Ai domiciliari Favuzza, il barista che cedeva stupefacenti ai ragazzi che frequentavano il suo bar.

gianni di gennaro

Vittoria (RG) 03/12/2014 – Quattro mesi di indagini serrate volte a fare piena luce su un tragico evento che ha scosso l’opinione pubblica. Come si ricorderà il 20 agosto scorso dinanzi il piazzale della chiesa di S. Domenico Savio, la polizia è intervenuta su segnalazione di un cittadino che aveva notato il corpo di un uomo a terra.
Di seguito si riporta il comunicato stampa dell’epoca: Le indagini condotte dalla polizia di Ragusa, squadra mobile e Vittoria, commissariato di P.S., coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa hanno consentito di chiarire tutti i contorni relativi al rinvenimento, in via Bologna, nell’area prospiciente la chiesa di San Domenico Savio, di un ragazzo riverso a terra con una evidente ferita alla bocca causata da un’arma da sparo di piccolo calibro rinvenuta nelle immediate vicinanze.
I segni identificati dell’arma, una pistola semiautomatica calibro 6.35 hanno consentito di pervenire all’individuazione del suo proprietario e regolare detentore e da qui all’identificazione del ragazzo diciassettenne ferito, essendo risultato un membro della famiglia che era riuscito ad impossessarsene.
L’esame del cellulare rinvenuto vicino al corpo del ragazzo ha permesso di ricostruire quanto accaduto nelle ore immediatamente precedenti al fatto di sangue.
Il ferito, uscito di casa a piedi intorno alle 11 si è recato a casa di un’altra persona conosciuta per discutere sulla restituzione di una somma di denaro della quale risultava debitore. Si sono messi a bordo dell’auto di questo trentacinquenne vittoriese e si sono avviati verso un bar. Durante il tragitto è nata una colluttazione tra i due. Dentro l’abitacolo, in maniera accidentale è partito un colpo dalla pistola che il ragazzo teneva nella tasca posteriore dei pantaloni. L’ogiva non ha causato alcuna ferita e si è conficcata sul cruscotto dell’automobile. Poi la marcia è stata arrestata e la lite è continuata in strada sino a quando i due si sono separati, il giovane andando via a piedi, l’altro riprendendo la guida del suo veicolo.
Il ragazzo a piedi si è avviato verso il piazzale della Chiesa San Domenico Savio, vi è giunto, da solo, in termini temporali perfettamente compatibili con la distanza dal luogo della lite.
In quel sito è stato notato da un automobilista in transito che si è avvicinato ed ha chiamato il 113, rimanendo ad attendere l’arrivo della polizia e dei soccorsi.
Sino a tarda notte la polizia e il magistrato, intervenuti sui luoghi del rinvenimento del ferito e presso gli uffici del commissariato di P.S. sono stati impegnati ad assumere informazioni dai familiari e dalle persone in grado di rendere testimonianza sugli avvenimenti che man mano si disvelavano, oltre ad effettuare sopralluoghi presso i siti nei quali si erano svolte le diverse fasi dell’ingarbugliata vicenda.
Di fondamentale importanza si sono rivelate le immagini registrate da alcuni impianti di videosorveglianza. Da esse è emerso inequivocabilmente che il ragazzo dopo la lite per strada avvenuta in zona via La Marmora, via Adua, si è incamminato verso la zona del successivo rinvenimento dove è giunto da solo e dove è stato ritrovato.
Le condizioni di salute del ferito, ricoverato presso l’ospedale Cannizzaro di Catania permangono invariate rispetto ad ieri.
Sin qui il contenuto del comunicato dell’epoca, ma le indagini non si sono mai fermate e il dirigente del locale commissariato, Rosario Amarù, ha continuato a “scavare” insieme ai suoi abili collaboratori, per fare piena luce sull’inquietante episodio che si è concluso tragicamente.

Si è così giunti a stabilire che il ragazzo era molto preoccupato per un debito debito che aveva contratto nei confronti dell’odierno indagato. Un debito di 950,00 euro e non di 300, come asserito inizialmente dal creditore e che la causa del debito non era da attribuire a consumazioni non pagate al bar, ma era il corrispettivo di un partita di 10 grammi di cocaina che Marco Di Martino aveva acquistato dal suo fornitore a fine luglio.
Gli accordi con quest’ultimo prevedevano un periodo di 20 giorni di tempo per il pagamento. In quella circostanza il ragazzo non riuscì in alcun modo a saldare il debito entro i termini soliti. Entrò in crisi e dietro le pressanti e minacciose sollecitazioni, senza confidarsi con alcuno e ritenendo insanabile la questione, decise di compiere l’insano gesto.Le indagini condotte dalla polizia e dal Sostituto Procuratore della Repubblica Monica Monego, hanno consentito di accertare l’esistenza di un’attività di spaccio condotta da Umberto Favuzza, 35 anni, originario della provincia di Palermo, residente a Vittoria. Favuzza ha precedenti penali per reati inerenti gli stupefacenti ed il patrimonio.
Il Gip del Tribunale di Ragusa Andrea Reale, esaminata la richiesta di applicazione di misura cautelare custodiale avanzata dalla Procura della Repubblica sulla scorta delle indagini svolte dalla squadra mobile di Ragusa e dal commissariato di Vittoria che “dà piena contezza della condotta criminosa ascritta all’indagato” in ordine al reato di cui agli artt. 81 cpv c.p., 73 e 80, comma 1 D.P.R. 309/90, per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, detenuto, offerto, posto in vendita, procurato o comunque ceduto a terzi e fra costoro al minore deceduto l’11.09.2014, sostanza stupefacente del tipo cocaina e marijuana, ha applicato al Favuzza, in relazione alle imputazioni contestategli, la misura degli arresti domiciliari presso la sua abitazione.
Stamane gli uomini della polizia di Stato lo hanno raggiunto, trovandolo in un’abitazione diversa da quella abituale ed hanno dato esecuzione alla misura.
Il giovane Di Martino si trovò coinvolto nella triste e pericolosa relazione con il mondo degli stupefacenti, proprio a causa dei rapporti che incominciò a intrattenere presso il bar gestito da Favuzza.
Questo, offriva al gruppo di giovani frequentatori la possibilità di “provare” lo stupefacente tutte le volte che volevano.
La tenacia e la professionalità degli uomini della polizia, hanno consentito di punire il responsabile della morte dei ragazzo.

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