Dal Nord al Sud l’Italia va in frantumi

gianni di gennaro

Ragusa – SICILIA/ITALIA 13 ottobre 2014 – Spesso sulla bocca degli italiani echeggia una frase: povera Italia. Giovani, meno giovani, anziani e vecchi, l’hanno ripetuta, la continuano a ripetere, a volte, senza rendersi conto dei contenuti reali di questo detto. Eppure oggi più di prima, non possiamo accontentarci di ripetere la stessa litania, senza tentare di modificare le condizioni che ce la fanno venire in mente in continuazione.

Partiamo da un dato di fatto incontestabile: oggi siamo nel terzo millennio e l’uomo, in quanto abitante del pianeta terra, oltre a “distruggere” pur di trarne vantaggio, è in grado di affrontare e risolvere problemi che in altri tempi sarebbero stati irrisolvibili. Ma in questo c’è grande contraddizione e, a volte, i risultati non sono scontati come potrebbero apparire, basti pensare a ciò che sta accadendo con l’ebola. Ma torniamo all’Italia, Paese che attualmente non ha questo grave problema.

Per esempio? Per esempio Genova, capoluogo ligure, nel Nord-Italia, massacrata da una violenta pioggia, prevista  ma sottovalutata. Non sono stati fatti interventi, per cui le somme di denaro erano già accantonate. Adesso, fino ad ora, per fortuna, si conta solo un morto, ma ci sono altre centinaia di “morti”, quelli che hanno perso la casa e quindi la dignità personale. Morti dentro, che mai potranno dimenticare quello che è accaduto. I soldi dicevamo, i soldi c’erano, ma erano stati accantonati, perchè? Per cosa? Adesso si grida allo scandalo, si chiede la testa del sindaco, per farla breve, si specula su una tragedia, l’ennesima tragedia che colpisce l’Italia che si sgretola inesorabilmente.

La macchina dei soccorsi, la solidarietà, parole, parole, parole, come il titolo della canzone della grande Mina. lì, a spalare il fango e i detriti, non si è visto e non si vede nessuno, solo giovani volontari che sono scesi in campo senza se e senza ma, a dare aiuto e a portare coraggio ai loro concittadini. E le istituzioni? Se non fosse stato per il cardinale Bagnasco, in quei posti disastrati non si sarebbe visto nessuno. Intanto piove, piove e ancora piove, e tre ore addietro, un treno, carico di pendolari, è rimasto bloccato sulla strada ferrata inondta di acqua e fango. Tutto previsto, tutto prevedibile, ma forse mancava il tempo per occuparsi di queste “sciocchezze”.

 Trasferiamoci al centro, Roma, la città dei palazzi del potere, il Circo Massimo, “inondato” di gente, fiumi di persone, c’è chi parla di 500.000 (fonte 5 Stelle) c’è chi parla di 200.000 (fonte istituzionale) ma comunque tantissima gente che ha ascoltato le parole del leader Grillo, parole che inneggiavano a “soluzioni” non auspicabili per la democrazia. Anche questo è un particolare non indifferente che lascia immaginare come il Paese possa essere sull’orlo dell’abisso.

Eppure nella città eterna, c’è la sede di chi decide le sorti del resto del Paese, ma anche in questo caso ci sarebbe molto da dire. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando, il lavoro c’era, ma i lavoratori erano trattati alla stessa stregua degli schiavi di un tempo. Poi, negli anni 70, sono arrivate le conquiste sindacali, intrise di sudore e sangue, fatte di lotte e di proteste. Ora il lavoro non c’è, ma chi  ha un lavoro, deve rimanerci fino alla fine dei suoi giorni, chi non lo ha, la stragrande maggioranza degli abitanti del bel Paese, potrà averlo, forse, a 50 anni, con l’unica certezza che in questo momento ognuno di noi può avere: un compenso mensile pari al 10% di quanto guadagna un deputato.

E dire che allo stato, la nostra classe politica è composta anche da personaggi che non riescono a percepire la differenza tra  la e congiunzione e la è verbo, mentre i nostri giovani, quelli senza lavoro, e non perchè come sostiene qualcuno, sono bamboccioni, sono quelli che vanno all’estero e riescono ad ottenere risultati eccellenti, in settori scientifici, medici, nucleari e quant’altro, ottenendo spesso, riconoscimenti mondiali.

Poi arriva il Sud, che parte da Napoli e scende fino alle Isole. Una di queste, la maggiore, è la Sicilia. La stessa terra che ha partorito gente dello spessore di Falcone, di Borsellino e di tanti altri, e non mi riferisco ai “professionisti” dell’antimafia, il mio pensiero va a quelli che, pur lavorando in silenzio, hanno ottenuto e ottengono risultati strabilianti, nella lotta senza esclusione di colpi, tra il bene e il male. La Sicilia, la stessa terra che soffre di una gravissima malattia: “l’emarginazione”, una malattia più unica che rara, che da tempo la costringe a soffrire e piangere i propri morti: magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, sindacalisti, operai, commercianti, professionisti e ancora altri, tanti altri, molti dei quali, da soli, hanno avuto il coraggio di dire no, di alzare la testa e reagire. Non cito esempi, perchè non basterebbero 100 pagine per contenere tutti i nomi.

Proprio oggi, nel profondo Sud, in una città più a Sud di Tunisi dove sono state inventate le serre, che si chiama Vittoria, il movimento dei Forconi è intervenuto per bloccare la vendita di una casa all’asta, abitata da una famiglia che annovera tra i suoi fmiliari, un disabile grave. Una storia di ordinaria follia, la seconda che accade a Vittoria, dopo quella di Guarascio, ma  che accade anche altrove. Per non parlare poi del totale abbandono delle strade e delle piazze nelle ore notturne.  Un esempio? Ieri notte, in pieno centro urbano a Scoglitti, a 20 metri da Piazza sorelle Arduino, luogo dove c’è la sede comunale, il distaccamento dei vigili urbani e della guardia costiera, qualcuno ha esploso due o tre colpi di pistola, ha scardinato una saracinesca, ha imbrattato muri e si è “impossessato” della frazione.

Le forze dell’ordine? Non c’erano, la classe politica ha “tagliato” ancora una volta le risorse; gli agenti, i carabinieri e le istituzioni in genere, se vogliono lavorare, devono provvedere con mezzi propri a rifornire le auto di carburante. E mentre a Scoglitti accadeva questo, a Vittoria, in piazza Manin, meglio nota come piazza Senia, bande miste di italiani e extracomunitari, si fronteggivano dai lati opposti della piazza, probabilmente per una orta di spartizione di luoghi dove “spacciare”, tenuti d’occhio solo da due agenti della polizia municipale.

Torniamo alla frase iniziale: povera Italia.

Come fare? Che dire? A chi rivolgersi?

Denunciamo, gridiamo, chiamiamo quanti preposti a intervenire, non chiudiamo gli occhi, non giriamo la testa dall’altra parte, altrimenti, l’Italia ci crolla addosso, e ormai ci manca poco.

italia in frantumi

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