Uso strategico degli spazi espositivi pubblici della città di Modica

Modica, 23 novembre 2015 – Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa a firma di Francesco Lucifora, Pres. Ass.Cult. LAP – Direzione CoCA archivio biblioteca:

Il CoCA e l’Ass. Culturale Laboratorio Autonomo Potenziale intende aprire con il  presente comunicato una riflessione e un dibattito sull’assetto della programmazione culturale e l’uso strategico degli spazi  espositivi pubblici della città di Modica, in particolar modo in relazione all’Ex Convento del Carmine. 

Dopo aver vissuto come associazione, attiva in campo artistico e culturale,  e poi come archivio biblioteca di arti contemporanee, le varie amministrazioni Ruta, Torchi e Buscema, siamo persuasi che Modica merita, senza altri indugi, una progettualità culturale  ben definita e pratiche aggiornate al tempo presente. Per tali ragioni non si comprende quale sia la strategia che orienta la gestione degli spazi espositivi e dei luoghi pubblici in genere, compreso l’Ex Convento del Carmine. Sembra che gli amministratori e gli organizzatori di mostre abbiano dimenticato e ri-propongano quel momento storico italiano stigmatizzato come “mostrismo” ovvero quando in Italia, sul finire degli anni settanta non c’era amministrazione locale che non mettesse in campo energie per produrre mostre grandi e piccole, belle e brutte, ben fatte o arrangiate. Lo scopo, tra gli altri, di quella frenesia era di facilitare l’accesso ad un pubblico più ampio, ma sfortunatamente quelle operazioni non lasciavano traccia sia perché non erano inserite in una progettualità da comunicare per tempo (oggi diremmo alla stampa e ai tour operator..) e soprattutto perché non erano corredate da attività didattiche, laboratori, visite guidate e quant’altro può dirsi essenziale intorno alla pratica di un progetto espositivo. Ritornando all’Ex Convento del Carmine, non si capisce il perché non ci sia una direzione artistica, un comitato scientifico (magari è in cantiere) e una programmazione, ma ad oggi soltanto una sequenza di progetti espositivi, in alcuni casi di qualità autoriale e al contempo carenti da altri punti di vista, che non sono programmati per tempo al fine di far parte di un palinsesto nazionale: l’esposizione dell’arte in luoghi pubblici non può essere pensata secondo i canoni di una mostra da galleria privata: gli ambiti e le pratiche conseguenti sono differenti.

Dopo anni di attività costante e di pratiche virtuose, vorremmo che Modica, anche dopo l’esperienza di Expo, possa finalmente aspirare all’eccellenza in campo artistico e culturale e pensiamo, per acclarata professionalità che ci contraddistingue, che le cose temporanee sono dannose alla comunità, al suo turismo e agli stessi artisti coinvolti. Sarebbe il momento di dare il giusto valore al passaggio di autori, personaggi e scuole di pensiero facendo, per esempio, confluire donazioni di opere in una collezione civica che costituisca negli anni un patrimonio per Modica, sarebbe anche il caso di ampliare la visione e guardare oltre ed intorno a noi stessi scoprendo che esistono l’Espressionismo, la Fotografia (…), il New Dada, la Pop Art, l’Arte Cinetica, l’Arte Povera, l’Arte Concettuale, la Body Art, la Transavanguardia e il Post Human (nonché il design, il cinema, la moda etc…) per citare alcuni dei momenti di cui si compone la grande storia dell’arte e della produzione culturale: di queste storie è intriso tutto il DNA mondiale compreso il nostro. Perché allora insistere sulla mancanza di progettualità o sulla parziale assenza di professionalità e pratiche virtuose? Perché lasciare chiusi luoghi come il Palazzo dei Mercedari? Perché non corredare le mostre delle appropriate appendici? Perché non redigere la comunicazione e i testi critici anche in inglese? Perché relegare l’arte e la cultura alla temporaneità facendo passare il ruolo degli artisti, degli allestitori, dei curatori, degli uffici stampa specializzati e del fundraiser come figure da “tempo libero” e non da normali professionisti quali sono? Se è vero che l’Ex Convento del Carmine possiede uno spazio espositivo di eccellenza perché su di esso non si elabora una programmazione adeguata anziché organizzare esposizioni che non lasciano segni nella città che li ospita? Perche l’investimento degli enti pubblici nella realizzazione di importanti mostre personali o monografiche non prevede la donazione di almeno un opera da parte dell’autore per iniziare a costituire una collezione cittadina di arte contemporanea.  Per quale ragione alcune mostre sono gratuite e altre a pagamento per tutti? Forse sarebbe meglio pensare a progetti espositivi il cui biglietto d’entrata costi e valga quanto un biglietto del cinema o si vuole continuare a considerare il valore della visione dell’arte sotto i cinque euro? 

Ci auguriamo  che queste domande possano trovare presto risposte in fatti corrispondenti così come speriamo si capisca una volta per tutte che una politica culturale dinamica, lungimirante e ben consigliata può determinare l’identità di una comunità che è allo stesso tempo biglietto da visita e resistenza, a secondo delle situazioni, belle o tragiche, che la contemporaneità ci propone. 

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