Cenni di storia della filosofia: i sofisti.

Salvatore  Stornello Acate (Rg) Ruolo importante per lo sviluppo del pensiero filosofico, dall’antichità all’età moderna,  lo si deve nel IV – V secolo a. C. alla civiltà greca. Il pensiero filosofico greco nacque con la scuola ionica, che eredito’ un patrimonio culturale dalle precedenti civiltà mediterranee,  anche se,  come afferma Geymonat (1975), si deve all’antica Grecia lo sviluppo della scienza e delle filosofie moderne. Da ricordare il cosiddetto medioevo greco,  della civiltà minoico – micenea,  in cui vengono mantenuti stretti rapporti nel mondo mediterraneo.

Nel V secolo a.C. abbiamo un  ampio movimento di pensiero che parte dai sofisti per arrivare a Socrate. Non si tratta di un’unica scuola,  sia perché i suoi maggiori rappresentanti furono in divergenza tra di loro, a causa di teorie diverse, e sia perché non erano tra di loro discepoli.

Come afferma Geymonat (1975) i sofisti furono i maestri dell’eloquenza, della retorica,  che per loro indicava lo studio del parlare corretto,  del discorso logico,  che andava a concludere tesi già prestabilite,  tecniche indispensabili per la vita politica di un tempo. Un particolare  introdotto dai sofisti era quello di tenete lezioni a pagamento.

I due maggiori sofisti furono Protagora da Abdera e Giorgia da Lentini.  Protagora nacque verso il 485 a.C e morì verso il 410; amico di Pericle,  nel suo ultimo viaggio ad Atene verso il 411 a.C, fu accusato di empieta’. Costretto a scappare da Atene morì durante la fuga  e i  suoi libri furono bruciati.

Le opere principali di Protagora sono due: le Antilogie e la Verità. Gli insegnamenti di Protagora si possono riassumere così: su ogni argomento è possibile compiere due discorsi,  entrambi corretti, nessuno dei quali può venire dogmaticamente pensato come la verità assoluta. Secondo  Aristofane, commediografo, questa frase indicherebbe la volontà del sofista di elaborare due discorsi sullo stesso argomento per rendere migliore il discorso peggiore, per far passare per vero il falso. Come afferma Geymonat (1975), invece, oggi tale significato viene inteso nel senso del passaggio da una forma di conoscibilita’ immediata e individuale ad una forma migliore, collettivamente valida.

Giorgia nacque intorno al 480 a.C, secondo la tradizione è morto a 108 anni, e sarebbe stato discepolo di Empedocle. Fu inviato ad Atene come ambasciatore per chiedere aiuto contro Siracusa.  Le opere più importanti sono l’Elena e il trattatello Intorno al non ente o intorno alla natura (Peri tou me ontos e peri fyseos).

Nel primo testo,  viene svolta la paradossale difesa di Elena,  scagionata da ogni colpa per l’abbandono della casa del marito; per Gorgia,  la parola è un’arma potentissima.

Nell’altra opera,  il filosofo di Lentini,  espone una triplice tesi: Nulla è, se anche qualcosa fosse non sarebbe conoscibile,  e poi fosse conoscibile non sarebbe esprimibile: poiché il mezzo con cui ci esprimiamo,  è la parola;  e la parola non è l’oggetto, ciò che è realmente;  non dunque realtà esistente noi esprimiamo al nostro vicino,  ma solo parola  che è altro dall’oggetto (Geymonat, 1975, p.93).

Altri sofisti furono: Prodico,  Ippia,  Antifonte, Trasimaco,  Crizia.

Bibliografia:

Geymonat L. (1975). Storia del pensiero filosofico e scientifico vol.1. Garzanti. Milano.

 

 

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