Occupazione: 6 contratti a tempo indeterminato su 10 favoriti nel 2015 da incentivi pubblici. Cosa succederà quest’anno?

Analisi del Centro studi ImpresaLavoro

Il 61% del totale dei contratti di lavoro a tempo indeterminato attivati nel 2015 è assistito dall’esonero contributivo: su 2milioni 363mila assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di contratto a termine, 1milione 442mila hanno potuto beneficiare degli incentivi straordinari previsti dal governo. Lo rileva un’analisi del Centro studi ImpresaLavoro effettuata su elaborazione di dati Inps (http://impresalavoro.org/decontribuzione-contratti-trasformazioni/)

Complessivamente nell’ultimo anno sono stati attivati 5milioni 408mila nuovi rapporti di lavoro, un dato dell’11,1% superiore rispetto a quello dell’anno precedente. Di questi contratti il 62% è rappresentato da assunzioni a termine (3milioni 353mila), il 3,4% da contratti di apprendistato (184mila) e il restante 34,6% (1milione 870mila) da assunzioni a tempo indeterminato. Di queste nuove attivazioni non a termine il 57,7% è assistito dalla decontribuzione pubblica. In forza anche di questi incentivi i nuovi contratti a tempo indeterminato sono cresciuti su base annua del 46,9%, mentre è calato drasticamente il ricorso all’apprendistato (-20,3%) e rimangono stabili i contratti a termine (-0,4%).

Per capire l’impatto del beneficio contributivo sul numero delle nuove attivazioni a tempo indeterminato è utile analizzare il loro andamento mensile. A dicembre, ultimo mese disponibile per accedere al beneficio, sono stati attivati 181.900 contratti a tempo indeterminato contro gli 81.558 medi mensili del resto dell’anno.

Sul fronte delle variazioni contrattuali di rapporti di lavoro esistenti (le cosiddette trasformazioni) si registrano per il 2015 578mila trasformazioni in contratti a tempo indeterminato (+44,8% rispetto al 2014). L’85% di queste trasformazioni sono riferite a contratti a termine con una crescita su base annua del 49,4%. Il restante 15% è costituito da contratti di apprendistato trasformati in rapporti a tempo indeterminato; in questo specifico segmento la crescita su base annua è stata del 23,2%.

Il 73,8% di queste trasformazioni ha potuto beneficiare degli sgravi contributivi previsti dal governo che hanno ovviamente influito moltissimo sul ricorso a questa forma di stabilizzazione. Basti pensare che a dicembre (ultimo mese utile per accedere all’incentivo) sono stati trasformati il 25% del totale dei contratti stabilizzati. L’ultimo mese dell’anno ha fatto registrare, infatti, 90.575 trasformazioni: un dato triplo rispetto ai mesi di settembre, ottobre, novembre e addirittura di sei volte superiore rispetto a gennaio e febbraio.

«L’analisi dell’andamento degli occupati in Italia – commenta Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro – segnala come non vi sia stato un incremento sensibile dei nuovi posti di lavoro e come la decontribuzione abbia favorito l’attivazione di nuovi contratti a tempo indeterminato perché molto vantaggiosi e la trasformazione di rapporti di lavoro a termine o atipici. Un obbiettivo perseguito dal governo con l’impiego di risorse consistenti. I numeri dell’occupazione, però, confermano come sia complesso slegare l’andamento del mercato del lavoro da quello dell’economia più in generale: con una crescita economica così debole, anche in presenza di incentivi molto vantaggiosi, si avranno riflessi occupazionali limitati».

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