Appiccavano incendi per soldi. 15 Vigili del Fuoco volontari indagati. (Tutti i particolari)

False segnalazioni, cassonetti e sterpaglia incendiati. Sono 21 i capi d’imputazione accertati e di cui dovranno rispondere il vittoriese Davide Di Vita classe ‘75 , unico arrestato dell’operazione denominata “Efesto” e altri 14 Vigili del Fuoco Volontari, operanti nel distaccamento di Santa Croce Camerina.

Movente, ottenere indebite percezioni di denaro per interventi simulati o addirittura generati dolosamente. Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono, infatti, delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi, diversamente, se restano presso la caserma, non hanno diritto ad alcun rimborso.

Tutti e 15 i volontari, provenienti dalla provincia di Ragusa, residenti parte a Vittoria, Santa Croce, Ragusa e Modica,  sono stati allontanati dal distaccamento e sono indagati per truffa ai danni dello Stato italiano ed una parte di essi per incendio. Per loro il Pubblico Ministero ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa la misura cautelare.

Di Vita è l’unico sottoposto agli arresti domiciliari perché ha continuato a reiterare il reato e perchè ha manifestato di possedere una capacità criminale spiccata e di non temere in alcun modo le conseguenze delle condotte poste in essere. Addirittura, in una occasione, Di Vita ha affermato di voler “fare scoppiare una bomba” pur di prendere le indennità spettanti in caso di riparazione dei mezzi di soccorso che non volevano concedergli perché non si trattava di un soccorso.

Considerato il lasso di tempo trascorso dalla commissione degli ultimi fatti reato (2015), il Giudice ha valutato l’esistenza di un’attuale pericolosità solo nei confronti del capo del gruppo e non per tutti gli altri, ferme restando le fonti di prova acquisite e la sussistenza dei gravi indizi a carico di tutti i volontari indagati.

I fatti si riferiscono ad un arco di tempo che va dal 2013 al 2016,tutti verificatisi prevalentemente nel territorio di Santa Croce Camerina, ma anche in altri territori vicini.

Le indagini sono state avviate a seguito di alcune segnalazioni pervenute al Comando Provinciale dei Vigili del fuoco. Lo stesso Comando ha immediatamente avviato un’attività di screening che ha permesso di  evidenziare alcune anomalie connesse a delle incongruenze sulle schede di intervento redatte dal personale volontario del distaccamento di Santa Croce Camerina nelle turnazioni effettuate.

Dal maggio 2015, data in cui è pervenuta  la segnalazione alla Squadra Mobile di Ragusa diretta dal Commissario Capo Antonino Ciavola, si è messa in moto la macchina investigativa che ha permesso di accertare come gli interventi effettuati dal turno “D” era per tre volte maggiore a quello effettuato dagli altri tre turni. Presso il distaccamento operano infatti circa 40 volontari suddivisi in 4 turni (A,B,C,D).

 A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120. Tutto ciò creava malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile, con il fondamentale e prezioso aiuto dei Vigili del Fuoco, hanno permesso inoltre di appurare il modus operandi del gruppo criminale. Una modalità messa in atto era quella di simulare degli interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115. In altre occasioni, i volontari, chiedevano “aiuto” a parenti ed amici, ottenendo segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi. La terza e più grave tipologia di truffa ai danni dello Stato era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni. Più era vasto l’incendio e più tempo sarebbe stato necessario  per spegnerlo.

In quest’ultimo caso, gli agenti della polizia, hanno scoperto che il Di Vita, appiccava gli incendi lanciando dal finestrino del suo furgoncino artifizi pirotecnici, in modo di avere così il tempo  di allontanarsi dal luogo.

Le indagini hanno inoltre permesso di accertare che in tutti questi anni la squadra dei vigili ha continuato ininterrottamente nell’azione criminosa. Unico periodo di stasi in concomitanza con l’omicidio del vigile del fuoco Giorgio Saillant  perché, come tra l’altro si evince dalle intercettazioni, presupponendo attività di indagini volte ad individuare l’omicida, la possibilità di essere scoperti diventava reale. Come se nulla fosse, però, cessato il pericolo, la “banda” ha ripreso l’attività.

Altro particolare emerso dalle indagini è come l’avidità di denaro li abbia portati al punto di utilizzare, senza preoccuparsi, i loro stessi telefoni cellulari per simulare le richieste. L’esame dei tabulati telefonici delle utenze a loro in uso ha permesso, infatti di appurare che molti avevano effettuato, nel periodo 2013/2015, numerose segnalazioni false. Le richieste erano anche non verificabili, difatti segnalavano la presenza di “animali vaganti” così da non dover giustificare utilizzo di acqua o altri sistemi di spegnimento e soprattutto nessuno avrebbe potuto constatare la reale esistenza di animali che nel contempo avrebbero potuto lasciare la zona autonomamente.

Coinvolti e istruiti alla perfezione anche parenti ed amici. Esaminando tutte le singole schede d’intervento si è riusciti scoprire la ripetitività di alcuni nomi, poi risultati di parenti (anche loro coinvolti nell’indagine) degli indagati così come alcuni numeri di telefono ripetuti ma cambiava il nominativo del richiedente.

Una volta chiarito il sistema creato dagli indagati, gli agenti della Squadra Mobile, grazie alla collaborazione del Comando Provinciale, hanno istallato sistemi di localizzazione gps sulle autobotti ed i mezzi dei Vigili del Fuoco, così come sulle auto in uso agli indagati.

Questa tecnica investigativa ha permesso di appurare che Di Vita, con la complicità degli altri volontari, durante il turno di servizio, a bordo della sua auto si allontanava dal distaccamento di Santa Croce Camerina, appiccava l’incendio o effettuava una segnalazione falsa, poi rientrava in caserma ed aspettava che la centrale operativa del 115 li inviasse sul posto.

Grazie alle intercettazioni di tutti gli indagati sono state acquisite ulteriori fonti di prova, gli stessi, infatti, commentavano i diversi incendi dolosi appiccati o le simulazioni di richieste di aiuto da parte di inesistenti cittadini.

Convocati in Questura quasi tutti hanno le proprie responsabilità durante gli interrogatori, delineando, in modo ancora più chiaro, quanto già constatato con le indagini della Squadra Mobile.

Anche negli uffici della Polizia di Stato sono stati  intercettati i colloqui tra gli indagati e per loro stessa ammissione e reciproche accuse, emergevano e venivano cristallizzate ulteriori fonti di prova “loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco”.

Per il Questore di Ragusa, Salvatore La Rosa, questa operazione dimostra che la squadra Stato funziona. Grazie infatti alla sinergia tra gli attori coinvolti si è riusciti ad assicurare alla giustizia questa “squadra di mascalzoni” e porre fine ad un’attività che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi.

Profondamente amareggiato, per questa triste vicenda, il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, Aldo Comella, che ha tenuto  a precisare la totale estraneità ai fatti di tutto il personale effettivo: “Per quanto possa provare a capire il movente, non si può accettare una simile condotta. Consideravamo questi ragazzi parte della nostra famiglia”.

 

 

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