Acate ringrazia il Parroco don Rosario Di Martino che lascia per sopraggiunti limiti di età

Salvatore Cultraro

Acate (Rg) – Sicilia- 17/10/2014 – Il riposo del guerriero. Guerriero inteso come strenuo combattente e difensore dei valori del cattolicesimo, che ha sempre contrastato le ingiustizie sociali, la povertà, l’ipocrisia. Non stiamo parlando di un nobile cavaliere del medioevo, bensì di un umile parroco di provincia ormai giunto al suo meritato riposo, tecnicamente chiamato, “pensionamento”, anche se un sacerdote, non va mai realmente “in pensione”. Don Rosario Di Martino, figlio della frazione comisana di Pedalino ma cittadino onorario di Acate dove ha guidato, per quasi quarant’anni, fin dal 18 dicembre del 1976, l’unica parrocchia, quella di San Nicolò di Bari, ha sempre rappresentato l’ideale del sacerdote che unisce il “recte faciendi” al “bene diciendi”, il guerriero con il dono della parola, l’eloquenza e la forza al servizio della comunità pastorale. Un sacerdote dal carattere schietto, istintivo, sincero, probabilmente non amante della “diplomazia” e nemico dell’ipocrisia, doti, queste, che lo ha portato, in alcuni casi, a discostarsi dai “poteri locali”. Ma come ci insegna la vita, tutto prima o poi ha un termine di scadenza e così lo scorso 16 ottobre, nel corso di una commovente funzione tenutasi presso la Chiesa Madre di Acate, il vescovo della Diocesi di Ragusa, Monsignor Paolo Urso, ha comunicato ai numerosissimi fedeli presenti, il cambio di guardia alla guida della parrocchia. Don Rosario, per sopraggiunti limiti di età e per fastidiosi ed insopportabili problemi di salute, lascerà, pertanto, il timone al nuovo parroco: don Giuseppe Raimondi, già guida spirituale della vicina parrocchia dei Santi Apostoli di Comiso. In questi circa quarant’anni di attività pastorale, don Rosario, devotissimo della Santa Vergine, per la quale nutre un indescrivibile amore tanto da indurlo a ripristinare, anni addietro, alcune celebrazioni mariane, ormai da tempo scomparse, che trasformavano per l’intero mese di maggio la cittadina iblea quasi in una piccola Lourdes, ha sempre operato, con instancabile impegno. La sua lunga permanenza ad Acate, infatti, è stata caratterizzata non solo da una encomiabile opera di evangelizzazione, ma anche da iniziative culturali ed umanitarie trasformando, forse, il suo ufficio parrocchiale nell’unico vero punto di riferimento per tutti i bisognosi, tanto da essere definito dall’ex vescovo della Diocesi di Ragusa, Monsignor Angelo Rizzo, “una sentinella di Dio in mezzo al popolo”. Si deve alla sua tenacia se oggi Acate può disporre pienamente di tre accoglienti Chiese, spesso in passato chiuse al culto per lunghi periodi a causa delle precarie condizioni strutturali. Ma don Rosario non si è mai arreso davanti al “Drago” rappresentato dalla macchina burocratica e, da buon guerriero, rimboccatosi le maniche, grazie all’aiuto di numerosissimi volontari ed al sostegno economico volontario dell’intera comunità cattolica locale, ha sempre fatto si che le chiese venissero ristrutturate nel minor tempo possibile riconsegnandole, più belle di prima, ai propri fedeli. Non solo, dicevamo, attività pastorale ed evangelizzazione ma anche cultura. Grazie ai suoi decennali minuziosi ed accurati studi ed alle sue instancabili ricerche storiche che lo hanno portato a visitare numerosissimi archivi privati e non, sia in Sicilia che in altre località nazionali ed estere, alla ricerca di fonti e documenti inediti, Acate è riuscita a scoprire e recuperare la propria storia e le proprie tradizioni. Al suo impegno culturale e religioso si deve anche l’aver sfatato una leggenda, più che centenaria, legata alla figura del Santo Martire Vincenzo, le cui spoglie mortali sono custodite, dal 1700, in una splendida urna di cristallo di Boemia posta sull’altare maggiore dell’omonima chiesa. Leggenda, tramandata da sempre da padre in figlio senza che nessuno si preoccupasse mai di appurarne la veridicità o meno, che definiva il Santo Martire Vincenzo, figlio di un Emiro turco, convertitosi al cristianesimo durante le Crociate e per tale motivo ucciso dal padre. Grazie alla accurate ricerche di don Rosario, suffragate da documenti attendibili e da riscontri scientifici è emerso, invece, che il corpo venerato nella chiesa annessa la castello dei Principi di Biscari, apparterrebbe ad un diacono di Saragozza, fanaticamente venerato nella cittadina spagnola, martirizzato sotto Diocleziano. Ricerche, quelle di don Rosario che hanno dato lustro e certezze alla cittadina iblea anche se dobbiamo evidenziare, con grande amarezza, come spesso esse siano state accolte, da una parte della comunità acatese, quasi con superficialità e indifferenza. Intanto la comunità acatese si appresta a porgere ufficialmente, in questi giorni, il saluto di commiato al suo amato parroco a cui va un “grazie di cuore”, da parte dell’intera cittadinanza ed allo stesso tempo a porgere il saluto di benvenuto al suo successore che sicuramente riuscirà a conquistare, nel giro di pochissimi giorni, l’affetto e la stima di tutti gli acatesi.

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