Unicredit. Da Messina il via alle battaglie: lunedì sciopero per l’intera giornata

UNICREDIT. DA MESSINA IL VIA ALLE BATTAGLIE. LUNEDI’ SCIOPERO.

Non ci sarà pace in Unicredit a partire dai prossimi giorni. I lavoratori di Unicredit della provincia di Messina attueranno una prima protesta per l’intera giornata di lunedì 29 luglio per protestare per quanto riguarda organici,situazione agenzie, sicurezza sul posto di lavoro, ferie, formazione del personale. Se a Messina si piange sicuramente negli altri territori dell’isola non si ride. Pertanto s’intravede un autunno bollente nell’Azienda che nel 2007 ha incorporato il Gruppo Capitalia compreso il Banco di Sicilia che ne faceva parte. Ricordiamo che il Banco di Sicilia aveva incorporato la Sicilcassa nel 1997. E’ opportuno rammentare altresì che negli ani 90’ lavoravano al Banco di Sicilia ed in Sicilcassa circa 15 mila Persone. Da parte sindacale e politica ci si lamenta del fatto che Unicredit continua in Sicilia a ridimensionare gli Organici e trascura le assunzioni dei giovani. Diventa trascurabile il fatto che negli ultimi anni sono stati assunti mosche bianche se si contano al massimo in quattro mani.
Nelle ultime ore si è scatenata una forte polemica a livello nazionale dopo che Blomerang ha riportato l’indiscrezione che Unicredit con nuovo piano industriale vorrebbe mandare a casa altri diecimila lavoratori.
Dopo la presa di posizione di Lando Maria Sileoni, Leader della FABI che rappresenta la maggioranza dei bancari, che ha minacciato pure di fare a cazzotti, è sceso in campo ll big di Unicredit Jean Pierre Mustier che con una lettera ai dipendenti ha cercato di chiarire, senza però non chiarire e anzi a confermare un’altra imminente purga.
Di seguito la lettera aperta del Leader della FABI a Mustier e a seguire il comunicato stampa della FABI Sicilia ed infine un’interrogazione parlamentare presentata da alcuni parlamentari del PD all’Assemblea Regionale Siciliana.

LETTERA APERTA A JEAN PIERRE, IL PIFFERAIO MAGICO Roma, 23 luglio 2019. «Caro Jean Pierre, nella lettera di oggi indirizzata ai dipendenti confermi quello che non smentisci: i tagli al personale. Se saranno 10.000 gli esuberi, sotto la tua preziosa gestione, i tagli arriverebbero a 24.700 pari al 29% dell’attuale forza lavoro. Complimenti, un vero record. Unicredit a livello globale nel 2013, prima del tuo arrivo, aveva oltre 140.000 dipendenti. Oggi sono circa 86.000. Dal pifferaio magico, però, non escono i seguenti numeri: il cost income di Unicredit oggi è al 52,8%, tra i migliori in Europa. Il costo del lavoro degli 86.000 dipendenti attuali è di 6 miliardi di euro, pari a solo il 30% dei ricavi, attesi poco sotto i 20 miliardi nel 2019. Unicredit Italia è oggi l’area di business più redditizia dopo l’Ungheria e produce, nel primo trimestre 2019, 395 milioni di utili netti su 1,3 miliardi del gruppo. L’area “Cee” produce 391 milioni di utili netti e la Germania solo 113 milioni. Nel 2019 sono attesi 4,7 miliardi di utili, erano 3,9 miliardi nel 2018. I ricavi sono fermi, ma a te, pifferaio magico, i ricavi non interessano. Ti ricordiamo una tua recente pubblica dichiarazione a un quotidiano nazionale: “Non è credibile una strategia basata sui ricavi”. Se lo dici tu, che vieni dalla legione straniera, c’è da crederci, e infatti oggi Unicredit fa poco meno di 20 miliardi di ricavi, ne faceva 24 miliardi nel 2013, quando tu non eri alla guida. Dal 2013 Unicredit ha tagliato crediti per oltre 30 miliardi, il 6% dello stock complessivo. Tu sei impegnato a fare tre cose. Uno: vendere i gioielli di casa, tra i quali Pioneer, Pekao e Fineco, dai quali hai incassato oltre 7 miliardi di euro, privandoti così di asset altamente redditizi. Due: hai pulito il bilancio dalle sofferenze a costo di provocare il famoso buco di bilancio del 2016, da 11 miliardi. Tre: hai rafforzato il capitale con l’aumento da 13 miliardi. Dei ricavi, per tua stessa ammissione pubblica, te ne importa poco o niente. Sai cosa pensiamo? Vuoi avere una banca forte patrimonialmente, pulita dalle sofferenze per creare le condizioni per una fusione in Europa in cui tu sia predatore e non preda. Quando ringrazi tutte le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Unicredit ti sei forse dimenticato un ultimo aspetto. Non vorrai mica lasciare l’Italia e trasferirti in Europa? Perché, se così fosse, tutti i lavoratori bancari che hanno fatto la tua fortuna non la prenderebbero bene. Un’ultima domanda: uno che ha in mente di tagliare 24.700 posti di lavoro, può dire pubblicamente quanto guadagna tra stipendio e stock option? Fallo per noi, Jean Pierre, rispondi a questa semplice domanda».
Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

nella foto: Massimo Pellegrino.

FABI SICILIA: «REGIONE AL COLLASSO, NO AGLI ESUBERI UNICREDIT»
I coordinatori regionali della Federazione autonoma bancari italiani attaccano il
gruppo di piazza Gae Aulenti e l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier: «Pronti
alla lotta contro i 10.000 tagli al personale paventati nel nuovo piano industriale. Da
anni niente turnover, pochissime assunzioni. Enormi fette dell’isola sono scoperte e
senza banche, con la clientela che fugge in Poste Italiane». Il 29 luglio la protesta con
un sit-in sotto le sedi dell’azienda

Palermo, 23 luglio 2019. Il comportamento di Unicredit Group di fronte alle prese di posizioni
manifestate da mesi dalle organizzazioni sindacali in sede Abi, sugli organi di informazioni
e su social appare alquanto e fortemente provocatorio. «Non sono ottimista sull’andamento
delle trattative in Abi, prevedo un autunno caldo con azioni di protesta che non
coinvolgeranno solo i bancari, ma anche la clientela» dice il coordinatore della Fabi Sicilia,
Carmelo Raffa. Le indiscrezioni sui nuovi diecimila esuberi del gruppo trapelate su
Bloomberg non sono state smentite dall’Azienda, ma quasi confermate: parole come
«rientrano nel turnover» ci inducono, afferma Raffa, ad aprire un fronte di conflittualità con
questa azienda internazionale, ma dai connotati italiani. Ci chiediamo se il signor Mustier, è
l’interrogativo della Fabi, stia lavorando per “deitalianizzare” l’azienda per poi trasferirla in
Francia o in qualche altro paese dell’Europa.
E dalla sigla maggiormente rappresentativa, il cui leader è Lando Maria Sileoni, vengono
alcuni interrogativi: i 10 mila esuberi paventati da Unicredit saranno attuati per il turnover?
Ma qual è il significato di turnover secondo i canoni del signor Mustier? Tagliare, tagliare e
sempre più tagliare gli organici come ha iniziato a fare dal 2008 ad oggi significa: “il
turnover”? Ricordiamo a Mustier & Co. che nel 2008 i dipendenti di Unicredit erano circa
190 mila di cui circa 80 mila in Italia. Oggi sono meno di 90mila e in Italia circa 36mila. Da
ciò si evince che le nuove assunzioni sono state pochissime e irrilevanti rispetto agli esodi
e pensionamenti. E Mustier e i big di Unicredit che hanno piene le tasche di soldi continuano
ad abusare del termine turnover per continuare a cacciare i lavoratori dall’Azienda?
In particolare, nella nostra isola i primi fuochi erano già stati accesi dai lavoratori di Unicredit
di Messina e provincia che riuniti in assemblea avevano dato mandato alle organizzazioni
sindacali per proclamare una giornata per protestare per quanto riguarda organici,
situazione agenzie, sicurezza sul posto di lavoro, ferie, formazione del personale. Lo
sciopero è stato indetto dalle Rappresentanze Sindacali Aziendali Fabi – First/Cisl –
Fisac/Cgil e Unisin e si terrà lunedì 29 luglio: dalle 10 alle 12 sindacalisti e lavoratori

attueranno, come forma di protesta, un sit-in sotto la sede di Unicredit. A giudizio di Massimo
Pellegrino, segretario coordinatore della Fabi di Messina, «la situazione ormai a nella nostra
provincia è diventata insostenibile, le agenzie sono al collasso. Ogni giorno è un’impresa
riuscire a far funzionare le filiali. Le code agli sportelli sono ormai una consuetudine. A
questo panorama già abbastanza grave si aggiunge proprio nelle ultime ore la notizia di
nuovi 10.000 esuberi. Cosa ha deciso di fare questa Azienda? Non possiamo stare alla
finestra aspettando gli eventi. Dobbiamo dare al Management un forte segnale. Dobbiamo
scendere in piazza per rispetto ai lavoratori che in noi ripongono le ultime speranze».
Secondo Giuseppe Angelini, membro della segreteria di coordinamento Fabi Unicredit «di
fronte a centinaia e centinai di esodi e pensionamenti in Sicilia l’Azienda ha assunto negli
ultimi anni meno di 20 giovani e che oltre il caso eclatante di Messina e provincia anche
nelle altre realtà territoriali emerge un problema di carenza di organici».
Le aziende tagliano sempre più personale e chiudono agenzie, osserva Raffa che esprime
preoccupazione per il fatto che tanti paesi della Sicilia sono rimasti senza una banca e i
clienti si riversano, affollandoli, sempre più negli uffici postali e tanti lavoratori non possono
godere neanche delle meritate ferie «il 29 luglio sarò a Messina e, assieme ai dirigenti
sindacali della Fabi Unicredit Sicilia – conclude Raffa – porterò solidarietà e sostegno ad una
giusta lotta che rappresenta l’inizio di una stagione conflittuale perché i lavoratori sono
stanchi di continuare a fare sacrifici per poi constatare che sono finalizzati a riempiere le
tasche di soldoni dei vari Mustier».

Ecco il testo dell’interrogazione presentata all’ARS

XVII LEGISLATURA ARS
INTERROGAZIONE
(risposta in commissione)

Proclamazione dello stato di agitazione dei lavoratori dell’UniCredit dell’area commerciale di Messina

All’Assessore Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro Antonio Scavone, considerato che:

in base a quanto si apprende dai comunicati ufficiali delle rappresentanze sindacali dei lavoratori dell’UniCredit di Messina, a seguito di un recente fallito tentativo di conciliazione, è stato proclamato uno sciopero per l’intera giornata di lunedì 29 luglio, di tutto il personale del perimetro afferente all’area commerciale di Messina;

le rappresentanze dei lavoratori hanno denunciato una situazione di grave carenza relativa alla dotazione organica del personale, alle condizioni di sicurezza sul luogo di lavoro, alla formazione del personale e al riconoscimento delle ferie;

in base a quanto reso noto dalle organizzazioni sindacali, in sede di conciliazione l’azienda avrebbe adottato una posizione di netta chiusura rispetto alle istanze avanzate dai rappresentanti dei lavoratori, limitandosi a proporre la destinazione presso le sedi della regione Sicilia di lavoratori stagionali;

il tema degli investimenti di carattere occupazionale da parte delle grandi aziende che operano in Sicilia assume una significativa rilevanza per le istituzioni politiche regionali;

in base a quanto si apprende da recenti indiscrezioni di stampa, il nuovo piano industriale 2020-2023 dell’UniCredit prevederebbe una riduzione dell’organico di circa 10.000 unità, da realizzarsi prevalentemente nell’ambito delle sedi italiane;

negli ultimi mesi si è assistito al moltiplicarsi di vertenze occupazionali, rispetto alle quali il Governo regionale ha esercitato un ruolo sostanzialmente marginale;

per sapere:

se e con quali modalità l’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro intenda intervenire al fine di sostenere, in riferimento all’ambito in oggetto, l’esigenza di incrementare l’occupazione stabile in Sicilia.

DE DOMENICO
LUPO
CAFEO
DI PASQUALE
GUCCIARDI
CRACOLICI

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