Carabiniere Antonino Civinini: Medaglia d’argento al valor militare

PALERMO – Il 15 giugno del 1987 si votava per rinnovare il Parlamento della Repubblica. Ultimi giorni di primavera, gran caldo, i cittadini di Vibo Valentia si erano riversati in Piazza Municipio per godersi il fresco della sera. Alle 21 e 30 tre colpi di pistola risuonarono in mezzo alla gente. Due corpi insanguinati a terra mentre tutti fuggivano terrorizzati.

Il Carabiniere Antonino Civinini – 28 anni – moriva sul colpo, il giovanissimo collega Cataldo Di Bari – 21 anni – ferito ad una gamba, sarà dimesso dopo un mese di ospedale. Ad entrambi sarà riconosciuta la Medaglia d’Argento al Valore Militare.

Erano due Carabinieri della Compagnia Speciale di Vibo Valentia ed erano entrambi intervenuti tentando di bloccare un pregiudicato di un paese vicino che, armato e ubriaco, a bordo di una moto ape stava seminando il panico tra la folla  tentando di investire gli astanti.

Eravamo da poco tornati da una battuta di due giorni in Aspromonte, tra San Luca, Ciminà e Natile di Careri, alla ricerca disperata di Marco Fiora, un bimbo di otto anni sequestrato tre mesi e mezzo prima a Torino da una cosca di ‘ndrangheta e liberato poi in condizioni fisiche terribili solo nel gennaio dell’anno successivo.

Non ci davamo pace. Giorno e notte in montagna. Un lavoro massacrante per riportare quel bimbo alla sua mamma. Verranno poi i sequestri di Cesare Casella, di Carlo Celadon, di Graziella Belcastro e di Patrizia Tacchella a portare l’impegno dei Carabinieri della Compagnia Speciale e delle Squadriglie oltre i limiti del possibile.

La Compagnia Speciale si era appena trasferita da Rosarno a Vibo e conservava a Locri un Distaccamento di cento uomini. Per ordine del Comando Generale dell’Arma, con gli istruttori del Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, avevamo iniziato i corsi speciali per addestrare i Carabinieri all’aviotrasporto e alle tecniche della controguerriglia. Da lì a poco sarebbero nati i Cacciatori di Calabria. Antonino Civinini era un parà del “Tuscania”. Appena tornato dal Libano, aveva chiesto e ottenuto di avvicinarsi a casa per essere più vicino ai suoi anziani genitori che vivevano a Palermo.

Aveva portato con sé la sua freschezza, il suo entusiasmo e la sua preparazione maturata in tante missioni in zona di guerra. Infaticabile, indistruttibile, sempre pronto e sempre primo nei momenti più difficili.

Il nostro impegno era totale. Eravamo tutti molto giovani, avevamo lasciato mamme e fidanzate ad aspettare e vivevamo i nostri vent’anni con la piena consapevolezza del fatto che dal nostro lavoro  sarebbero dipese la libertà e la vita di molte persone.

Avendolo conosciuto assai bene, sono certo che quella sera di trenta anni fa Antonino Civinini non ha esitato neanche un istante. Era stanco. Eravamo tutti stanchissimi e provati duramente dai due giorni ininterrotti di perlustrazione. Voleva solo bere una birra e godersi il fresco della sera con qualche collega ma visto il pericolo grave non ci ha pensato due volte. Si è lanciato in difesa di uomini, donne e bambini per bloccare quella moto ape e fermare quel pazzo. Ed è stato ucciso senza pietà.

Solo due mesi prima altri folli avevano spento la giovane esistenza di un altro Eroe, il Brigadiere Rosario Iozia, intrepido Comandante della Squadriglia di Cittanova. 25 anni. Tempi durissimi per i Carabinieri in Calabria.

Ricordo ancora il volto disperato e senza più lacrime di quella anziana madre, con i segni del dolore impressi negli occhi. Fiera di quel figlio che era caduto come aveva vissuto: generosamente, con passione e con coraggio. E sempre col sorriso sulle labbra.

Un vero cuore d’acciaio. Un cuore da Parà prestato alla Calabria e donato di slancio alla Patria per unirsi a quella numerosissima schiera di Eletti che hanno insegnato all’Italia in quale modo il proprio dovere può compiersi fino al sacrificio supremo. 

Oggi,  i Suoi compagni d’arme lo ricordano e ne onorano la memoria mentre io, che ho avuto l’onore di essere stato il loro comandante e che di ognuno porto stampati nel cuore il volto e il sorriso, ancora mi domando se sono stato alla loro altezza.

Colonnello Francesco Ferace

Carabiniere Antonino Civinini
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