Un fumettista ebreo, testimone della Shoah, fra le vittime dell’attacco a Charlie Hebdo

di Roberto Malini scrittore e co-presidente del Gruppo EveryOne

Parigi, 12 gennaio 2015 – Georges Wolinsky era uno strenuo, commovente sostenitore della libertà di espressione. Quando i nazisti occuparono la Tunisia, nel novembre del 1942, la sua famiglia di fede ebraica subì una dura e umiliante persecuzione. Centomila ebrei vivevano allora nel paese nordafricano, dove i carnefici di Hitler imposero leggi razziali e politiche antisemite. Ognuno di loro fu costretto a portare sugli abiti la stella di David, mentre l’intera comunità ebraica subì la confisca dei beni. Più di cinquemila ebrei tunisini furono deportati dalla Tunisia e molti non tornarono. Centosessanta furono mandati nei campi di concentramento in Francia. Wolinsky ha sempre serbato memoria di quegli anni e in un’intervista ricordò il giorno della liberazione: “Mentre gli altri ragazzi si aspettavano dagli americani e dai loro alleati un po’ di cioccolato, io chiesi: ‘Johnny, hai per caso qualche fumetto?’. Così iniziò la mia passione”. Negli anni 1970 Wolinski creò insieme a Georges Pichard il personaggio di Paulette, un grande successo internazionale. Nel 2005 gli fu assegnato il prestigioso Premio Città di Angoulême. Scampato alla furia nazista, è morto il 7 gennaio scorso per mano di altri propugnatori dell’odio e della violenza. Era una leggenda nel campo della letteratura più amata dalle nuove generazioni: il fumetto. Gli amici della libertà e della pace non lo dimenticheranno mai.

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