Passwork: Storie di emigrazione e migranti si sono incontrati e incrociate a Buccheri

Tanti fili colorati diventati un’unica storia di emigrazione e di migranti

BUCCHERI – A raccontarle ai ragazzi della Scuola Media di Buccheri gli emigranti di ieri e i migranti di oggi Tanti fili colorati che si sono intrecciati diventando storie di emigrazione e di migranti, di ieri e di oggi, raccontate, nei giorni scorsi, agli alunni della Scuola Media di Buccheri, comune montano del siracusano che negli anni ha conosciuto l’emigrazione di tanti suoi cittadini.
Come quella di Franca Petrella e di suo marito Ciccio, oggi titolari del ristorante pizzeria “La Pineta”, per lunghi anni emigranti in Svizzera. Ed è stata proprio per loro iniziativa, per festeggiare il 50° anniversario di matrimonio, che è nato il progetto “Storie che si incontrano”, realizzato con l’impresa sociale Passwork, che gestisce i due Centri Sprar “Obioma” per migranti a Canicattini Bagni e a Floridia (il primo per donne e famiglie che necessitano di sostegno, e il secondo per ragazzi), e poi il Centro di Accoglienza per minori stranieri non accompagnati “Casa Aylan”, sempre a Canicattini Bagni.
Con loro, ad organizzare questo momento, in un intreccio simbolico e solidale, anche altre realtà della comunità buccherese, la parrocchia di Sant’Ambrogio e il ParcAllario della famiglia Vacirca, con il sostegno del Comune di Buccheri.
Con i due “Cunti”, ovvero le storie, raccontate dal regista, attore e commediografo Alessio Di Modica, “Dalla transumanza alle migrazioni”, e sul viaggio di un ragazzo berbero verso Lampedusa.
E quelle che sono state raccontate e rivissute per i ragazzi della Scuola Media di Buccheri, sono state le storie di uomini, donne, bambini, che parlano di sofferenza, di abbandoni, violenza, privazioni, povertà, ma anche di tanta speranza, di integrazione, di sogni, di futuro.
Storie come quella di Jallo, 17 anni della Nuova Guinea, ospite di “Casa Aylan” di Canicattini Bagni, costretto ad iniziare a lavorare a 14 anni, che alla morte del padre, con l’esplosione nel proprio Paese dell’epidemia Ebola e della sanguinosa guerra civile fra i due gruppi etnici, decide di andare in Europa. Un viaggio durato 1 anno, nel corso del quale è stato sequestrato per alcuni mesi in Libia, subendo momenti di privazioni ed umiliazioni. Poi la traversata, il salvataggio da parte di una nave della Marina Militare italiana. Jallo, adesso ha iniziato a sognare un futuro migliore per se e per la propria famiglia.
Storie, quelle raccontate a Buccheri, che hanno lasciato il segno e tanta commozione, come quella di Nafisa, ragazza somala di 24 anni, ospite insieme alla figlioletta di 6 mesi del Centro Sprar “Obioma” di Canicattini Bagni, che ha attraversato la Somalia, il Sudan e la Libia, perdendo nel deserto il marito. Venduta ad un gruppo di pastori libici che l’hanno tenuta segregata, riesce ad imbarcarsi per la Sicilia, incita di tre mesi e impossibilitata a camminare, dove riceve le prime cure. Il trasferimento ad “Obioma”, dove partorisce la sua bambina, riprende a camminare e a sorridere.
Storie di dolore, di solitudine e di umiliazioni, come quella vissuta da Keita, 24 anni, maliano, ospite del Centro Sprar “Obioma” di Floridia. Fuggito dal suo villaggio per le condizioni di estrema povertà della sua famiglia, dopo un viaggio durato circa 2 anni, vivendo momenti di totale sfruttamento al limite della schiavitù, arriva in Sicilia riprendendo a vivere.
Storie di costrizioni e di violenze nel racconto di Mara, 19 anni del Gambia, anche lui ospite del Centro Sprar “Obioma” di Floridia. Fuggito a 16 anni per non voler frequentare una scuola musulmana, viene arrestato e picchiato per 6 mesi in Libia, prima di sbarcare in Sicilia. Oggi Mara frequenta un corso per parrucchiere e sta iniziando, insieme ad un suo amico, a cercare casa per andare a vivere da solo.
Storie belle anche di chi, figlio di migrante, è nato in Sicilia. Come Ahmed, mediatore culturale di Casa Aylan, siciliano di nascita, figlio di un bracciante agricolo tunisino arrivato nelle campagne del ragusano nei primi anni novanta, che è riuscito a laurearsi in lingue a Messina, ed oggi, perfettamente integrato, lavora per aiutare altri immigrati.
Storie che si sono incontrate ed intrecciate con la nostra emigrazione, con quella di Franca Petrella e del marito Ciccio; con quella dello studente albanese della Scuola Media di Buccheri intervenuto per testimoniare il suo percorso di integrazione; con quella di Suor Franca, vicaria della scuola, figlia di emigrati in Argentina; e con quella di Sebino, sociologo, figlio di emigranti in Germania, che ha vissuto 12 anni della sua infanzia in quel Paese.
E poi con le emozioni i doni portati e realizzati dai ragazzi di “Obioma” e di “Casa Aylan” per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei coniugi Franca e Ciccio, e quelli ricevuti (materiale di cancelleria e tanti libri) dall’Associazione Unesco di Buccheri, dalla Protezione Civile e dalla Scuola Media.
Una giornata, quella vissuta insieme a Buccheri, che è stata anche di festa e divertimento, grazie alla famiglia Vacirca, proprietari del “ParcoAllario”, che hanno aperto il parco per offrire un momento di svago ai ragazzi.
Storie che si incontrano, che diventano vita e futuro.

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