In ricordo del giudice Giovanni Falcone.

Vittoria. 8 maggio 2019
di Franca Privitelli

Ascoltando in Tv un servizio di cronaca sull’evoluzione delle mafie e sugli investimenti dei loro capitali illeciti ,preoccupata, riflettevo e nel frattempo, poiché a giorni ricorre l’anniversario della sua morte, mi viene in mente il ricordo di Giovanni Falcone. Di lui oltre al ricordo di un valoroso uomo di Stato , mi è rimasta incisa nella memoria una sua frase:” La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.” Vi confido che in tutti questi anni ,nella mia mente , ho ripetuto questa frase, tantissime volte, e l’ho analizzata moralmente e socialmente , cercando di darle un significato di veridicità e un valore di realizzabilità , sia per rispetto di chi ha dato la sua vita, per aver creduto in questo e sia per un fatto di pura speranza salvifica, ma non vi nascondo le mie infinite perplessità , sul quando… questo “fatto umano” avrà fine. Forti di questa affermazione e “lascito testamentario” , dovremmo dedurre che lo Stato , ma dato che lo Stato siamo noi, diciamo che tutti “ noi” dobbiamo concorrere al raggiungimento dello scopo , affinchè si sconfigga il fenomeno mafioso. Ma veniamo alla notizia. Pare che il più grande imprenditore del nostro Paese sia la mafie, e che questa investa i propri capitali, provenienti da attività illecite: estorsioni, sfruttamento della prostituzione, e soprattutto traffico di droga, in attività di : produzione e commercio di prodotti alimentari (agromafie), centri scommesse, catene di supermercati , strutture ricettive , ristorazione ed altro, per un giro di affari che è stato stimato intorno ad un valore equivalente allo 0,2 del PIL del nostro Paese. Importante sottolineare che i guadagni illeciti vengono impiegati per investimenti che sono del tutto leciti e in piena legalità. E qui sorge il problema, poiché la grande quantità di denaro di cui dispongono le mafie, permette loro di acquistare qualunque cosa ,a prezzi anche molto alti , alle quali altre imprese legali non possono partecipare per insufficiente disponibilità finanziaria , questo fenomeno droga il mercato, nel senso che la competizione tra imprese avviene non solo ad armi impari , ma a prezzi fuori mercato che mettono fuori gioco le aziende e le imprese di gente onesta, permettendo così alle mafie di conquistare e accaparrarsi grandi quote di mercato. Fino a poco tempo fa, si pensava agli investimenti dei capitali mafiosi soltanto ai fini di riciclaggio di denaro sporco, adesso invece il fenomeno è molto più importante , poiché le logiche mafiose sono cambiate ,e acquisire quanto più quote di mercato possibile, risulta indispensabile alla sopravvivenza del sistema mafioso. Un fenomeno sempre più in ascesa ,che vede le mafie fare investimenti soprattutto nelle regioni del nord Italia, dove le migliori condizioni economiche e un mercato più dinamico , favoriscono le condizioni di investimenti. La situazione è preoccupante, perché le logiche che sottendono l’acquisizione di nuovi mercati, non mira soltanto ad un accrescimento del capitale finanziario investito, ma mira al controllo del territorio e alla creazione di consenso. Del resto quando si possiedono imprese ed aziende, si creano posti di lavoro e chi è nelle condizioni di offrire posti di lavoro, acquisisce potere, e avere potere significa avere consensi. Del resto è lo stesso metodo che “certa” politica ha adottato negli ultimi quarantanni ,e oggi la politica mafiosa , colletti bianchi compresi ,,indossa lo stesso “habitus” ,di certa cattiva politica che di quell’habitus ne ha fatto un modello pret a porter. Ora se pensiamo che in un regime democratico, il monopolio del potere appartiene allo Stato, stando così le cose, sembra che il monopolio della forza dello Stato nell’imporre il monopolio del potere , stia vacillando, non solo in termini di capacità e gestione finanziaria ,ma soprattutto in termini di controllo del suo stesso territorio. L’indebolimento del monopolio della forza dello Stato è un fenomeno allarmante che può tradursi in dispersione dell’autorità , dove i Cittadini rischiano di non essere soggetti di diritti ma di diventare oggetti di diritti altrui. Ritornando allora a quella fatidica frase , e utilizzando la stessa logica, se: “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine”, allo stesso modo, dobbiamo cominciare a preoccuparci di pensare che “ Lo Stato è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine “. Voglio proprio sperare, come sosteneva il sociologo Norbert Elias nella sua “teoria del processo di civilizzazione”, che l’efficacia e la stabilità nel tempo ,del monopolio statale della forza, dipende dalla forza e dalla costanza dall’eterocostrizione sociale, in altre parole, ,non bisogna creare eroi isolati come Falcone, ma se vogliamo liberarci da questo cancro, dobbiamo essere un esercito di uomini ,animati da una comune presa di coscienza e attraverso comportamenti, e gesti quotidiani dobbiamo impedire di alimentare ogni forma di illegalità e di delinquenza malavitosa. Forse solo così la frase di Giovanni Falcone potrà trovare eredi.

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