Come io vedo l’universo

Vittoria. 22 settembre 2018 – Francesco Alfè è un imprenditore di Vittoria con la passione sfrenata per l’astronomia. Ha installato su una collina all’estrema periferia della città una stazione astronomica. Ha incontrato il grande Prof. Zichichi che ha apprezzato le qualità e la professionalità di Alfè. Ha scritto per noi, una sua riflessione che pubblichiamo integralmente.

“La prima volta che incontrai il prof. Antonino Zichichi fu il 21 agosto 1999, lo andai a cercare appositamente a Erice. La seconda volta è stata il 18 giugno 2003, egli venne a Vittoria, la mia città, dentro la cattedrale di San Giovanni Battista tenne una conferenza dal titolo “Scienza e Fede, le ragioni di un dialogo”. In entrambi gli incontri gli parlai della mia presunta scoperta, ed egli mi rispose sempre con le medesime e identiche parole:
“Professore Zichichi, ho trovato la chiave, la chiave per capire come funziona l’Universo!” Affermai. “E quale è questa chiave? Me la dia!” Fu la sua risposta. “Professore, – continuai – la Contrazione di Lorentz è incompleta: secondo me un oggetto in moto si contrae in tutte e tre le dimensioni e non solamente in lunghezza, inoltre assieme all’oggetto e relativamente ad esso si contraggono pure il Tempo, lo Spazio e tutta la Materia dell’Universo. C’è un esperimento che si può e si deve fare per verificare se quello che io le sto dicendo corrisponde al vero: si deve caricare dentro un aereo supersonico l’apparecchiatura che misura la velocità della Luce e un orologio atomico di altissima precisione. Durante il volo, come si sa, il Tempo rallenta, e io prevedo che dentro l’aereo la velocità della Luce risulterà aumentata della stessa misura della contrazione del Tempo; i due valori risulteranno inversamente proporzionali fra loro.” “No! – egli sentenziò – La Contrazione di Lorentz è esatta, la velocità della Luce è assoluta e questo esperimento sarebbe solo una perdita di tempo.” Il prof. (nuovamente) non accettò la mia relazione scritta; poi per troncare la mia insistenza mi chiese: “Su quanto lei asserisce mi dia le equazioni!” Ma io non sono un Matematico e in entrambi gli incontri il dialogo finì così.
Oggi, anno 2018, ho capito pure che se il risultato dell’esperimento da me indicato sarà conforme alla mia previsione costituirà la prima prova scientifica dell’esistenza di Dio.
Le equazioni che il prof. mi aveva chiesto credo poi di averle elaborate, sono codeste:
S/T = k (Spazio diviso Tempo = Costante)

c = k La seconda dice che lo SpazioTempo ( ) per la velocità della Luce (c) dà sempre un valore costante (k). Ma che vuol dire tutto ciò?
Il mio fervore cominciò nel dicembre del 1997 (dopo 16 anni di un mio studio mirato e iniziato nel 1981); all’epoca, come un lampo, sfrecciò nella mia mente una miracolosa intuizione che mi suggerì la colonna portante di come poteva funzionare l’Universo. Ma la trama e le conseguenze mi apparivano ancora assurde e annebbiate. Impiegai altri due anni per raccapezzarmi un po’ e per capire tra l’altro che lo Spazio e il Tempo devono avere lo stesso identico comportamento e destino, in tutto e per tutto.

Dopo, sono occorsi altri 19 anni (a oggi) per completare (credo) questa mia Tesi. Inizio a dire che la forma geometrica dell’Universo è quella di una perfetta Ipersfera (una Sfera a quattro dimensioni, lunghezza, larghezza, altezza e “quartezza”), nella cui superficie tridimensionale sta tutto lo Spazio, l’Energia e la Materia del Cosmo. Tale forma geometrica la rende ermeticamente chiusa: nessuna particella di Energia potrà mai sfuggire dalla sua superficie, poiché la direzione della quartezza (l’Ipersopra e l’Ipersotto) non è percepibile da tutto ciò che è fatto in tre dimensioni, è come se essa non esistesse.
L’Universo è contenuto in un Nulla, sempre a quattro dimensioni e a estensione infinita, che gli permette i movimenti di espansione e contrazione. In questo Nulla senza confini non esiste il Tempo ma, in una posizione qualsiasi che costituisce poi il centro del nostro Universo, è presente la “Particella Creatrice di Dio”. Essa è un punto di Energia Ipergravitazionale a intensità infinita e caldissima, che influenza col suo Campo Attrattivo le quattro perpendicolari del Nulla. La Particella di Dio, dato che non ha bisogno di percepire il Tempo, non può avere mutamenti, né una Storia, è eterna e di per sé costituisce la Perfezione. Da sola, potrebbe rappresentare tutto ciò che esiste in Natura; ma il Creatore, tramite Essa, intende dar vita anche all’Universo.
A tal fine e a una prima ben precisa distanza dalla Particella di Dio (ove l’Energia Ipergravitazionale è meno di infinita) avviene una prima trasformazione spontanea: si forma una piccola Ipersfera immersa nel nero del Nulla, nella cui superficie tre proprietà dello stesso Nulla, lunghezza, larghezza e altezza, rimangono così come sono, dando vita allo Spazio tridimensionale; mentre la quartezza si trasforma in Tempo (che comincia a battere i suoi primi lentissimi rintocchi) e quella parte di Energia Primaria, che si percepisce in questa posizione, diventa particelle di Energia e Materia tridimensionale.
A questa prima distanza dalla Fonte d’Origine l’Universo è ancora un embrione, molto piccolo e collassato, e la Forza Attrattiva della Particella di Dio si manifesta, in questo Spazio tridimensionale, sotto forma di risucchi di Buchi Neri, sparsi su tutta la superficie. Questi “mostri” danno l’impressione che vorrebbero inghiottire la qualunque, ma non c’è niente che precipita in essi, poiché superando il così detto Orizzonte degli Eventi il Tempo si ferma e ogni azione di movimento viene congelata. Per tale ragione le particelle di Energia e Materia si limitano a girare vorticosamente attorno ad essi.
In contemporanea (ma in maniera relativa) ad un’ultima distanza dalla Particella Creatrice, dove la sua Forza Attrattiva è più leggera (il nostro Sole gira attorno al Buco Nero centrale della Via Lattea a circa 230 km/sec.), l’Ipersfera acquisisce la grandezza, l’evidenza e le bellezze che tutti noi conosciamo, si è formato il nostro meraviglioso Universo.
Dalla prospettiva del Nulla lo spessore reale del nostro Universo tridimensionale è uguale a zero; somiglia a un fantasma trasparente, è quasi un niente. Da ciò ho pensato ad una equivalenza, ma che può solo minimizzare la realtà: L’Universo sta alla Particella di Dio come la nostra ombra sta a noi stessi.
L’ipervolume dell’Universo è relativo alla Forza Gravitazionale del posto da cui si osserva: più ci avviciniamo all’attrazione di un Buco Nero, e quindi all’Attrazione della Particella Creatrice, e più tutto l’Universo si contrae e il Tempo rallenta.
Quando accadono queste due cose anzidette si contrae pure la nostra unità di misura (il metro), da ciò deriva che le distanze tra gli oggetti del cielo risulteranno sempre immutate, ne consegue che il valore della velocità della Luce risulterà maggiorato; fino a che, nei pressi di un Buco Nero, essa tenderà a diventare infinita. Ciò può facilmente spiegare l’enigma dell’Entanglement Quantistico, cioè come possono due particelle correlate comunicare tra loro istantaneamente a prescindere dalla distanza che le separa?
L’Universo ha una vera dualità, una sovrapposizione di stato: esiste e non esiste contemporaneamente, e ciò potrebbe costituire un primo ponte tra la Meccanica Quantistica e la Relatività Generale di Einstein.
Il Big Bang avvenuto in maniera assoluta 13,8 miliardi di anni fa è irreale: il Big Bang così come il Big Crunch sono fenomeni del tutto relativi. Relativi cioè all’intensità della Forza Gravitazionale del posto d’osservazione”.

Print Friendly, PDF & Email