Caso Loris, per il Tribunale della Libertà Veronica lucida assassina. Ecco perché

Per il Tribunale della Libertà Veronica Panarello “mente con lucida consapevolezza, ha agito in preda ad uno stato passionale momentaneo di rabbia incontenibile e con glaciale freddezza, servendosi delle forbici, ha rimosso le fascette che doveva eliminare perché facevano parte della confezione acquistata dal marito“.

Ripercorrendo passo per passo l’intera vicenda, confrontando indizi, testimonianze e documentazioni,  i magistrati sono giunti alla conclusione che  “la probabilità della fondatezza dell’accusa si delinea in tutta la sua dolorosa nitidezza, plausibilità e verisimiglianza”.

L’ipotesi più plausibile, secondo i giudici è che Veronica,  esasperata per il comportamento di Loris che, quella mattina, non voleva assolutamente andare a scuola, dopo aver accompagnato il figlio più piccolo alla ludoteca, sia  rientrata in casa per controllarlo e “in preda ad un’incontenibile impulsiva furia aggressiva abbia sorpreso il bambino senza dargli possibilità di reagire, stringendogli attorno al collo il micidiale cappio che aveva a portata di mano, legandogli i polsi nell’immediatezza del soffocamento verosimilmente per simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie, ad opera di un estraneo”.

A nulla sono valse le tesi della difesa volte a confutare l’operato della Procura iblea.

Riguardo alla paventata alterazione di dati digitali il Tribunale ha confermato che non sussiste alcuna alterazione e che si è proceduto ad un’ attenta acquisizione dei dati, evidenziando altresì che in questo caso non si può parlare di attività irripetibile in quanto, nel tempo, è possibile effettuare la duplicazione dei dati originali.

Circa l’allineamento delle telecamere, uno dei punti di forza su cui la difesa ha fatto sempre leva, a supportare la ricostruzione dell’accusa la sincronizzazione automatica alla rete internet che, per i magistrati, “offre la garanzia della correttezza e l’unicità dell’orario”.

Esiste dunque “un’esistenza documentale perfettamente corrispondente al tempo reale degli accadimenti”.

Per quel che concerne inevece la ricostruzione, da parte di Veronica, di quella mattina, secondo i magistrati il suo racconto “stride, ancor prima che con l’evidenza digitale, con la logica”. A cominciare dalle riprese dei rientri in casa che non sembrano compatibili con l’urgenza di raggiungere il Castello di  Donnafugata, l’eccessivo dinamismo proiettato verso il luogo del ritrovamento, le anomalie della traiettoria del percorso effettuato, per non parlare della loquacità sia con le maestre della ludoteca che con l’insegnate del corso di cucina e il totale silenzio con il coniuge alla scoperta della scomparsa del piccolo Loris.

A questo si aggiunga la consegna delle fascette alle maestre che, per i giudici, “si è trattato di un disperato tentativo di allontanare i sospetti da lei”.

Nemmeno le testimonianze rese dalla vigilessa prima e della sig.ra Emmolo dopo, fondamentali anche queste per la difesa, hanno trovato riscontro positivo. “Le dichiarazioni rese dalla vigilessa risultano mutilate dal riferimento alle coordinate spazio temporali, non sono una ritrattazione ma  la conferma di una confusione iniziale e che si  è protratta”.

Alla luce di tutti questi elementi per il Tribunale del riesame Veronica “con agghiacciante indifferenza ha agito da lucida assassina manifestando una pronta reazione rispetto al delitto di cui si è resa responsabile, uscendo e rientrando da casa e ostentando una tranquillità compatibile con la piena volontà di organizzare l’apparenza del rapimento di Loris. La capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria e l’insospettabile tenuta psicologica supportano ulteriormente il giudizio di elevatissima capacità criminale”.

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