Caporalato, tre arresti e 11 denunce nel ragusano (Guarda il video dell’operazione)

La Squadra Mobile di Ragusa, nell’ambito dell’operazione “Freedom” della Polizia di Stato su parte del territorio nazionale, coordinata dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, ha concluso la prima attività di contrasto al caporalato nella provincia iblea.

Nel ragusano la Squadra Mobile, coadiuvata dal personale della Polizia Scientifica e dei Commissariati di Comiso, Modica e Vittoria, ha conseguito i seguenti risultati: arrestati 3 uomini, denunciati 11, controllate 9 aziende nei territori di Santa Croce (4 denunciati), Modica (2 denunciati), Vittoria (3 arrestati e 3 denunciati) e Acate (2 denunciati), 116 braccianti agricoli identificati (55 rumeni di cui 27 donne, 28 centro-africani di cui 2 donne, 7 albanesi, 1 donna polacca e 25 italiani di cui 2 donne).

Oltre alla presenza di diverse aziende che rispettavano in pieno le normative vigenti in ordine al contratto di lavoro come braccianti agricoli, purtroppo sono state riscontrati diversi illeciti penali. Ben 11 sono state le persone denunciate per sfruttamento della manodopera e nel caso più grave registrato a Vittoria, si è proceduto all’arresto di MICCICHE’ Francesco, nato a Vittoria il 18.12.1962.

L’uomo è stato poi sottoposto alla misura degli arresti domiciliari così come disposto dalla Procura della Repubblica di Ragusa. Miccichè va ad aggiungersi ai fratelli Busacca tratti in arresto il 22 giugno sempre in occasione di uno dei controlli programmati.

L’aver proceduto all’arresto dei tre datori di lavoro, è frutto della gravità di quanto da loro commesso, rispetto agli altri, che seppur indagati per lo stesso titolo di reato, non hanno violato la norma in modo così grave da giustificarne l’arresto.

Anche in questo caso, gli operai ascoltati dagli investigatori della Squadra Mobile di Ragusa sono stati concordi nel riferire di lavorare presso l’azienda di Miccichè e che proprio costui, offriva loro di dormire in casette fabbricate senza alcun minimo rispetto delle normative sull’edilizia oppure li prelevava presso i loro domicili, forniva le indicazioni, impartiva gli ordini, organizzava il lavoro all’interno dell’azienda e li pagava.

Gli operai hanno inoltre raccontato di svolgere l’attività di bracciante agricolo addetto alle colture in serra, di lavorare almeno 8 ore al giorno per una paga giornaliera di 25,00 euro (non 59 così come previsto) corrisposti ogni settimana con denaro contante, di non godere di nessun periodo di ferie (alcuni, addirittura, hanno affermato, così come già riscontrato, di sconoscere il significato della parola) e non aver mai frequentato un corso sulla sicurezza o una visita medica. Fortissimo il timore di essere licenziati, sia qualora avessero richiesto un aumento della paga, sia nel caso in cui l’efficienza nel lavoro non avesse soddisfatto le esigenze dell’incaricato alla loro vigilanza.

Tutti hanno affermato che le loro condizioni economiche sia pregresse che attuali erano e permangono miserevoli.

I controlli effettuati nell’ultima decade di giugno, hanno richiesto il prezioso intervento, oltre che di altre articolazioni ed Uffici della Polizia di Stato, anche del personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, dell’ASP di Ragusa – Servizio Igiene – e dello SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro).

L’Ispettorato del Lavoro ha riferito di aver constatato, nell’ambito dell’intera attività portata a termine in questi giorni, illeciti amministrativi con sanzioni per circa 60.000 euro. Considerato quanto constatato, sono state sospese 3 attività imprenditoriali in attesa che regolarizzino la posizione di tutti i 16 lavoratori c.d. in nero assunti.

I controlli effettuati in questi giorni di fine giugno hanno interessato tutta la provincia iblea, da Acate a Modica, passando per Vittoria e Santa Croce Camerina.

Come detto, insieme ad aziende virtuose, sono state tante quelle segnalate all’Autorità Giudiziaria per la violazione della norma di recente novellata dello sfruttamento della manodopera. Alcuni indagati assumevano mediante contratto ma poi sottopagavano i dipendenti, così come nessuno dei lavoratori poteva godere di ferie o di assenza per malattia, in pratica, chi lavorava guadagnava, gli altri non percepivano nulla.

La Squadra Mobile iblea è stata impegnata nell’ambito dell’operazione nazionale, unitamente alla Squadra Mobili di Caserta, Foggia, Latina, Potenza e Reggio Calabria.

L’obiettivo era il contrasto dello sfruttamento di migranti irregolari costretti per pochi euro a lavorare con orari pesantissimi, in condizioni anche igieniche disumane, senza alcun giorno di riposo o altro diritto garantito. Fenomeno criminale diffuso soprattutto in Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia e tipico prevalentemente del settore agricolo.

A livello nazionale sono stati raggiunti i seguenti obiettivi da parte della Polizia di Stato nelle suddette province: identificate 235 persone (tra datori di lavoro e dipendenti), controllate 26 aziende, arrestate 3 persone e denunciate 11.

Di seguito il video dell’operazione

 

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