Omicidio a Vittoria. E’ un esponente di spicco della mafia calabrese, Michele Brandimarte, l’uomo “giustiziato” in via Roma

Foto by Franco Assenza

Vittoria (RG) SICILIA – 14/12/2014 – Michele Brandimarte, (l’uomo ucciso oggi a Vittoria) del 1961, è zio di Vincenzo Perri, classe 1983, autore materiale dell’omicidio di Vincenzo Priolo assassinato a Gioia Tauro. Raggiunto da una ordinanza di misura autelare, emessa il 28 luglio 2011 dal Gip, già condannato con sentenza emessa il 27 novembre 2012, a 18 anni di reclusione in sede di giudizio abbreviato. Perri è stato tratto in arresto il 17 marzo 2013.
Questo delitto ha segnato l’inizio di una vera e propria faida tra le famiglie Perri-Brandimarte e quella dei Priolo. Successivamente al tentato omicidio del Brandimarte infatti si sono registrate una serie di gravi delitti nei confronti della famiglia Priolo e di alcuni soggetti ritenuti fedelissimi.
Il 26.02.2012, veniva assassinato a Gioia Tauro, in largo Trieste, Giuseppe Priolo, nato a Taurianova il 01.09.1960, zio di Vincenzo Priolo, è stato attinto da diversi colpi di arma da fuoco, un fucile calibro 12 caricato a pallettoni e una pistola tipo revolver, cal. 38 special che lo hanno raggiunto al torace mentre scendeva dall’auto
Il 7.09.2012, ignoti hanno danneggiato gravemente, il distributore di carburante IP di piazza IV novembre, con una carica di tritolo. Il distributore di carburante, fino al 31 dicembre 2011, era stato gestito da Vincenzo Priolo che a sua volta, è stato ucciso in un agguato di mafia, in data 08.07.2011. Inoltre, nell’abitazione adiacente il distributore, abitava Maria Rita Priolo, sorella di Vincenzo, coniugata con Girolamo Piromalli, nato a Gioia Tauro il 16.01.1980, detto “Mommo” e considerato boss indiscusso dell’omonima cosca mafiosa, attualmente detenuto.
Il 26.12.2012, era un altro sodale della famiglia Priolo ed in particolare di Vincenzo Francesco Bagalà, nato a Gioia Tauro il 23.09.1990, a cadere sotto i colpi dei killer.
L’undici gennaio 2013, ignoti collocavano un ordigno esplosivo costituito da circa 500 gr. di tritolo, su cui erano innestati due detonatori, collegati ad un apparato ricevente che poteva attivare l’esplosivo tramite radiocomando, presso l’abitazione di Giovanni Priolo, padre di Vincenzo e fratello di Giuseppe entrambi assassinati.
L’arresto del Giovanni Priolo (padre di Vincenzo), da ritenersi soggetto dalla spiccata personalità delinquenziale, da sempre ritenuto elemento di spicco della criminalità organizzata locale, legato in particolare alla famiglia Piromalli, suocero di Girolamo, attualmente detenuto, era, fino ad oggi, da ritenersi l’atto conclusivo della faida in atto tra le famiglie Brandimarte-Perri e quella dei Priolo.

Sin qui, una breve storia delle famiglie mafiose, collegate al soggetto che poco meno di due ore addietro, è stato “giustiziato” a colpi d’arma da fuoco, una pistola calibro 7,65, il cui caricatore, contenente 7 colpi, gli è stato tutto scaricato addosso.
Adesso restano alcune considerazioni da fare, oltre al duro lavoro che compete al capitano Daniele Plebani, comandante della locale compagnia dei carabinieri, titolare delle indagini.
Una prima ricostruzione fatta sul luogo del delitto, nella centralissima via Roma, all’angolo con la via Carlo Alberto, a soli 40 metri dalla via Cavour, la strada del “passeggio”, che al momento del delitto pullulava di gente, fa ritenere che, un’auto scura con due persone a bordo, attendeva sulla via Bixio, all’angolo con la via Roma, la vittima designata. Appena Michele Brandimarte è giunto a pochi metri dall’auto in sosta, uno dei due occupanti sarebbe sceso e avrebbe inseguito Brandimarte, che nel frattempo probabilmente si era accorto di essere braccato, e lo ha abbattuto scaricandogli addosso, come già riferito, tutto il caricatore della pistola. L’uomo è morto sul colpo, cadendo riverso tra il marciapiede e la strada, con il volto sull’asfalto. Immediatemente i due killer si sono dileguati a bordo dell’auto. Non è escluso che le telecamere poste a presidio delle attività commerciali presenti nella zona, possano dare un valido contributo per il riconoscimento dei due sicari.
A questo punto, alcune domande sorgono spontanee: che ci faceva a Vittoria il Brandimarte? Era qui per incontrare qualcuno e quindi per stringere un “patto scellerato tra sodalizi criminali”, o era qui per punire qualcuno ritenuto responsabile di un qualcosa? Comunque sia, resta la certezza che a Vittoria, potrebbe essersi riaperta una guerra tra “famiglie”, e quello di stasera, purtroppo, potrebbe essere solo l’inizio. Auspichiamo che gli investigatori, molto presto, possano fare piena luce sul delitto, e “stoppare” altri eventuali fatti criminosi.

Print Friendly, PDF & Email