun problema, il 24 gennaio del 2005. Anche il dottor Copani si attivò dal canto suo per i necessari permessi ed autorizzazioni da parte dell’A.S.L. di Ragusa. Il 3 marzo del 2005, alle ore 20,00 il corpo del Santo Martire venne traslato dalla Chiesa di Acate al reparto di Radiologia dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria, dove iniziò il lungo e minuzioso esame radiologico della reliquia che si protrasse fino alle due del mattino successivo del 4 marzo. Nel contempo vennero prelevati alcuni piccoli frammenti ossei presenti sui vestiti del Santo che il dottor Copani si incaricò di far pervenire al Center Isotopic Research Culturl and Envi Ronmental Meritage di Pozzuoli per effettuare gli esami al C14, dopo aver contattato l’Istituto di Medicina Archeologica dell’Università degli Studi di Firenze ed inoltrato richiesta tramite la professoressa Donatella Lippi. I dati emersi dalla “ricognizione scopica” su tutto il corpo (osservazione delle ossa con il tubo radiogeno) furono sorprendenti. “L’esame- si legge nella relazione del dottor Copani, pubblicata nel volume citato di don Rosario Di Martino- ci ha permesso di evidenziare l’esistenza di quasi tutto lo scheletro del Santo”. Gli esami radiologici, tra l’altro, hanno contribuito a sfatare anche un detto popolare sulla presunta “fragilità” delle reliquie soggette a “disintegrarsi” in caso di apertura dell’urna. Sempre nella relazione del dottor Copani, infatti, si legge: “dagli esami radiologici è emerso come i resti mortali siano ben sistemati senza alcun timore di eventuali composizioni perché resi ben saldi tra loro da fil di ferro. Tutte le varie ossa di tutti i segmenti scheletrici sono tenute assieme da filo metallico di calibro diverso. Esiste poi una grossa sbarra metallica del diametro di un centimetro che va dal vertice del cranio fino al bacino e che sostiene il cranio, tutta la colonna vertebrale ed il bacino. Tale sbarra, inoltre,appare fissata attraverso altre sbarre, sempre metalliche, alla tavola su cui è adagiato il Santo. Tutto il corpo, con l’eccezione del cranio e del collo, è ricoperto da una intelaiatura di fil di ferro che serve a sostenere gli abiti”. Ma veniamo alla mappatura delle ossa presenti e mancanti all’interno dell’urna, in base alla relazione del dottor Copani. Colonna vertebrale e coste: mancherebbero parecchie ossa comprese alcune vertebre cervicali e frammenti costali, probabilmente usati come reliquia. Sacro e bacino: manca una porzione della parte inferiore dell’Ala Sacrale di sinistra oltre alle Vertebre Coccigee. Arto superiore destro: Assenza della testa e della porzione sopracondiloidea, nonché dei condili dell’Omero. Nell’avambraccio manca una parte dell’Olecrano (estremità del gomito) ed il terzo superiore del Radio. manca anche il capitello radiale e la porzione media e ditale del Radio. Le ossa della mano destra sono quasi del tutto inesistenti e sono costituite solo da piccoli e sparuti frammenti frammisti a gesso, che costituiscono e sostituiscono la mano. Arto superiore sinistro: manca quasi totalmente. Le poche ossa presenti sembra siano state sostituite, durante la composizione del corpo, come sostenuto dal dottor Denaro, con il Perone (diafisi dei peroni che mancano in entrambi gli arti inferiori), considerato che mancano l’Ulna ed il Radio. Anche in questo caso, i piccoli frammenti ossei della mano sono stati inglobati in una ricostruzione dell’arto usando probabilmente del gesso. Arto inferiore destro: manca il grande Trocantere (sporgenza ossea dell’estremità del Femore dove si inseriscono i muscoli della coscia). Manca anche il Condilo Femorale esterno e la Rotula. Totalmente assente il Perone. Nel piede destro non esiste l’Astragolo, lo Scafoide e le altre ossa del Tarso. Inoltre mancano le falangi delle dita. Arto inferiore sinistro: manca la testa, il collo e la porzione trocanterica del Femore. Manca la porzione condiloidea femorale. Assenza del Perone. Nel piede manca l’Astragolo e i Cuneiformi e le falangi delle dita. Cranio: presente nella sua interezza con l’eccezione di un paio di denti. L’esame radiologico, quindi, confermerebbe, nella quasi totalità, la corrispondenza tra le parti ossee mancanti dallo scheletro custodito ad Acate e quelle presenti in altre realtà nazionali ed estere. Inoltre, grazie anche ai dati emersi dall’esame al C14, si può affermare con quasi matematica certezza che lo scheletro appartiene  ad “un individuo di sesso maschile; soggetto giovane in buono stato di nutrizione, di età compresa tra i 20/25 anni vissuto nel III secolo d. C.; razza Atlanto- Mediterranea; nazionalità spagnola”. Sul volto e sul cranio del Santo non appare, poi, nessuna ferita. Elemento, questo, che sfata definitivamente la leggenda del figlio dell’emiro turco convertitosi al cristianesimo durante le Crociate ed ucciso dal padre con un colpo di scimitarra al volto. Confermate, infine, dall’esame radiologico, anche le torture subite. “La sorpresa è stata stupefacente- evidenzia don Rosario Di Martino sempre nella sua opera citata- perché le radiografie hanno evidenziato in modo molto chiaro alcuni segni particolari che sono riconducibili agli effetti devastanti delle torture inflitte al Martire. Nel vedere nelle lastre i segni dolorosi impressi nelle ossa del Santo si prova una forte emozione”. In effetti dall’esame approfondito delle ossa è emersa la presenza di erosioni al cranio, al sacro, ai calcagni e alle ali iliache, dovute al fuoco ardente, oltre a numerose fratture, prove inconfutabili delle crudeli torture subite. “Tutti gli indizi che si ricavano dalla scienza- sostiene don Rosario- portano al Santo Diacono di Saragozza”. (Tutte le foto presenti in questo articolo sono tratte dal volume: “ I resti mortali di San Vincenzo raccontano le torture subite- Don Rosario Di Martino-Acate 2011”).

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