Premio “Brancati”, Mineo, Cartolano, Giletti e Boffano nell’albo d’oro della V edizione

Pachino-Marzamemi (SR) – L’ex Palmento Di Rudinì, luogo-simbolo dell’intelligenza imprenditoriale meridionale fondato da quell’Antonio Di Rudinì più volte ministro del Regno d’Italia, ha fatto da suggestiva cornice sabato sera alla cerimonia di consegna del Premio internazionale di giornalismo “Vitaliano Brancati”, a conclusione del Festival che per quattro giorni ha acceso i riflettori sulla figura e sull’opera del grande scrittore e giornalista pachinese. A entrare nell’albo d’oro della V edizione del Premio sono state grandi firme del giornalismo televisivo e della carta stampata come Corradino Mineo, Tonia Cartolano, Massimo Giletti ed Ettore Boffano (gli ultimi due, assenti “giustificati”).

Corradino Mineo, già direttore di Rai News 24 e oggi senatore della Repubblica, nel ricevere il premio dal sindaco di Pachino Roberto Bruno, ha rievocato le sue conversazioni su Brancati e Longenesi con Sandro Curzi, il direttore che lo volle al TG3 nazionale. E proprio per il TG della terza rete RAI, Mineo raccontò in prima linea le stragi di mafia del 1992. Doveroso il suo accenno a quei fatti nel 23° anniversario della morte di Giovanni Falcone. «Io mi trovavo in Sicilia nel 1992 – ha ricordato – e ho seguito le stragi di Capaci e di Via d’Amelio. Io c’ero a Casa Professa, quando Paolo Borsellino tenne il suo ultimo discorso pubblico. Sapeva che sarebbe stato la prossima vittima. E lo sapeva perché la mafia aveva dei complici nello Stato. Molti non hanno ancora detto la verità su quelle stragi». Un giornalismo dalla schiena dritta, quello di Mineo, che si è sempre basato sulla verità, sulla serietà e sull’onestà. «Le notizie non sono come pere che si raccolgono sugli alberi – ha concluso – ma vanno interpretate, indagate, discusse. Non c’è verità senza confronto e discussione. Se si discute, ci si mette in gioco, si rischia, si fa “politica”, ma nell’accezione più alta del termine».

Tonia Cartolano, giornalista di Sky TG 24, premiata dall’Assessore comunale alla Cultura Gisella Calì e dal presidente della giuria del Premio Corrado Di Pietro, a proposito della sua recente esperienza d’inviata in Nepal tra le macerie del terremoto, ha dichiarato: «Il Nepal per me è stata una lezione grandissima. In primo luogo per la straordinaria dignità del dolore di questo popolo poverissimo, di anziani e bambini senza più nulla. La stessa dignità vista anche a L’Aquila nel 2009. Ci sono modi e modi di soffrire. Negli ultimi tempi, vedo prevalere in Italia uno sterile lamento. In secondo luogo l’esperienza del Nepal ha riaffermato in me la voglia di raccontare la gente, ascoltare le persone, entrare in empatia con loro. Purtroppo oggi a un giornalista si chiede di raccontare la cronaca in maniera sempre più veloce. Ma non si può raccontare qualcosa senza provare emozioni».

«Un’edizione 2015, questa del Premio Brancati, all’insegna del giornalismo dalla schiena dritta – ha commentato Giovanni Firera presidente dell’Associazione culturale “Brancati” – Mineo, un esempio. La Cartolano, una grande giornalista, con visioni chiare proiettata verso un giornalismo di verità nello spirito di Brancati. Giletti una piacevole sorpresa nel panorama giornalistico di qualità, allievo del grande Gianni Minoli». Tra gli ospiti della serata, Antonia Brancati, figlia dello scrittore, insignita della cittadinanza onoraria di Pachino, e Rosario Lo Bello, figlio del celebre Concetto, indimenticato arbitro internazionale di calcio.

Gli organizzatori, nel dare appuntamento a settembre con un premio speciale a importanti nomi del giornalismo e della cultura internazionale, hanno ringraziato il Comune di Pachino per l’impegno profuso pur in un momento di gravi difficoltà economiche.

«Ringrazio il primo cittadino di Pachino Roberto Bruno – ha dichiarato Firera – che con il suo sciopero della fame per una sana gestione del Comune, è degno sindaco di questa Città. In un momento di grandi difficoltà ritengo sia importante che una comunità pensi a valorizzare e fare conoscere i suoi figli più illustri».

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