Comiso. Operazione “Alta tensione”, furti di cavi elettrici e ricettazione: Stroncata associazione a delinquere

La Polizia di Stato ha disarticolato (dopo meno di 6 mesi dall’operazione “Alta Tensione 1”) un’altra associazione a delinquere di cittadini rumeni che operava con l’appoggio di ricettatori italiani in tutta la provincia di Ragusa.
La svolta alle indagini grazie ad uno scontrino ed un paio di guanti lasciati sul luogo del delitto.
In pochi mesi hanno commesso furti di rame ai danni della società ENEL per milioni di euro, così come gravi ed ingenti danni alle aziende agricole e zootecniche iblee.
L’indagine ha permesso non solo di appurare le loro responsabilità, ma anche di prevenire decine di furti già programmati.
L’operazione di Polizia è stata portata a termine con il fondamentale contributo della società Enel che ha messo a disposizione le più avanzate tecnologie presenti sul mercato.
Oltre ai furti di cavi di rame, l’associazione depredava le aziende agricole e zootecniche, uccidendo gli animali direttamente sul posto e con crudeltà, portando via solo le carni pregiate. Tra gli obiettivi anche carburante, attrezzi agricoli, attrezzi per carpenteria, fitofarmaci, auto e trattori.
12 i membri dell’associazione a delinquere individuati dalla Polizia di Stato.
7 in carcere, 1 agli arresti domiciliari, 1 denunciato in stato di libertà e 3 latitanti.
Grazie all’operazioni “Alta Tensione 1 e 2” i furti ai danni di Enel dal 2014 al 2015 sono passati da 180 a 28.

Comiso, 12 giugno 2015 – La Polizia di Stato – Squadra Mobile e Commissariato di Comiso – ha portato a termine un’altra operazione finalizzata al contrasto dei furti di rame denominata “Alta Tensione 2”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa diretta dal Dott. Petralia Carmelo.
Le indagini hanno permesso di disarticolare un’associazione a delinquere che aveva come fine la commissione di un numero indeterminato di furti e la conseguente ricettazione dei beni provento del delitto.
Il lavoro portato a termine dalla Polizia di Stato ha permesso al Sost. Proc. Dott. Valentina Botti di chiedere in tempi brevissimi l’applicazione di misura cautelare nei confronti di tutti i soggetti indagati. I gravi indizi di colpevolezza raccolti nei confronti degli indagati, hanno permesso al G.I.P., Dott. Claudio Maggioni, di accogliere la richiesta del PM e di conseguenza emettere gli odierni provvedimenti di cattura.
A distanza di pochi mesi dall’altra operazione denominata sempre “Alta Tensione”, gli investigatori, al fine di porre fine agli ingenti danni economici creati dai criminali, hanno concluso la seconda operazione questa notte.
Le due associazioni non avevano nulla in comune, a parte la nazionalità rumena dei membri del sodalizio (in questo caso arricchito anche dalla presenza di alcuni italiani, prevalentemente ricettatori di rame e gasolio).
Gli investigatori avevano iniziato quasi contemporaneamente le indagini su due gruppi criminali operanti in provincia di Ragusa, individuando i depositi di rame rubato anche fuori provincia.
Nei mesi di indagini non è stato provato alcun collegamento tra i due gruppi criminali, anzi vi era una concorrenza, a volte poco leale.

IL FENOMENO CRIMINALE E LA SUA GENESI A RAGUSA
L’alto prezzo del rame ha causato un sempre maggiore interesse per il riciclaggio di questo metallo. In effetti il rame è molto adatto ad essere riciclato per almeno due motivi: il primo è che esso ha una struttura chimico-fisica che lo rende capace di sopportare numerosi cicli di lavorazione senza che perda le sue capacità meccaniche; il secondo è che il rame ha alti costi di estrazione e bassissimi costi di riciclaggio, contrariamente a quello che avviene con altre sostanze, come il vetro. Infatti si presenta in natura con percentuali bassissime, nell’ordine dell’1%, all’interno della roccia. Ciò naturalmente comporta un grande utilizzo di energia nell’estrazione del metallo, oltre ad un impatto ambientale devastante. Al contrario, il riciclaggio non comporta alcuna difficoltà e nella maggior parte dei casi non c’è bisogno di sottoporre gli scarti di rame ad alcuna lavorazione prima dell’altoforno.

Queste caratteristiche hanno indotto un manipolo di criminali a perpetrare innumerevoli furti del prezioso materiale in tutta la provincia di Ragusa, tanto da indurre nella popolazione una sempre maggiore preoccupazione e di conseguenza una  condivisione del fenomeno con la Polizia di Stato considerato che il furto di cavi di rame destinato alla distribuzione dell’energia elettrica rischia di paralizzare, anche per mesi, intere zone antropizzate dove peraltro insistono importanti aziende agricole e zootecniche; il normale ripristino della distribuzione ha comportato, per l’appunto, sia notevoli costi per il gestore ENEL (più di 1 milione di euro), che lunghe attese e gravi disagi per la cittadinanza e per le aziende.

Molte, infatti, le aziende zootecniche e agricole del territorio ibleo che, pur di poter continuare a lavorare, sono state costrette ad affidarsi a dispendiosi generatori alternativi di corrente elettrica per sopperire alla mancanza di energia.
Se viene chiamato “oro rosso”, un motivo c’è: sui mercati il rame è arrivato a valere 7,5 euro al chilo. Una quotazione destinata ad aumentare ancora, visto che il bene è sempre più scarso e sempre più ricercato. Formidabile conduttore elettrico e termico, resistente, non magnetico, facilmente lavorabile per la sua malleabilità, il rame è davvero merce preziosa. Per averlo c’è chi è disposto a chiudere un occhio sulla provenienza e per guadagnarsi la giornata, c’è chi è disposto a rischiare di morire pur di portare via qualche treccia. Il problema maggiore da un punto di vista economico lo hanno le aziende di distribuzione energia elettrica in quanto per rubare i cavi in rame che portano ad un guadagno di qualche migliaio di euro, l’Enel subisce danni del valore di centinaia di migliaia di euro per ogni furto. La conseguenza di questi furti ricade sempre sui fruitori del servizio, ovvero i clienti Enel che devono attendere il ripristino delle linee.
Esiste infatti una filiera illegale vastissima e sempre più organizzata che ha un solo scopo: rubare più rame possibile per rivenderlo. Alla base ci sono le associazioni a delinquere finalizzate ai furti di cavi di rame composte da cittadini quasi tutti dell’est europeo che lo rivendono ad aziende di rottamazione o grossisti per un prezzo che va dai 5 agli 8 euro al chilo. Da qui, il metallo viene spedito in fonderia oppure lavorato sul posto dagli stessi ricettatori.

L’OPERAZIONE “ALTA TENSIONE 2”
L’organizzazione criminale sgominata questa notte dalla POLIZIA DI STATO aveva trovato la sua base operativa nei dintorni di Comiso ma con ramificazioni in tutta la Provincia di Ragusa e nelle città di Catania e Messina (5.000 kg) dove qualche mese fa sono stati effettuati sequestri di rame per migliaia di chilogrammi. Il gruppo era perfettamente organizzato ed ognuno dei soggetti indagati ed oggi arrestati, aveva specifici compiti assegnati che dovevano essere portati a compimento durante l’attività delittuosa.
La Polizia di Stato, con gli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di Comiso, ha lavorato per ben 8 mesi con una attenta attività di indagine volta ad acquisire gravi di colpevolezza a carico dell’organizzazione criminale sgominata la notte scorsa che stava dilagando in questa provincia e che aveva provocato notevoli danni all’economia della zona, creando un vero e proprio allarme nell’opinione pubblica.
L’organizzazione criminale sgominata dalla POLIZIA DI STATO prevedeva una ripartizione ben articolata dei ruoli all’interno della banda: l’uomo esperto nel taglio dei cavi dell’alta tensione, l’autista che accompagnava i delinquenti sul posto del furto, gli addetti al recupero dei cavi tagliati – che dovevano essere sapientemente arrotolati per essere riposti successivamente nell’auto – ed infine il ricettatore che provvedeva, quando non vi era la possibilità di trasferire la merce in altre sedi, a smerciare l’oro rosso in zona.
Cogliere sul fatto un ladro di rame è sempre molto difficile. L’organizzazione, infatti, prevedeva che le azioni criminose avvenissero durante la notte, intorno alle ore 22:00 sino al massimo alle ore 03:00 circa; il recupero degli autori dei furti doveva avvenire quindi a notte inoltrata allorquando era stata portata a compimento l’azione delittuosa.
La svolta alle indagini è avvenuta a fine luglio quando, durante un’operazione della Polizia di Stato che ha portato ad un grosso sequestro di rame, gli investigatori hanno rivenuto un banale scontrino fiscale ed un paio di guanti da lavoro.
Da questo piccolo dettaglio è stata fatta una ricerca di tutti i rivenditori di quella tipologia di guanti e successivamente uno confronto dei clienti ottenuto grazie agli impianti di videosorveglianza. Questa attività ha fatto concentrare gli investigatori sugli acquirenti di quella tipologia di guanti. Uno dei clienti era un rumeno pregiudicato per reati specifici, quindi è stato possibile risalire a tutti i membri dell’associazione grazie alla sua piccola distrazione. Agli investigatori della Polizia di Stato basta un piccolo errore per poter scardinare poi intere associazioni criminali.
Da quel momento in poi, ogni passo degli indagati era monitorato dalla Polizia, grazie anche al prezioso contributo messo in campo dall’Enel che ha fornito ogni tecnologia per poter controllare gli odierni arrestati e soprattutto le linee di conduzione dell’energia elettrica oggetto di furti.
Le indagini hanno permesso di accertare che i soggetti, tutti di etnia rumena con la partecipazione di qualche italiano ricettatore, pianificavano attentamente i furti effettuando precisi sopralluoghi delle zone ove agire; l’interesse principale era dedicato alle campate dell’alta tensione (definite in linguaggio criptico, secondo quanto emerso nelle intercettazioni, “alberi da tagliare”) e l’occhio esperto dell’addetto al taglio era in grado di definire con un rapido accertamento se si trattava di rame ovvero di alluminio (elemento quest’ultimo utilizzato dal gestore dell’energia elettrica in sostituzione dei cavi di rame oggetto di furti).
La pianificazione del furto da effettuare avveniva presso diversi luoghi di ritrovo degli associati, da loro cambiati frequentemente per non permetter alla Polizia di essere scoperti.
Organizzato il furto, tutti gli autori (di norma 4/5 persone per volta) partivano in direzione del luogo accompagnati dall’autista, che dopo averli lasciati si allontanava dalla zona.
Finita l’azione, con un semplice messaggio o uno squillo ricevuto, l’autista del gruppo, che nel frattempo era rientrato a casa in maniera tale che non vi fosse alcun mezzo lasciato in zone ove poteva essere notato, raggiungeva il posto convenuto per il ritiro del materiale, a volte anche a distanza di chilometri dal luogo in cui aveva lasciato i complici, e con l’aiuto dei “manovali” provvedeva a caricare il rame in auto pronto per la consegna.
Quasi sempre l’autista non prelevava i complici, ma dava un passaggio solo “all’esperto al taglio” lasciando sul posto i manovali che rientravano per la maggior parte dei casi a piedi o con altri mezzi presso le loro abitazioni.
Erano anche previsti dei piani di fuga e, quando i ladri presumevano di aver visto movimenti sospetti o di POLIZIA, provvedevano a rimanere sul posto fino a cessato pericolo, anche per una notte intera.
Durante le indagini svolte dagli uomini della POLIZIA DI STATO, esperite con attività tecniche, ma anche con i tradizionali appostamenti, sono stati riscontrati, accertati e verificati ben 15 furti di cavi rame ENEL (per un totale di 5000 chili di rame rinvenuto e sequestrato), tutti commessi tra luglio a novembre 2014; 4 i reati di ricettazione contestati, 3 furti di nuove autovetture ai danni di un concessionario, decine di mezzi agricoli e strumenti per la lavorazione della terra, attrezzi per carpenteria, migliaia di litri di gasolio, decine di animali uccisi e macellati per commettere il furto delle carni, 5 furti in abitazione, migliaia metri di cavi elettrici di proprietà di diverse aziende agricole della provincia di Ragusa.
Inoltre diversi i furti sventati ai danni delle aziende agricole e zootecniche, difatti grazie all’attività d’indagine è stato possibile scongiurare tanti furti con specifici controlli preventivi sugli odierni arrestati. In alcuni casi sono state prese di mira anche abitazioni private che la Polizia di Stato ha protetto per scongiurare il pericolo.
Il danno che è stato lamentato da parte dell’Enel nelle denunce presentate è stato stimato in diversi milioni di euro, solo per i furti che sono stati riscontrati a dispetto di decine di migliaia di euro di guadagno per l’associazione criminale oggi disarticolata. L’Enel al fine di creare meno disagi possibili ai clienti che indirettamente hanno subito ingenti danni, ha speso ogni risorsa per ripristinare quanto fatto dai sodali dell’associazione, riuscendo in breve tempo ad alleviare le pene degli imprenditori iblei ed utenti privati.
Durante la complessa attività, la POLIZIA di STATO, oltre le misure eseguite stanotte, ha arrestato 15 soggetti in flagranza di reato e ne ha denunciati 12 per ricettazione.

LE CATTURE
Questa notte sono stati tratti in arresto in Provincia di Ragusa (ad eccezione di Buliga che è stato catturato a Palermo), per associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di più furti di rame nudo destinato all’erogazione di energia elettrica i seguenti soggetti:

  • CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE:
    • AVADANI Iordanescu, nato in Romania il 16.08.1988 domiciliato a Chiaramonte Gulfi;
    • BULIGA Vasile Andrei, nato in Romania il 20.12.90 residente a Vittoria (catturato a Palermo)
    • CIUBOTARU Marius, (inteso Baluba) nato in Romania 30.10.1994,domiciliato a Pedalino frazione di Comiso;
    • MARIN Cristi, nato in Romania il 07.02.1990 residente a Vittoria;
    • STANCU Constantin (inteso Dani), nato in Romania il 23.05.1985 domiciliato a Pedalino frazione di Comiso;
    • VLAD Nicusor inteso Nicu, nato in Romania il 16.04.1988 residente a Vittoria;
    • ZAMFIR Robert Stefan, nato in Romania il 25.03.1991 e residente a Chiaramonte Gulfi.
  • CUSTODIA CAUTELARE PRESSO L’ABITAZIONE
    • OCCHIPINTI Salvatore, nato a Palagonia il 18.10.1972 e residente a Comiso;

L’imponente operazione di Polizia ha visto la partecipazione di oltre 50 uomini e donne della Polizia di Stato appartenenti alla Squadra Mobile di Ragusa, al Commissariato di Comiso ed alla Squadra Mobile di Palermo. L’operazione ha avuto inizio alle ore 19.00 negli uffici della Squadra Mobile di Ragusa per il briefing inziale ed ha avuto termine alle ore 08.00 di questa mattina. Gli uomini della Polizia hanno impiegato ben 16 Volanti e pattuglie. Fondamentale il supporto della Polizia Scientifica che ha effettuato le operazioni di sopralluogo nelle zone oggetto di cattura così come del fotosegnalamento dei soggetti catturati.
Sono state contestualmente eseguite 15 perquisizioni ai soggetti indagati e nei luoghi solitamente utilizzati per occultare e ricettare gli oggetti rubati.
Le perquisizioni hanno dato esito positivo permettendo di sequestrare i seguenti oggetti:
1. 3 fucili da caccia legalmente detenuti da Occhipinti e sequestrati cautelativamente considerato il grave reato commesso e la sua appartenenza all’associazione a delinquere.

Al termine dell’operazione “Alta Tensione 2” i componenti l’associazione a delinquere sono stati associati presso la casa Circondariale di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria iblea che ha emesso i provvedimenti.

LA PRECEDENTE OPERAZIONE “ALTA TENSIONE” DEL 14 DICEMBRE 2014
La Polizia di Stato di Ragusa nel 2014 aveva già tratto in arresto altri 9 cittadini rumeni, membri di una distinta associazione a delinquere che gli stessi fini dell’odierno sodalizio.
L’odierna operazione, proprio per gli identici fini dei consociati, è stata denominata “Alta Tensione 2” ma, ad eccezione di un solo destinatari dei provvedimenti di cattura nulla avevano a che fare tra loro i criminali arrestati.
“Con questa seconda operazione, la Polizia di Stato di Ragusa ha messo fine a due pericolose associazioni a delinquere. Si tratta delle più complesse operazioni di contrasto al fenomeno dei furti di rame, mai realizzate in provincia di Ragusa”.

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