Santa Croce Camerina, la comunità dice basta allo sciacallaggio mediatico

Animi turbati e sconvolti dalla tragedia, notizie su notizie presentano scenari nuovi e paradossali, la ricerca della verità non guarda in faccia nessuno.

In questo contesto, così confuso e in cui tutti credono di saper tutto, si rompe il silenzio di una comunità da giorni sprofondata nel dolore e nella paura.

Ieri, un articolo apparso sulla testata giornalistica Il Fatto Quotidiano, a firma di Veronica Tomassini ha scosso ancora di più gli animi di questa piccola comunità.

Nell’articolo, più volte, la giornalista definisce Santa Croce Camerina come un paese in cui “la gente usa un linguaggio primitivo e tribale, da codice d’onore, qualcosa di pietoso e superato”.

“I vecchi , scrive, fuori dal bar, sembrano usciti da un trattato di Pitrè, cariatidi silenti e dure”.

Ed aggiunge: “La stessa tristezza recondita di una Sicilia che pensavamo fosse fasulla, roba per certa letteratura ruffiana o da gadget per turisti un po’ tonti. E invece la troviamo bestiale e fedele nel nostro sgomento”.

Una descrizione, questa che ha indignato l’intera comunità e soprattutto i giovani che non ci stanno a vedersi protagonisti di “un romanzo fantasioso frutto dei libri di Pitrè” come si legge in un commento postato sui social da Antonio.

Dura la reazione di chi vive e conosce bene la realtà di questo paese. Sul profilo social della giornalista, numerose le critiche e attestazioni di disprezzo per l’approccio giornalistico utilizzato che, come scrive Giovanni, “non è adeguato alla situazione con cui la giornalista doveva confrontarsi”.

Carola, invece, donna santacrocese aggiunge: “Più dell’ottusa coscienza di paese mi sembra ottuso avere un approccio cosÏ semplificatorio alla realtà – e non fa cosÏ soprattutto la buona letteratura. Ma suppongo che lei si sia ben nutrita di quella letteratura ruffiana di cui parla. Spero che il mio linguaggio tribale le risulti comprensibile”.

Tiffany, più dura nei toni, incalza: “Questo paese è ostile al vostro sciacallaggio mediatico, disgustoso, insensibile, morboso e macabro. Voi giornalisti non siete nessuno per indagare, cercate solo di fare scalpore per avere notorietà. Dovreste vergognarvi”.

E anche lontano dai social l’indignazione cresce nella comunità.

Su una cosa ha ragione la Tomassini – ci dice Laura – Santa Croce Camerina, oggi, è sprofondata nelle tenebre e a ragion veduta. C’è un immenso dolore e lo si avverte lungo “le carraie deserte” ( come cita la “scrittrice”), lo si percepisce ad ogni angolo e lo si legge su ogni volto. Ancora una volta la superbia e la presunzione di sapere tutto prevale sull’umiltà. Quell’umiltà che chiunque si accosta a situazioni e vicende così atroci dovrebbe mostrare. E invece no, in barba alla deontologia professionale e persino alle semplici regole dettate dalla morale, che si presuppone debbano muovere il nostro agire sociale, da quattro giorni, pur di vendere si spettacolarizza tutto”. 

“Si raccontano storie su storie –aggiunge  infine Guglielmo – si amplifica qualsiasi dettaglio e ancor peggio si profilano insinuazioni e si trasformano scenari possibili in realtà. Ma qual è la verità in tutto ciò. In tutto questo proliferare di informazioni e opinioni cosa c’è di vero? Un bambino non avrà più la possibilità di giocare, crescere e conoscere questo strano mondo. Là fuori c’è un assassino che deve pagare per questo crimine, dopo un giusto processo e con il massimo della pena. Stretta nel suo dolore c’è una famiglia distrutta che chiede giustizia e merita di ottenerla, come merita il nostro rispetto e la nostra solidarietà. E lo stesso rispetto va ad un’altra famiglia che si trova, suo malgrado, coinvolta in questa amara vicenda e che non merita alcun linciaggio mediatico sulla base di semplici supposizioni. La verità è che avremmo voluto che tutto ciò non fosse mai accaduto ma la realtà è un’altra e l’unico modo per affrontarla è aiutare, in qualsiasi modo possibile le forze dell’ordine; lo dobbiamo, almeno questo, al nostro piccolo angelo che da lassù adesso veglierà su di noi. A chi, nei prossimi giorni, continuerà a parlare della vicenda, chiedo, con profonda umiltà, di ravvedersi, di ricordarsi dove inizia e dove finisce il diritto di cronaca. Non è il vostro scoop la cosa più importante adesso, l’unica cosa importante è trovare chi si è macchiato di un cosi’ macabro delitto e fare giustizia per il piccolo Loris”.

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