La pietra Agata e il fiume Dirillo.

Salvatore Stornello,  Acate (Rg).

Fin dall’antichità,  si raccontano strane leggende per spiegare l’origine delle pietre preziose,  come per esempio la  gemma, termine latino che vuol dire bocciolo. Re Giovanni d’Inghilterra,  invece,  portava sempre con sé una turchese,  che secondo l’usanza del tempo avesse il compito di preavvisare dal veleno, mutando il proprio colore; lo zaffiro invece concedeva l’immortalità a gli dei.  Come affermano  Conci e De Michele (1974), le pietre preziose, quindi,  occupano da secoli, nel vasto campo dei prodotti naturali,  un posto di preminenza per la loro bellezza e importanza economica.

In Italia esiste un laboratorio di Analisi Gemmologiche presso Valenza, in provincia di Alessandria.

Tra tutte le pietre preziose presenti sulla terra, posto di rilievo è riservato alla pietra Agata,  un pregiato tipo di calcedonio  che presenta la caratteristica struttura a strati concentrici e colorati, anche se la colorazione più comune è grigia o azzurra (Conci,  De Michele,  1974). I popoli mesopotamici e mediterranei apprezzavano molto la pietra Agata, perché dalla sua lavorazione si ottenevano oggetti ornamentali come vasi e amuleti; era ritenuta inoltre un valido mezzo di difesa contro il veleno dei serpenti. Per la sua bellezza la pietra Agata era ricercatissima anche dalla Roma imperiale.  Il suo nome si deve al fiume  Achates, oggi fiume Dirillo o Acate, in Sicilia,  dove proveniva anticamente.

Attualmente,  la maggior parte del materiale grezzo deriva dal Rio Grande do Sul, in Brasile, e dall’Uruguay, secondariamente dall’India e dalla Cina. Inoltre, campioni molto belli di Agata sono stati trovati in Germania (Conci,  De Michele,  1974).

Bibliografia

Conci C., De Michele V. (1974). Pietre preziose e pietre dure.  Giunti – Aldo Mantello editore. Firenze.

 

 

 

 

 

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