Stupro a Firenze: i due carabinieri potrebbero non essere destituiti

Un precedente che nessuno conosce

Roma, 12 SET – (GRNET.IT) “I fatti di Firenze, che vedono due carabinieri del nucleo radiomobile accusati di violenza sessuale nei confronti di due cittadine americane (il 50enne Appuntato scelto Marco Camuffo, pratese, e il Carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni, di Palermo, ndr), riportano all’attualità (e ne dimostrano l’assoluta infondatezza) la falsa credenza – molto in voga tra certi organi di stampa e tra la gente poco informata – secondo cui militari e forze dell’ordine godrebbero di un trattamento di favore rispetto al cittadino ordinario, sia dal punto di vista penale che dal punto di vista disciplinare.

La verità, come si vede, è opposta ed infatti i giornali ci informano che i due carabinieri di Firenze, a pochissimi giorni dall’accaduto, sarebbero già stati sospesi dal servizio e che addirittura, secondo quanto riporta un noto quotidiano, sarebbe imminente la loro destituzione. Tutto ciò mentre le indagini per appurare i fatti sono ancora in corso, anzi sono appena agli inizi. Sia chiaro che la destituzione prima ancora del processo e, addirittura, della conclusione delle indagini preliminari, per quanto ripugni alla coscienza giuridica di chiunque, è una misura in sé legittima in quanto prevista dal novellato articolo 1393 del codice dell’ordinamento militare”.

E’ quanto afferma l’avvocato Giorgio Carta, ufficiale dell’Arma in congedo, molto noto tra i militari della Benemerita, che cita nel suo editoriale anche un precedente.

“In verità – afferma il legale su GrNet.it, il sito web che si occupa di Sicurezza e Difesa – , il primo comma della citata norma stabilisce pure che, nei casi di particolare complessità dell’accertamento del fatto addebitato ovvero qualora, all’esito di accertamenti preliminari, non si disponga di elementi conoscitivi sufficienti ai fini della valutazione disciplinare, l’Amministrazione promuove il procedimento disciplinare al termine di quello penale”.

“Le condotte dei due carabinieri di Firenze sono tuttora al vaglio della magistratura e, quindi, sembrano essere ben lungi dall’essere già state chiarite. Ciò nonostante non si esita da più parti a definire i militari “mele marce” ed a chiederne la sospensione dal servizio, lasciandoli a casa e dimezzando il loro già modesto stipendio. Ancor peggio sarebbe, per gli interessati e per le rispettive famiglie, se fosse fossero addirittura destituiti, così privandoli delle loro uniche fonti di sostentamento, in un momento storico che non brilla certo per opportunità lavorative alternative”.

“In verità, il codice dell’ordinamento militare consente, una volta concluso il processo con l’assoluzione ed entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza penale, di chiedere all’Amministrazione la revoca o la modifica della sanzione disciplinare irrogata. In sostanza, in caso di assoluzione, i militari potrebbero chiedere di essere riammessi in servizio, ma per tutta la durata del processo (cioè per anni) rimarrebbero senza lavoro né stipendio, con le conseguenze che si possono immaginare”.

“Tutto ciò sarebbe sacrosanto e giusto se fossimo certi della loro colpevolezza, ma se poi i militari risultassero innocenti?”

Il precedente

“In passato – rivela l’avvocato Carta – mi occupai di un caso molto simile a quello in esame, nel quale un carabiniere in servizio era stato parimenti accusato di avere violentato sessualmente una cittadina americana. In quel caso, però, né la stampa né l’opinione pubblica vennero mai a conoscenza del fatto ed il procedimento penale ebbe un andamento assolutamente pacato. Cioè non ci fu alcuna sospensione né alcuna destituzione prima del processo”.

“Non solo, tre mesi dopo i fatti, la cittadina americana confessò davanti alla giustizia del proprio Stato di essersi inventata tutto ed il carabiniere ingiustamente accusato nemmeno affrontò il processo italiano perché il PM chiese ed ottenne l’archiviazione delle indagini”.

“I fatti di Firenze sono, invece, gravemente segnati dalla forte pressione della stampa e dalla perentoria richiesta dell’opinione pubblica (e finanche di molti colleghi dei due militari) dell’adozione di punizioni immediate e drastiche. Di conseguenza, malgrado i fatti siano tutti da accertare, appare oggi sovversivo e quasi provocatorio ogni invito alla prudenza od alla semplice applicazione della presunzione di non colpevolezza prevista dalla Costituzione”.

“A mio modo di vedere, la soluzione più equilibrata e più conforme allo spirito dello stesso codice militare sarebbe quella di assegnare momentaneamente i due militari ad altri incarichi, che eventualmente non comportino lo svolgimento di servizi esterni. In tal modo sarebbero meglio contemperati l’esigenza pubblica con quella privata degli interessati. Solo in via subordinata, potrebbe farsi luogo alla sospensione dal servizio, privando momentaneamente i due inquisiti della divisa, ma assicurando loro quella metà dello stipendio necessaria a sostenere la famiglia per tutti gli anni in cui avrà svolgimento il processo”.

“Le misure più drastiche oggi invocate da tanti, invece, benché successivamente revocabili in caso di assoluzione finale, rischierebbero di incidere irreparabilmente sulla vita di due militari che al momento devono presumersi innocenti”.

“Sul punto, l’opinione pubblica ha però già emesso una sentenza definitiva, affermando che i due militari vadano congedati anche solo per aver condotto nell’auto di servizio le due ragazze americane e per aver intrattenuto con le stesse un rapporto sessuale, seppure consenziente, durante il servizio”.

I due carabinieri accusati di altri reati che, però, non comportano la destituzione

“Al riguardo – precisa Carta – , è vero che potrebbero essere ravvisabili anche altri reati militari e ordinari (sostanzialmente: una violata consegna, una tentata truffa militare ed un peculato d’uso), ma attenzione: sono tutti delitti che, da soli, non determinano di regola la destituzione e che, soprattutto, si possono “estinguere” senza alcuna condanna (e addirittura senza processo) con una semplice richiesta di messa alla prova (essendo tutti punibili, nelle rispettive fattispecie base, con una pena inferiore a 4 anni)”.

“Resta centrale giuridicamente e moralmente, quindi, solo la contestazione della violenza sessuale, reato orribile ed assai complicato da ravvisare in tutte le situazioni in cui, almeno all’inizio o anche solo nella ragionevole supposizione dei soggetti agenti, ci sia stato il consenso delle presunte vittime. Consenso che, come è noto, può essere revocato anche dopo esser stato inizialmente dato (immaginate la difficoltà di ricostruire i fatti!)”.

“Invito, quindi, ad affrontare la vicenda senza farsi suggestionare dalle folle inferocite. I due carabinieri hanno il diritto di essere considerati innocenti fino a prova contraria e vorrei tanto che i vertici dell’Arma applicassero loro questo fondamentale principio di civiltà giuridica, come hanno fatto, del resto con alti militari indagati, imputati e finanche condannati in primo grado per reati gravi, ma mai sospesi dal servizio. La decisione di non assecondare la richiesta collettiva di lapidazione dei due militari sarebbe certamente difficile e impopolare, ma darebbe un grosso segnale a tutti quegli eroi in uniforme che quotidianamente presidiano la sicurezza delle nostre strade e che hanno bisogno di sentirsi tutelati soprattutto nei momenti difficili”. (GRNET.IT)

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