Caso Loris, dai risvolti nelle indagini alla conferenza stampa di Orazio Fidone

Ore interminabili, le ultime trascorse a Santa Croce Camerina, ricche di retroscena e dove le fughe di notizie provenienti dai vari ambiti l’hanno fatta da padrone. I telefoni che squillano continuamente, la sete di sapere, di conoscere e soprattutto di essere i primi ad “informare” stravolge e travolge tutto e tutti.

E così, come trottole impazzite, giornalisti, troupe televisive e fotografi,  girano per le vie del paese;  sembra di vivere in una realtà aumentata in cui c’è anche chi ha il potere di sdoppiarsi e e, perché no, quadruplicarsi.

La parola d’ordine è copertura, devi essere ovunque, i tuoi occhi, le tue orecchie devono estendersi all’infinito.

E in tutta questa baraonda non hai nemmeno il tempo di riflettere sulla gravità delle notizie che apprendi. Le butti giù meccanicamente senza soffermarti a pensare a cosa la tua immaginazione, sulla base dei dati raccolti, potrebbe dare vita. O forse non vuoi perché, se ricostruisci il quadro sulla base degli elementi resi noti e confermati in queste ore, l’unico pensiero che ti attanaglia la mente è ciò che il piccolo Loris ha vissuto negli ultimi attimi della sua vita.
Strangolato con una fascetta, i polsi legati e forse anche la fine agonizzante in quel canalone.
I brividi percorrono la schiena al solo pensiero, un colpo stringe il cuore.

E così insegui freddamente, senza soffermarti, tutte le notizie possibili che siano in grado di aiutarti a capire cosa sia davvero successo quel sabato mattina.

Dalla pista iniziale del possibile pedofilo, appurata l’assenza, dall’esame autoptico sul bambino, di tracce di violenza sessuale le indagini hanno preso via via pieghe diverse.

La ricostruzione del tragitto effettuato dalla madre messo a confronto con i suoi racconti sembra non coincidere e così si apre una nuova pista. Se da un lato Veronica racconta di aver accompagnato Loris a scuola, dall’altro le immagini estrapolate dalle telecamere pare non confermino quanto dichiarato, la sua auto, una polo nera, non è presente in alcuna ripresa. Ma c’è chi avanza che in realtà la telecamera in questione non funzioni e chi si ricorda della la testimonianza dei vigili urbani che raccontano di aver visto Veronica Panarello transitare vicino alla scuola.

Intanto le indagini proseguono e tra un sopralluogo e l’altro ecco spuntare le immagini della telecamera posizionata al rifornimento di benzina ERG, sulla provinciale che collega Santa Croce Camerina a Punta secca, che mostra la polo nera transitare intorno alle 9,25 a 50 metri dal luogo del ritrovamento del bambino.
Ma ci sono da considerare anche i dati che gli inquirenti potranno acquisire dal GPS dell’auto di Veronica che lei stessa ha messo a disposizione per le indagini.

Intanto altre immagini avevano già destato dubbi, come quelle che pare mostrino Loris non salire in macchina con la madre ma rientrare a casa.
Poi c’è l’immagine che ritrae Veronica con un secondo sacchetto della spazzatura che tutti cercano ma nessuno trova, desta sospetto perché poco prima, uscendo per accompagnare il figlio più piccolo in ludoteca, aveva già provveduto a gettarla. Lei si giustifica dicendo di averlo dimenticato sopra la prima volta.

Intanto appare una nuova svolta nelle indagini, Loris è stato strangolato con una fascetta. Sarà questione di ore ed ecco trapelare la notizia che quando le insegnanti si sono recate a casa della donna per porgerle le condoglianze, Veronica ha consegnato loro delle fascette dicendo che adesso al piccolo non sarebbero più servite per realizzare il compito di scienza. Immediata la reazione delle insegnanti che non avendo mai affidato alcun compito che prevedesse l’utilizzo di questi materiali, consideratone la pericolosità, hanno consegnato tutto ai carabinieri. A confermare la versione delle insegnati anche la dirigente dell’Istituto comprensivo Falcone – Borsellino.

Tra la miriade di notizie che ruotano attorno alla figura di Veronica e relativamente ai suoi spostamenti c’è poi da considerare la dichiarazione delle titolari della ludoteca secondo cui Veronica avrebbe accompagnato il figlio più piccolo intorno alle 9, 15 e sarebbe tornata a riprenderlo intorno alle 12.

Secondo quanto dicono le titolari della ludoteca quella mattina Veronica era tranquilla, prima di andare via per partecipare ad un corso al Castello di Donnafugata, si era soffermata a scherzare un po’. Alle dodici appariva serena aveva solo fretta, sempre secondo quanto riferito dalle titolari, perché doveva andare a prendere Loris a scuola.
Parlano di una madre attenta, che curava e amava a dismisura i suoi figli. “Impossibile- dicono – pensare ad un suo coinvolgimento”.

Per quel che riguarda poi il Castello di Donnafugata la madre pare sia arrivata in ritardo e per questo si sia giustificata dicendo di aver avuto dei contrattempi. Giustificazione che appare strana considerato che non era tenuta a fornirla. A destare possibili sospetti anche il racconto di testimoni che la indicano particolarmente loquace proprio quel giorno, rispetto ai sui atteggiamenti abitudinali.

In questo contesto si inserisce poi la figura del cacciatore, Orazio Fidone, dapprima sentito come testimone e successivamente, come atto dovuto, iscritto nel registro degli indagati. Dal momento del ritrovamento del piccolo Loris il sig. Orazio è stato più volte sentito dagli inquirenti, la sua auto è stata posta sotto sequestro come anche la sua abitazione in c.da Passo Scicli. All’interno della sua abitazione sono state rinvenute munizioni risalenti anche alla seconda guerra mondiale detenute illegalmente, per questo è scattata la denuncia a piede libero.

Ma il sig. Orazio si dichiara tranquillo e stamani ha incontrato i giornalisti, insieme al suo avvocato, in piazza Vittorio Emanuele per raccontare la sua verità. “Gli inquirenti stanno lavorando benissimo – dice – grazie al loro lavoro e all’aiuto delle telecamere sono sulla strada giusta”. Ad una giornalista che asserisce :”Santa Croce non è un paese di mostri”. Lui aggiunge :”E non è neanche omertoso”. Intanto il suo avvocato tiene a precisare l’alibi di ferro del sig Orazio che durante le ore in cui si è consumato l’omicidio si trovava fuori paese.

Tra una notizia e l’altra continuano incessanti le indagini, nella mattinata di ieri sono stati effettuati dei sopralluoghi nelle campagne adiacenti il luogo del ritrovamento e nel tardo pomeriggio, a brevissima distanza, per ben due volte gli agenti della scientifica hanno effettuato dei rilievi all’interno del Mulino Vecchio.

E da stamattina, un elicottero dei carabinieri sorvola incessantemente su Santa Croce Camerina, ogni suo passaggio scuote gli animi di questa piccola comunità sempre più trepidante, nell’ attesa che finalmente venga fatta chiarezza ma soprattutto giustizia.

Di seguito alcuni momenti delle ultime ore – si ringrazia per le foto Guglielmo Distefano e Davide Bocchieri 

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