Aeroporto “L. da Vinci” di Roma, il dopo incendio.

Aeroporto Da Vinci, terminal 3: contenere e minimizzare gli impatti sulla salute

PALERMO – Rientrati subito al lavoro per garantire l’operatività del principale scalo aeroportuale italiano – la cui chiusura per nemmeno 2 giorni è stata sufficiente a paralizzare pressoché tutti gli altri aeroporti italiani – cosa stanno respirando gli eroici lavoratori del Terminal 3 dell’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Roma? E quali sono le misure possibili, a livello individuale, per minimizzare gli effetti sulla salute? A queste domande risponde Mario Pagliaro, chimico del Cnr, che in Sicilia coordina le attività di ricerca di uno dei Laboratori italiani fra i più citati al mondo nel campo delle scienze chimiche.
A cosa è dovuto il persistente odore che per molti giorni ancora ne ammorberà gli ambienti?
Alla presenza dei prodotti della combustione prolungata in aria e adsorbiti sulle superfici interne.
Di quali sostanze si tratta?
Da un primo esame dei resti dell’incendio, guardando ad esempio ai resti del tetto crollato, è facile visualizzare ampie porzioni di poliuretano, un polimero termoisolante utilizzato per coibentare il tetto. La combustione del poliuretano causa la formazione di acido cianidrico (cianuro di idrogeno), un gas estremamente tossico dall’odore di mandorle amare. Insieme al cianuro, un altro gas che si forma dalle combustioni di materiali che contengono azoto come il poliuretano, è l’ammoniaca, molto irritante e dall’odore ben noto. Che quasi certamente è presente nell’ambiente del Terminal 3 come cloruro di ammonio, risultante dalla reazione fra l’ammoniaca e l’acido cloridrico liberato dalla combustione della guaina in PVC (polivinilcloruro) dei cavi elettrici e telefonici presenti in tetti e pavimenti.  La combustione del PVC genera anche fosgene, un gas tossico dall’odore acre del tutto simile a quello dell’acido cloridrico. Purtroppo, quando brucia, il PVC genera anche la formazione di diossine, notoriamente fra i più tossici composti conosciuti. La formazione di diossine è particolarmente favorita all’interno di edifici pubblici contenenti all’interno della struttura grandi quantità di metalli come il ferro o il rame dei cavi elettrici e telefonici, che ne catalizzano la formazione durante la combustione.
Ci sono anche metalli pesanti?
Se il Terminal utilizzava, come mi pare di ricordare, le lampade a ioduri metallici e quelle a fluorescenza, è stato rilasciato in aria il mercurio contenuto all’interno dei corpi illuminanti.
E l’amianto?
L’amianto non brucia. Le fibre eventualmente presenti tendono a sedimentare al suolo, specie in presenza delle enormi quantità di acqua utilizzata per spegnere un incendio di tale portata.
Cosa possono fare i lavoratori?
Come sapevano bene gli addetti alle verniciature di tanti anni fa, che dopo la giornata di lavoro assumevano il latte per disintossicare l’organismo, esistono numerosi cibi e integratori naturali per disintossicarsi dopo aver respirato sostanze tossiche in bassa concentrazione per tempi prolungati. Una è il succo di limone disciolto in acqua, che stimola la formazione di enzimi che convertono le tossine in sostanze solubili in acqua. Un’altra sono le mele, in cui l’abbondante pectina, una fibra non solubile, svolge una potente azione drenante nell’intestino, mentre la frazione solubile di glucuronato coordina ed elimina i metalli pesanti eventualmente assorbiti.
Altri rimedi?
Per fronteggiare lo stress ossidativo cui è stato sottoposto l’organismo, aiuterà assumere degli integratori antiossidanti, fra i tanti disponibili in una qualsiasi farmacia o parafarmacia ben fornita. Fra i più efficaci ci sono quelli a base di antiossidanti naturali come i polifenoli estratti dalle olive o il licopene estratto dal pomodoro.
In nessun modo, questo dovrà evitare di sottoporsi ai controlli medici previsti per tutti coloro che abbiano lavorato in un ambiente potenzialmente contaminato. Con l’auspicio che, come certamente avverrà, partano subito i lavori di risanamento ambientale e strutturale dell’intero sito coinvolto nell’incendio.

Print Friendly, PDF & Email