Civitavecchia. Muore per infarto detenuto straniero in carcere. SAPPE: “Questa realtà penitenziari italiani, al di là polemiche camere penali”.

Redazione Due, Civitavecchia (Rm), 2 marzo 2016.- Un detenuto straniero di 35 anni è morto questo pomeriggio per un probabile infarto nel carcere Nuovo Complesso di Civitavecchia, dove era appena arrivato dalla struttura detentiva di Roma Rebibbia. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.  “Nella Casa Circondariale Nuovo Complesso Civitavecchia il detenuto, con problemi di tossicodipendenza, è morto per un probabile infarto nonostante i tempestivi soccorsi dei poliziotti penitenziari”, aggiunge. “La situazione nelle carceri resta allarmante: altro che emergenza superata! Dal punto di vista sanitario è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%)”. “Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità, altro che le reazioni stizzite delle Camere Penali ai nostri costanti allarmi sulla critica quotidianità delle carceri italiane. Le polemiche strumentali e inutili come le loro non servono a nessuno. I problemi del carcere sono reali, come reale è il dato che gli eventi critici nei penitenziari sono in aumento da quando vi sono vigilanza dinamica e regime aperto per i detenuti”,conclude il leader del SAPPE. “Quelli del carcere non sono problemi da nascondere come la polvere sotto gli zerbini , ma criticità reali da risolvere. I numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni, i ferimenti, i tentati suicidi e purtroppo anche le morti per cause naturali si verificano costantemente, spesso a tutto danno delle condizioni lavorative della Polizia Penitenziaria che in carcere lavora 24 ore al giorno. Con buona pace di talune dichiarazioni corporative che non rappresentano affatto la realtà quotidiana che si vive nelle nostre strutture detentive”.

Dott. Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

 

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