Morire in un realty, tragica realtà…

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Camille Muffat, la campionessa olimpica francese morta nello scontro tra due elicotteri in Argentina

“Sono addolorata per quanto accaduto in Argentina. Il mio pensiero va alle famiglie di questi giovani uomini e donne. Sono stata ampiamente criticata dalla stampa per la mia scelta di abbandonare L’Isola dei famosi e sono legata fino al termine della trasmissione a un contratto blindato che mi obbliga alla riservatezza”. L’attrice francese Catherine Spaak, che di recente si era ritirata da ”L’isola dei famosi” il reality di Canale 5, commenta così all’ANSA, l’incidente avvenuto in Argentina (in cui sono morti tre atleti francesi e 5 membri dell’equipe del reality ‘Dropped’ di TF1, oltre a due piloti argentini). “Posso semplicemente dire una cosa: è un tragedia annunciata, questo sì voglio dirlo, per il resto preferisco non entrare nel dettaglio, ho già avuto troppi problemi”.  L’attrice aveva abbandonato L’Isola, denunciando anche in studio di aver avuto paura di rischiare la vita in una traversata con il mare agitato. “Me ne sono andata – aveva dichiarato al rientro in Italia – perché ho avuto paura di morire. La vita è sacra e non vale la pena rischiare di morire per un gioco!”. La decisione della Spaak era stata duramente criticata; qualcuno arrivò anche a dire che l’aveva fatto per fare clamore e quindi farsi un po’ di pubblicità. Anche alla luce di quanto accaduto in Argentina, le parole dell’attrice transalpina acquistano adesso un ben diverso significato. Come detto prima, a perdere la vita tre atleti: Camille Muffat, medaglia d’oro di nuoto ai Giochi Olimpici di Londra, la velista Florence Arthaud, che aveva battuto il record della traversata del Nord in solitario, e Alexis Vastine, medaglia di bronzo di boxe nei Giochi  in Cina nel 2008. La notorietà di queste tre vittime ha toccato maggiormente l’opinione pubblica e il dibattito sulla pericolosità di questi realty si sta facendo infuocato. In effetti, sull’altare dell’audiens si  sta facendo di tutto. Qualcuno dirà che nessuno obbliga i partecipanti a sottoporsi a prove estreme che ne mettono in serio rischio anche l’incolumità fisica. Io mi limito a dire che morire per un realty non ha senso. E allora non sarebbe male obbligare gli organizzatori a fare disputare ai concorrenti prove che non mettano assolutamente in pericolo la vita degli stessi. E agli stessi concorrenti consiglierei di pensarci due volte prima di parteciparvi. Prendo ad esempio Camille Muffat. Nel giro di poco più di due anni è passata dai trionfi in piscina alla morte in un realty… Ne valeva la pena?. Facile, mi direte, dirlo adesso. Si lo so, questo è comunque il mio pensiero.

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