Lutto a Tortorici per la morte del “Giudice illuminato” Stanislao Franchina

Una Persona veramente Per Bene ci ha lasciati. Avevo conosciuto il Dr. Stanislao Franchina ed i suoi familiari fin da piccolo perché vicini di casa. Per quanto riguarda la sua attività di Giudice non servono le parole ma i fatti bene evidenziati dagli Organi di Stampa di Lecco dove il Dr. Franchina ricopriva l’incarico di Procuratore della Repubblica e come bene scrive il giornale di Lecco godeva dell’appellativo di “Giudice illuminato”
Sono e siamo vicini alla moglie Adele e al figlio Antonio per la grave perdita subita.

L’addio a Stanislao Franchina, illuminato magistrato


L’addio a Stanislao Franchina, illuminato magistrato
E’ morto a 92 anni l’ex procuratore della Repubblica di Lecco. I funerali il 5 gennaio nella sua Tortoric

E’ morto a 92 anni il dottor Stanislao Franchina, magistrato di prima linea e procuratore della Repubblica di Lecco, fino alla fine degli anni Novanta.
Addio a Stanislao Franchina
Era da tempo ricoverato alla clinica Villa Gioiosa di Cosenza per una malattia che lo aveva colpito qualche anno fa. Lascia la moglie Adele, insegnante di Storia dell’Arte, e il figlio Antonio che di recente ha superato un concorso per seguire la strada del padre. Protagonista della vita civile della città, uomo schivo di profonda cultura, si era sposato in età matura, dopo la scomparsa dell’amatissima madre.
Era tornato nella sua Tortorici
Era di recente tornato a vivere nella sua Tortorici, in provincia di Messina, terra della quale condivideva le radici culturali e quel classicismo da Magna Grecia che manifestava, senza ostentarlo, nella sua professione e nell’approccio alla vita di Lecco che frequentava con intensa discrezione.

25/05/84
http://www.perlavitasempre.it/wp-content/uploads/2017/03/res-25-05-84.pdf

IL PESO DELLA GENTE
(Tra fatti, valori, coscienze ed uomini)

Un posto di osservazione privilegiato per capire i fenomeni negativi della nostra città col suo circondario, quello occupato dal dott. Stanislao Franchina, Procuratore della Repubblica. Una sede istituzionale particolarmente qualificata per affrontare i problemi del territorio, quella in cui il Procuratore ha svolto la sua documentata e articolata relazione sulla situazione della giustizia nel lecchese, la sede dei lavori del Consiglio provinciale a Como. Una puntualizzazione che merita di essere conosciuta e riflessa, nella speranza che non venga archiviata, ma piuttosto diventi ragione di stimoli all’impegno da parte delle forze vive di tutto il territorio.
Ognuno legga e arrivi fino alla fine, quando il Procuratore afferma senza mezzi termini che per affrontare adeguatamente tutti i fenomeni negativi “occorre che la gente collabori: è questo – infatti dice il dott.Franchina – l’elemento che può risultare determinante, come nel caso del terrorismo”.
Se fanno pensare le cifre, se incutono timore i fatti, soprattutto ovviamente in chi ne è vittima ai vari livelli in cui la criminalità dispiega la sua forza umiliante e disonesta, se si nota con tristezza un degrado complessivo e progressivo della situazione, direi che l’appello finale a collaborare con la giustizia, a diventare protagonisti di essa, a compiere ognuno la propria parte, a non delegare nulla a nessuno assumendo il coraggio di posizioni ferme e di testimonianze limpide, non può essere lasciato cadere da chi ha veramente a cuore la condizione umana della gente che vive e lavora in questo territorio.
Tornano alla mente fondi scritti all’indomani di episodi di sequestri, indicazioni date per non cedere a ricatti, sforzi compiuti come giornale perché i dolori di alcuni diventassero dolore di tutta la comunità, appelli a ridare più vigore e chiarezza ai valori morali per formare le coscienze ed educare quindi uomini veri. Un cammino che può accogliere assai bene la richiesta del Procuratore della Repubblica di Lecco e rilanciarla all’attenzione della gente. Non ci sono uomini senza coscienza retta e libera, non ci sono coscienze senza valori autentici e veri. Chi chiede più giustizia per fugare le proprie paure non deve fare altro che incamminarsi lungo questa strada, scoprendo sempre meglio il peso della gente semplice, la gente della quotidianità, dell’onestà operosa e sudata, anche nel far fronte e nel risolvere alla radice perfino i fenomeni più gravi e complessi.
Se la relazione del Procuratore servisse a sortire più chiara questa consapevolezza e responsabilità in ogni cittadino o, almeno, in ognuno dei nostri lettori – “Il Resegone” lo augura – sortirebbe un ottimo effetto per tutta la comunità. La sua informazione sui dati della criminalità passerebbe da informazione a stimolo per il contributo umano di ciascuno fatto di dignità e di partecipazione. Chi lavora per la giustizia non può restare isolato e in noi c’è la convinzione che la gente ha ancora molte risorse da giocare, più di quante già non ne abbia messe in circolazione.

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