Vittoria. Aiello all’attacco del primo cittadino senza esclusione di colpi

gianni di gennaro

Vittoria (RG) 02/02/2015 – Tutti si proclamano innocenti, tutti diffamati, tutti puliti. E Nicosia col suo silenzio e le sue esternazioni fa passare la cagnara mediatica che questi signori hanno sollevato sul web, ivi compreso l’insulto all’autore della Interrogazione e ai suoi potenziali sostenitori nel nostro territorio>.
Duro l’attacco di Francesco Aiello nei confronti del sindaco Nicosia, e con una nota articolata, inviata agli organi di stampa, prende le distanze sulla questione che riguarda il mercato ortofrutticolo.

prosegue Aiello Peggio di così non poteva andare. Il sindaco gira la faccia alla legalità e lascia la battaglia antimafia scoperta e a tu per tu, non solo sul web, con organizzazioni potenti di criminali incalliti. Se ne assume la responsabilità.
Detto questo vorrei fare alcune osservazioni sulla interrogazione e introdurre qualche precisazione.
Primo: credo intanto che la interrogazione del Sen. Lumia abbia tralasciato di citare alcuni personaggi che, meglio e più di altri, meritavano di comparire in questo elenco. I nomi e i cognomi riportati nella interrogazione risultano evidentemente parziali ed è anche chiaro che una elencazione sintetica, come quella riportata, rischia anche di mettere sullo stesso piano tante personalità, riconducibili ad attività diverse databili in contesti diversi, essendo la realtà a cui si fa riferimento molto articolata e sfrangiata, lì dove le singole personalità citate hanno svolto o vissuto storie, profili e responsabilità non omogenee per spessore di interessi o di appartenenza .
Secondo: il Mercato è una struttura pubblica lì dove le infiltrazioni tendono a mascherarsi in cointeressenze mascherate, quasi mai evidenti, tranne che in casi particolari. Ma la mano pesante delle mafie è stata sempre presente, attiva, ed efficace sotto il profilo del condizionamento dei processi di funzionamento della struttura: nella formazione dei prezzi soprattutto, che è la base del catafascio generale, dove il dominio del malaffare assume la veste rassicurante della legalità certificata da autorità imbelli e sottomesse.
Non si dicono cose sbagliate quando si ribadisce che al Mercato operano anche persone per bene, in regola con le leggi, gente non affiliata ai clan, gente normale.
La domanda che però non solo io mi pongo è la seguente: perché tutti sembrano volere protestare in coro assieme ai para-mafiosi e giurare che al Mercato tutti sono ok? Come dire: uno per tutti, come i moschettieri del Re.
E mi chiedo allora come sia possibile che quelle stesse persone oneste che difendiamo dalle generalizzazioni sommarie non riescano a vedere tutto ciò che è sotto gli occhi di tutti ?
La ragione, a mio avviso, è semplice: nella definizione della qualità dei processi, all’interno del Mercato e della filiera agro commerciale, non conta più il valore individuale delle persone , ma la struttura reale del sistema in cui si opera, un SISTEMA perverso, che è diventato regola diffusa in tutta la filiera agroalimentare, una prassi oggettiva, un metodo di vendita dei prodotti agricoli su scala nazionale, che piega alla sua logica di dominio tempi forme e modi della commercializzazione, che ha reso impraticabile il processo legale di formazione dei prezzi reali>.
Una analisi, quella del consigliere vittoriese, che fa un distinguo, tra quanti sono vittime del sistema denunciato da Peppe Lumia, e quanti sono protagonisti.
< Tutto ciò ha prodotto> continua Ciccio Aiello I protagonisti di questo processo sono gruppi, contigui e interni alle mafie del Sud e del Nord Italia, rimasti padroni incontrastatI dei meccanismi che si muovono dentro la filiera agroalimentare, accettati come partners e interlocutori dalla stessa GDO, che non va per il sottile quando deve acquistare dai produttori, ai quali impone pur essa provvigioni illegali che nessuno sino a oggi ha avuto la forza e la coerenza di scoperchiare.
Ad alimentare questo sistema sono gruppi di interesse che gravano spietatamente sul lavoro dei produttori, che eludono dentro una logica speculativa e mafiosa, sempre più forte e arrogante, dentro e fuori dal mercato, il rispetto sostanziale delle Leggi specifiche, nazionali, e della UE, le Ordinanze sindacali, le buone pratiche della concorrenza commerciale, che pretendono a viva voce, gettando la maschera della prudenza di fronte alla legge, di controllare e monopolizzare in cointeressenza più o meno mascherata, l’intero processo della filiera commerciale e agroalimentare, dall’inizio alla fine.
Mercato e fuori mercato, formazione dei prezzi, cassette e imballaggi, trasporti e fornitura di beni e servizi, prestiti, vendite e acquisti, contratti e pagamenti, in questi ultimi decenni si sono gradualmente ristrutturati in forme sempre più speculative, con progressive spinte alla illegalità che ha involuto i processi e cambiato i connotati degli operatori, sino alla tragica intrusione degli interessi mafiosi dentro i mercati e le dinamiche della filiera agroalimentare, che non riguarda solo Vittoria. Cose non nuove se vogliamo, di cui già Francesco Rosi si occupava nel lontano 1957 quando dedicò il suo primo film inchiesta: La Sfida, alla descrizione e denuncia di questi processi, esaminati dall’interno del loro processo formativo.
Il fallimento dell’Associazionismo democratico nell’area serricola e il venir meno di saldi presidi di democrazia e di legalità, pesano come un macigno sulla mancanza di una cultura di resistenza democratica a questi processi devastanti.
Esistono ancora imprenditori liberi onesti? La domanda non è né retorica né provocatoria. Certo che ci sono e sono ancora tanti, Nell’economia, nella società, dentro e fuori il mercato; ma per loro, nel tempo, l’alternativa è stata quella di stare al gioco della cointeressenza o di sparire.
E molti sono venuti a patti, e hanno accettato di convivere . Ed è così che le mafie hanno conquistato la nostra vita, il nostro lavoro, le fatiche di tante generazioni, di chi suda in campagna, o nell’indotto, di chi vorrebbe lavorare onestamente, al mercato o fuori da esso, qui come a Bari, come a Palermo, come a Milano o a Bologna.
Bisogna guardare al bosco per venire a capo di questa vicenda, e non a un solo albero, bisogna avere il coraggio di innovare, ma a tutela del lavoro e della legalità.
Ecco il valore di questa interrogazione qual è, coi limiti che io stesso ho colto e illustrato: ma da questa visione si deve partire per aiutare gli onesti, i produttori, gli operatori commerciali, a ripartire, ripristinando il valore delle cose giuste e del rispetto del lavoro altrui.
Le Autorità ? Guardate Nicosia, quello che fa e quello che dice. E vi renderete conto del disastro e del male che ha fatto alla Legalità, alla città di Vittoria, a tutto il territorio.
Forse perché non sa di mettere in pericolo, così operando e dicendo, anche la vita degli altri>.
Una denuncia forte quella del responsabile di Azione Democratica, forte e dettagliata, forse più dettagliata della stessa denuncia che Peppe Lumia, ha fatto nei giorni scorsi, e per cui si sono aperti diversi fronti.

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