Avvocato italiano “reclusa” una notte in Turchia. Mascherin (Cnf) ad Alfano e Orlando: «Non ci fermeranno»

ROMA – È stata trattenuta un’intera notte alla frontiera dalle autorità turche, in una stanza con la luce accesa, insieme con altre persone. Barbara Spinelli, l’avvocato di Bologna “respinto” dalla Turchia, ha dovuto dunque subire una vera e propria reclusione, dal pomeriggio di ieri fino a questa mattina, prima di essere rimpatriata in Italia dalle autorità di Istanbul. La penalista è appena rientrata in Italia, molto provata ma «determinata a continuare nella battaglia per la difesa delle libertà democratiche e l’assistenza ai colleghi turchi sotto processo nel loro Paese», come riferisce il presidente dell’Ordine di Bologna Giovanni Berti, che è andato ad accoglierla poco fa in aeroporto. Spinelli era in missione come osservatrice internazionale, avrebbe dovuto partecipare come relatrice a una conferenza sui diritti umani. Quando ieri pomeriggio è atterrata a Istanbul, è stata invece trattenuta dalle autorità frontaliere, che le hanno formalizzato un decreto di espulsione, con divieto permanente di ingresso in Turchia. Il trattamento ricevuto dalle autorità del Paese del presidente Erdogan rischia di trasformarsi in un caso diplomatico. Il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, ha inviato una lettera al ministro degli Esteri Angelino Alfano e al ministro della Giustizia Andrea Orlando, in cui a nome dell’organo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura italiana richiama l’attenzione «su quanto accaduto alla collega Barbara Spinelli», scrive Mascherin. «La collega è impegnata assieme ad altre avvocate e avvocati in rappresentanza delle istituzioni e delle associazioni forensi italiane in missioni di monitoraggio sul rispetto dei diritti umani e del diritto alla difesa in Turchia. Di certo non saranno questi episodi a fermare l’azione della avvocatura italiana, che anzi ne trae ulteriore stimolo e motivazione a proseguire con determinazione nella attività di tutela dei cittadini in ogni parte del mondo», conclude il presidente del Cnf.

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