Bufale online, Mascheroni: “Ti uccidono con un click”. Il suo caso arriva in Parlamento

È arrivata alla Camera la vicenda di Alfredo Mascheroni, 24enne della provincia di Parma, vittima di una bufala online. Mascheroni ha raccontato la sua storia al programma “Legge o Giustizia” su Radio Cusano Campus. “Il 6 maggio tutto era cambiato – ha spiegato Mascheroni – telefono invaso da messaggi, notifiche, chiamate e messaggi whatsapp: avevo il cellulare che “scoppiava”. Quella mattina li aveva cominciato a circolare un post diffamante che diceva che io ero un pedofilo e mandavo in giro foto di bambini ai miei contatti. Veniva anche chiesta la massima condivisione. Nel primo week end di condivisione ce ne furono 20mil, dopo una settimana e mezza 250mila. Generalmente le persone che mi conoscono sanno come sono fatto. Però, quando sia arriva a 200mila persone che dicono che sei un pedofilo, un dubbio viene a tutti. Ormai è un’opinione comune che io sia un pedofilo. Camminare per strada è diventato un problema. Le persone ti guardano e non capisci perché ti guardano. Hai paura. Una settimana dopo, per festeggiare i sette giorni dal post, mi sono trovato le vetrine del bar imbrattate con scritte tipo “pedofilo di merda“, “crepa”, “bastardo”. Allora mi sono rivolto ai carabinieri. Già martedì 9 maggio mi ero rivolto alla polizia postale”. Ora è caccia la responsabile: “Ho fornito dei sospettati ed abbiamo ristretto la cerchia a 4 persone che potrebbero aver diffuso il post. Mi sono rivolto a più di un legale, ne ho scelti un paio. Uno in particolare che si occupa di cyber bullismo ed un penalista. Intanto, è stata protocollata un’interrogazione in parlamento da Walter Rizzetto dove si chiede in particolar modo quali siano gli orientamenti del Governo su questo problema ma anche quali misure si vogliono adottare per salvaguardare la mia incolumità. La paura c’è e c’era anche se sta scemando. Finchè non si trova il responsabile e non ci sarà una sentenza ci sarà sempre qualcuno che continuerà ad avere il dubbio, o la certezza, che io sia un pedofilo”. Secondo alcuni politici prendere provvedimenti contro la fake news vorrebbe dire limitare la libertà di espressione: “Certe cose si capiscono solo quando si provano sulla propria pelle. Ho letto bufale contro molte persone, non le ho condivise ma il dubbio a volte viene. La gente non riflette e ti uccide con un click”.

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