La nuova Camera di commercio del Sudest potrebbe modellare un sistema territoriale vincente

CATANIA (CT), RAGUSA (RG) e SIRACUSA (SR), 21 marzo 2018 – La nuova Camera di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa non si può certo dire che sia stata il risultato di un processo decisionale lineare, coerente, frutto di una scelta ponderata.
Tale processo piuttosto va ricondotto ad una tragicomica sequenza di atti di schizofrenia tra varie branche della pubblica amministrazione, locale, regionale e nazionale, di guerre sotterranee combattute senza esclusione di colpi tra gruppi sociali, categorie imprenditoriali, comparti produttivi e soprattutto alcuni loro rappresentanti interessati al modello di ampiezza dell’accorpamento più funzionale alle probabilità di successo negli spazi di governance dell’ente camerale. Il tutto tra sospetti di ogni tipo, veleni, denunce incrociate, inchieste giudiziarie e processi.
Impressionante la serie dei passi avanti e di quelli indietro lungo le vie dell’accorpamento sì, accorpamento no, accorpamento solo tra Ragusa e Siracusa, ecc…Per non dire del rimpallo continuo tra organi camerali, governo regionale allora retto da Crocetta e ministero dello Sviluppo economico.

Dopo un iter tortuoso durato anni, alla fine, il traguardo è stato raggiunto. E ora, a prescindere dal come esso sia maturato, si tratta di darvi un senso compiuto.
L’area complessivamente interessata dall’accorpamento degli ex tre enti provinciali rappresentativi della comunità imprenditoriale nel territorio, presenta infatti una sua indubbia unitarietà di vocazione economica e di integrazione naturale delle sue filiere produttive.
Serve dunque una logica coerente e di sistema nell’azione di promozione degli interessi della business community. Non sarà facile ma questa è l’unica via.
In teoria si potrebbe pensare che la strada sia già stata intrapresa, ma è ancora presto per dire con quale serietà di intenti e, soprattutto, con quale efficacia di politiche e di sinergie comuni.

La settimana scorsa a Ragusa si è riunito il “tavolo del lavoro e dello sviluppo del Sudest” con un’agenda precisa e una scala di priorità ben chiara: porto, aeroporto e assi viari al primo posto. Di rilievo il fatto che alla riunione promossa dal presidente della Camera del Sud Est Pietro Agen abbia partecipato il sindaco di Catania Enzo Bianco. Segno che anche dall’area più importante e quantitativamente preminente, con il Comune maggiore e l’area metropolitana, si guarda con attenzione a quella che potrebbe apparire solo un’appendice periferica.
Significativo anche che sia stato costituito un coordinamento di sindaci, commissari dei Liberi consorzi e parlamentari proprio perché la difficile azione di sistema possa avvalersi di tutte le antenne – istituzionali, politiche, sociali – sul territorio.

Molto folta infatti è stata la partecipazione delle rappresentanze del territorio: parlamentari, sindaci, rappresentanti di associazioni di categoria, di ordini professionali e di sindacati, oltre a diversi componenti del Consiglio camerale.

In quasi tutti gli interventi è emersa la consapevolezza che le sfide che stanno di fronte alla provincia di Ragusa possono essere vinte solo a condizione che ci si muova nella direzione di considerare lo sviluppo di questo territorio imprescindibile dallo sviluppo dell’intero Sud est, Catania, Ragusa e Siracusa.

Costante è stato il richiamo a non separare le forze, bensì a fare squadra, tutti assieme in una logica di area vasta per fare prevalere le ragioni di uno straordinario territorio ricco di prospettive di sviluppo e di lavoro, dal turismo all’industria estrattiva, dall’agricoltura di qualità alle imprese della telematica e dell’informatica.
Ovviamente tutto ciò rientra nell’ambito delle parole dette e, tutt’al più, dei migliori intendimenti. Che, come l’esperienza insegna, spesso sono molto distanti dai fatti che potranno accadere.

 

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