Continua l’impegno dell’ANCI Sicilia contro le trivellazioni. Anche oggi in audizione in iv commissione all’ARS

Orlando: “Intendiamo proseguire la nostra battaglia in  difesa delle coste siciliane”

Palermo, 12 novembre 2014 – Prosegue l’impegno dell’AnciSicilia contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia. L’associazione dei Comuni siciliani, in piena sintonia con i comuni interessati, Greenpeace e le altre  associazioni ambientaliste ha  ribadito, anche stamattina nel corso dell’Audizione in IV Commissione all’ARS, la propria posizione sul cosiddetto “Sblocca Italia” (convertito in legge  n. 164 dell’11 novembre 2014) che, all’articolo 38 della legge, consente una procedura amministrativa eccessivamente  semplificata per le società che chiedono l’autorizzazione ad avviare le prospezioni petrolifere anche nel territorio siciliano con i conseguenti rischi per l’ecosistema dei nostri mari e delle nostre coste.
“Analisi  presentate da  multinazionali come la Schlumberger, non evidenziano  adeguatamente  come lo sviluppo di prospezioni petrolifere nella zona dello Stretto di Sicilia possa rappresentare  una gravissima minaccia alla biodiversità e alle attività economiche siciliane legate al mare quali il turismo e la pesca – ha dichiarato Leoluca Orlando (in foto), Presidente Anci Sicilia – e autorizzare le trivellazioni vuol dire compromettere la vita dei nostri mari e le prospettive di sviluppo per il nostro territorio”.
“Abbiamo già espresso ampiamente quale è la nostra posizione e intendiamo continuare  nella difesa delle coste della nostra Isola proseguendo in questa battaglia contro le trivelle – continua Orlando – e procederemo anche per le vie legali, anche con appositi esposti e diffide”.
“Prendiamo atto – ha dichiarato Paolo Amenta, Vice Presidente Anci Sicilia – che c’è la volontà di tutte le componenti istituzionali regionali di intervenire per scongiurare questa grave minaccia ambientale. Riteniamo che l’art. 38 del cosiddetto “Sbocca Italia” sia stato votato al buio  a causa della  forzatura prodotta dal voto di fiducia e per questo abbiamo chiesto in Commissione che l’Ars, utilizzando le proprie prerogative,  proponga in maniera formale al Parlamento nazionale un disegno di legge che possa consentire una più ampia discussione e porti all’abrogazione di tale previsione”.
“La specialità del nostro Statuto attribuisce alla Regione competenza esclusiva in materia  ambientale e paesaggistica nel nostro territorio e pertanto siamo in presenza di un sopruso che non può passare inosservato – continua Amenta -. Purtroppo, ancora oggi, si assiste a una eccessiva superficialità nelle approvazioni  di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che è accompagnata all’assenza di una strategia rispetto alla pianificazione dello sviluppo del territorio e dell’utilizzo delle risorse comunitarie. Quello che chiediamo alla politica regionale è una adesione al modello di sviluppo sostenibile che i territori si sono dati per il futuro di questa terra. Comunque, non è detto che dalla Sicilia non possa partire l’iniziativa di un Referendum abrogativo grazie alla deliberazione di 5 Regioni”.

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