Vittoria perde un figlio illustre

Vittoria. 09/05/2018 – Sono le 16,35 del 9 maggio e da pochi minuti, la città di Vittoria, ha perso uno dei suoi figli più illustri: Marcello Guglielmino, questore di Cesena, responsabile della scuola di polizia, è andato via in assoluto silenzio, come era solito fare nel compiere ogni atto della sua vita, privata e lavorativa.

L’amico Marcello, che resterà indimenticabile per sempre, avrebbe festeggiato il suo sessantesimo compleanno, esattamente tra 10 giorni. Era nato a Vittoria il 19 maggio del 1958. Una grave malattia lo aveva costretto a non potere svolgere il suo importantissimo ruolo, ma il suo modo di essere, il suo attaccamento alle istituzioni e al lavoro, lo hanno reso, negli ultimi anni, protagonista di una fatica immane pur di adempiere, senza se e senza ma, alle sue funzioni di alto dirigente dello Stato.

Marcello Guglielmino lascia un vuoto incolmabile nella sua famiglia unita e adorata, composta dalla moglie Francesca, dai tre figli, Stefano, Enrico e Francesca Chiara, dai fratelli e dai nipoti; ma lascia un vuoto anche tra quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di condividere con lui alcuni momenti indimenticabili. Mi ritengo fortunato ad essere tra questi ultimi. I nostri incontri dentro e fuori degli uffici di polizia, sono sempre stati cordiali, quasi fraterni e nel rispetto massimo dei ruoli reciproci.

Investigatore di grande intuito, ma nello stesso tempo un uomo di legge che mai avrebbe approfittato per una sola frazione di secondo, del ruolo importante che lo Stato gli ha affidato e che lui ha portato avanti con dedizione, correttezza, lealtà e altissima professionalità. Ha fatto terra bruciata attorno alla criminalità organizzata e a Marcello sono intestate le operazioni di polizia più significative.

Era attento 24 ore su 24, a non far pesare le sue doti e qualità, peraltro riconosciute, e non solo dalla polizia di Stato, corpo cui apparteneva, ma anche dai colleghi delle altre forze di polizia. Schivo da riflettori, telecamere, prime pagine e interviste, i suoi ripetuti successi nella lotta a mafia e criminalità, lo hanno messo nelle condizioni, suo malgrado, di apparire sempre più spesso per i risultati eccellenti che ha ottenuto.

In decine di occasioni abbiamo parlato a lungo del clima che si respirava in una città che era presa d’assedio, e nonostante le sue capacità investigative e intuitive, non faceva a meno del parere di un amico cronista che guardava la realtà da una dimensione diversa.

Marcello, quante cose potrei scrivere sul tuo conto, ma non lo faccio, conosco perfettamente la tua riservatezza, il tuo modo di fare, atteggiamenti che comunque non ti hanno mai impedito di essere un coraggioso e un grande e impareggiabile uomo di Stato.

Amico mio carissimo e sincero, dovunque tu sia, ti auguro dal profondo del mio cuore, di poter fare da subito, quello che certamente sarà il tuo chiodo fisso, vigilare sulla tua famiglia, e riposa in pace.

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