Vittoria è guerra…W l’indifferenza.

Vittoria. 19 febbraio 2017
A due giorni dal “messaggio” mafioso che ancora una volta ha coinvolto la città di Vittoria e per cui i Media di tutta Italia danno il giusto risalto, evidenziando la portata dell’episodio, in città si respira un’aria strana e pesante, l’aria di chi sa e non vuole parlare e di chi si adegua ad una sorta di rassegnazione che nessuno contesta, in quanto, si pensa erroneamente, che l’argomento riguarda solo un settore o una categoria. In sintesi: ma chi se ne frega, che litighino tra di loro!
L’incendio di chiara e inconfutabile matrice dolosa, appiccato ad alcuni camion posteggiati all’interno dei locali del Caair, per cui ha rischiato la vita un giovane autotrasportatore che dormiva nella cuccetta della cabina del suo mezzo, è un segnale che non può essere sottovalutato e che va letto nel modo giusto. La città di Vittoria, da anni vittima di aggressioni mafiose interne ed esterne, non sta ripiombando, ma è già ripiombata nel clima degli anni più bui della sua drammatica storia.
Dobbiamo constatare, senza alcun timore di essere smentiti da qualcuno, che nessuno sta alzando un dito per aiutare un popolo che non vuole continuare a vivere nel terrore e sotto la costante ma prevedibile minaccia, che tornino a tuonare le armi per le strade e in mezzo alla gente.
I pochi che continuano a parlare, esprimere opinioni, peraltro valide perché derivanti da una consolidata esperienza di vita, vengono isolati ed esposti a pericoli. Le forze dell’ordine ancora una volta, si trovano di fronte ad un muro di gomma su cui rimbalzano.
Nessuno sa, nessuno parla, nessuno vede, nessuno sente; ancora così, come negli anni 50, 60 e 70.
Si può parlare di una città alla deriva e di una indifferenza che fa terrore.
Un silenzio assordante che spacca i timpani, “avvolge” come una nebbia impercettibile tutta la gente, quella che, catalogata nell’elenco del perbenismo, è sorda, muta e cieca.
Ma i gusti sono gusti, guai a discuterli, l’importante che nessuno alzi il dito per indicare e accusare altri, prima di farlo, prima che la città venga seppellita definitivamente nell’indifferenza e nel contestuale scarica barile, pregasi consultare lo specchio.

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