ICI per le trivelle. Greenpeace: “Buon segnale, basta sconti ai petrolieri”

ROMA, 25.02.16 – Greenpeace accoglie positivamente la sentenza della Corte di Cassazione che impone alle piattaforme petrolifere il pagamento dell’ICI. La sentenza arriva a conclusione di un lungo contenzioso tra il comune abruzzese di Pineto (Teramo) e l’ENI, con il primo che chiede all’azienda versamenti per arretrati pari a circa 30 milioni di euro.

«Era ora, verrebbe da dire. È incredibile che i petrolieri siano stati sin qui esentati da un pagamento di tributi che invece spetta a tutti, anche alle industrie e alle attività produttive», commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Purtroppo le regalie alle aziende fossili non si limitano a questo. È urgente che si adottino provvedimenti per rivedere le royalties, che in Italia sono solo del 7 per cento, mentre all’estero superano spesso il 50 per cento, e sulle quali vengono poi applicati di norma ulteriori sgravi. Inoltre dovrebbe essere cancellato l’assurdo sistema di franchigie, che esenta una parte della produzione da questi oneri», conclude Boraschi.

Secondo Greenpeace il sistema delle franchigie – l’esenzione dal pagamento delle royalties sotto una soglia minima di produzione – non è altro se non l’ennesimo regalo ai petrolieri. Per le estrazioni in mare questa soglia è fissata in 80 milioni di metri cubi standard per il gas e in 50 mila tonnellate per il petrolio. A oggi, oltre la metà degli impianti in mare produce sotto queste soglie: dunque le compagnie non versano un centesimo di royalties. In pratica, è solo un trucco per non smantellare strutture sempre più obsolete, fragili e pericolose.

Greenpeace ricorda che anche per questo è importante votare al referendum del prossimo 17 aprile: con una vittoria del “Sì” molti impianti scarsamente o per nulla produttivi avrebbero un fine vita chiaro, obbligando infine la compagnie a smantellarli.

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