Cessazioni in calo con il contratto a tutele crescenti

Secondo il rapporto dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato, voluti dal Jobs Act, diminuiscono del 6% rispetto al pre-riforma e del 9% rispetto al periodo precedente il 2014

Roma, 7 novembre 2016 – Le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti diminuiscono del 6% rispetto ai contratti stipulati prima del Jobs Act e del 9% rispetto ai contratti stipulati prima del 2014. È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro che analizza l’incidenza delle cessazioni dei contratti a tempo indeterminato nel corso dei primi dodici mesi di applicazione delle tutele crescenti.

L’analisi, in particolare, nasce con l’intento di rispondere in modo accurato al quesito riguardante la tenuta dei nuovi contratti a tempo indeterminato, dato che le informazioni diffuse di recente sull’aumento dei licenziamenti non permettono di verificare con esattezza se queste cessazioni hanno interessato i contratti a tempo indeterminato stipulati prima o dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del regime a tutele crescenti.

Nel rapporto dell’Osservatorio si analizzano le cessazioni che riguardano i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti stipulati nel 2015, mettendole a confronto con le cessazioni dei contratti analoghi stipulati negli anni in cui era ancora vigente l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Dopo un anno di vita, si evince che sono cessati il 38,4% dei contratti a tutele crescenti a fronte del 44,4% di quelli attivati nel 2014 e del 47,4% della media dei contratti stipulati nel triennio 2011-2013. Pertanto con il regime delle tutele crescenti i contratti a tempo indeterminato si interrompono in misura inferiore rispetto agli analoghi contratti attivati nel 2014 (-6 punti percentuali) e rispetto alla media dei contratti registrata negli anni 2011-2013 (-9 punti percentuali).

Analizzando i motivi che hanno determinato le cessazioni si nota che l’11,8% dei contratti a tutele crescenti si è concluso per motivi economici con una flessione di 2 punti percentuali rispetto al 2014 e con un -3,4% rispetto alla media del triennio 2011-2013. Con riferimento ai contratti a tutele crescenti cessati per motivi disciplinari l’Osservatorio evidenza che ha riguardano solo l’1,2% dei casi, sostanzialmente in linea con il 2014 (1,1%) e in riduzione dello 0,4% rispetto alla media del triennio 2011-2013 (1,7%).

Con il contratto a tutele crescenti sono i giovani fino a 24 anni a registrare la più alta probabilità di rimanere a lavoro. Infatti, rispetto al 2014, le cessazioni diminuiscono del 10% per questa fascia d’età e dell’8% nella fascia di età compresa tra i 25 e 34 anni.

Clicca qui per leggere il rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro

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