10 Aprile 2021

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Caltanissetta. L’operazione “Attila” si conclude con 11 arresti. Hanno un volto e un nome gli assassini di Adnan Siddique.

2 min read

Caltanissetta. 02/12/2020

Il 3 giugno scorso è stato ucciso il giovane pakistano Adnan Siddique, vittima del caporalato e di suoi connazionali che lo hanno contrastato con ogni mezzo, fino ad eliminarlo, per impedirgli di garantire i diritti dei lavoratori sfruttati dai caporali. Oggi 11 condanne.
L’inchiesta della Procura, denominata “Attila”, ha messo in luce la scia di violenze in danno di lavoratori, perpetrate da una banda di pakistani.
Lavoratori sfruttati nelle campagne e pagati con meno di 25/30 euro al giorno, spesso vittime di spedizioni punitive, ordinate dai loro stessi connazionali, quando si scontravano con legittime richieste dei diritti dovuti a tutti coloro i quali lavorano. Una serie infinita di soprusi nelle campagne del nisseno, dove carabinieri e polizia, su mandato del Gip, hanno arrestato 11 persone. L’inchiesta della Procura nissena, si è conclusa con l’arresto di 9 persone, tutte del Pakistan, di una persona ai domiciliari e di un’altra persona ricercata perché irreperibile, anche queste del Pakistan. Tutti sono indagati, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere, sfruttamento della manodopera per caporalato, estorsioni, sequestro di persona, rapina, lesioni aggravate, minacce e violazione di domicilio. Tra il materiale sequestrato, anche un libro dove erano annotati nomi, movimenti di somme di denaro e altre operazioni illecite.
L’indagine, coordinata dalla Procura e condotta da carabinieri e polizia ha preso il via dopo che sono stati notati i movimenti di alcuni pakistani da tempo residenti nel capoluogo nisseno, ritenuti responsabili a vario titolo di una serie di delitti contro le persone e il patrimonio, in danno di connazionali.

Il gruppo d’azione, era guidato da Muhammad Shoaib, uno di quelli arrestati, considerato dagli inquirenti il “capo”. Era lui che reclutava manodopera pakistana con il metodo del caporalato, da destinare alle campagne dell’entroterra siciliano e di Caltanissetta.
Si chiude così un’altra squallida vicenda di caporalato, un cancro che imperversa nel mondo del lavoro agricolo.

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