Aeroporto: servono soldi, non parole

Aeroporto Pio La Torre di Comiso: tutti vogliono salvarlo. Pochi sanno come fare. Ancora meno sono coloro che qualcosa stanno cercando di farla. 

Il tempo utile corre, le scadenze s’avvicinano e, ad un certo punto, la corsa disperata avrà un termine. E, a quel punto, la missione sarà compiuta o fallita.

Segnali incoraggianti vengono dal bando sulle nuove rotte: otto milioni di euro per incentivare le compagnie ad utilizzare i quindici lotti offerti dalla Soaco, la società di gestione.

Il termine scadrà l’8 ottobre, ma già diversi vettori hanno acquisito i materiali di gara. C’è cauto ottimismo ma, se non tutti i 15 lotti venissero assegnati, sarebbe almeno necessario che il numero risulassei abbastanza elevato: diversamente sarebbe un fallimento con effetti a catena.

Perché il vero problema dell’aeroporto è la mancanza di liquidità e a questa si potrà ovviare solo se arriverà nuovo danaro fresco e ciò presuppone un prestito ponte che solo l’ok al nuovo piano industriale potrà consentire. A condizione che potranno essere superati gli ostacoli posti dalla legge Madìa (gli enti pubblici non possono ricapitalizzare società in perdita) il che potrà avvenire – se potrà avvenire – solo se i conti potranno essere rifatti, quindi con previsioni non più in perdita, sulla base degli effetti di questo bando.

Decisivo inoltre sarà il piano di ristrutturazione che avrà buon gioco solo se il piano potrà fare affidamento sulla rete aeroportuale Comiso-Catania, e quindi sulla tariffa unica.

In questo modo presentare un piano industriale che non preveda un nuovo passivo sarebbe più agevole. Il tutto per arrivare ad incassare il famoso prestito ponte e scongiurare così la chiusura.

 Sono questi i fatti per i quali passa la salvezza del Pio la Torre. La riunione, svoltasi venerdì per iniziativa del Libero Consorzio e del Comune di Ragusa, con tutti gli enti locali, gli attori politici, sociali ed economici del territorio, è stata utile come può esserlo qualunque momento di presa di coscienza, di partecipazione, di confronto. Ma non poteva portare soldi e, infatti, non ne ha portati. E oggi i soldi sono l’unica cosa di cui l’aeroporto ha bisogno.

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