Gela. Operazione di polizia giudiziaria “Redivivi”: 22 arresti per mafia

Gela, 24 novembre 2015 – Stamane i poliziotti della Squadra Mobile di Caltanissetta, in collaborazione con quelli del Commissariato di P.S. di Gela, hanno dato esecuzione a 21 ordinanze di custodia cautelare, di cui 17 in carcere e 4 agli arresti domiciliari, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Caltanissetta; un cittadino di nazionalità albanese colpito dalla medesima ordinanza non è ancora stato catturato.

I destinatari delle misure cautelari sono indagati, a vario titolo, per i reati di associazione di tipo mafioso, aggravata dall’essere armata, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed alle estorsioni.

Sono stati sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere: i gelesi Trubia Vincenzo cl.1971; Trubia Nunzio cl.1960, Trubia Rosario Maichol cl.1992, Trubia Davide cl.1982, Trubia Rosario cl.1990; Trubia Luca cl.1991, Trubia Simone cl.1995, Trubia Pasquale Andrea cl.1982, Trubia Pasquale Lino cl.1988, Caruso Rosario cl.1979, Giovane Francesco Graziano cl.1983, Biundo Ruggiero cl.1975, Rolla Manuele cl.1985, Tasca Cristofer Luca cl.1993, Nicosia Baldassare cl.1983, in atto detenuto, l’Agrigentino Crisci Fabio cl.1992 e Rizzari Luigi, nato a Solingen (Germania) cl.1976.

Sono stati colpiti, invece, dalla misura cautelare degli arresti domiciliari: i gelesi Trubia Rosario cl.1989 e Tuccio Serafino cl.1992, Carnazzo Giuseppe, nato a Niscemi, cl.1985 e Alba Rosario Davide, nato a Pavia, cl.1983.   E’ ancora attivamente ricercato Ursica Petrut Stelian inteso “pietro”, nato in Romania, cl.1995.

Le indagini in argomento – coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta e condotte dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Gela – sono state avviate di iniziativa, nell’agosto 2014, sulla base delle dichiarazioni di alcuni imprenditori gelesi che avevano segnalato l’estromissione, con atti intimidatori, dal mercato della raccolta di plastica dismessa dalle serre.

Il risultato investigativo ha permesso di riscontrare le dichiarazioni degli imprenditori e di individuare il “sistema mafioso” che imponeva il proprio diktat sul territorio, minacciando pesantemente gli imprenditori; ha permesso, inoltre, di individuare l’attuale reggente di cosa nostra gelese nell’odierno indagato Trubia Vincenzo, che aveva cercato di rafforzarsi unendo i sodali dei gruppi Rinzivillo ed Emmanuello sotto l’egida dello storico appartenente rinzivilliano, Trubia Vincenzo.

Tra gli arrestati, familiari (fratelli e nipoti) di collaboratori di giustizia.

Il Trubia Vincenzo, incurante della sottoposizione alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza che gli impediva di uscire dal comune di Gela, ha creato nuove alleanze nel tessuto malavitoso provinciale, incontrandosi con soggetti di notevole spessore criminale dell’hinterland nisseno, in modo da conseguire il rafforzamento dell’associazione mafiosa.

Favorita dalle condizioni ambientali in cui essa prospera da tempo, la consorteria che fa capo al Trubia Vincenzo, riconducibile a “cosa nostra” – gruppi Rinzivillo ed Emmanuello, ha tentato di riorganizzarsi e riprendere in mano il controllo del territorio gelese per potersi dedicare, oltre alle estorsioni ed al traffico di stupefacenti, anche a quelle attività tipiche di un’associazione mafiosa che assicurano facili guadagni a danno della società civile e della libera concorrenza tra imprenditori.

Infatti, le attività investigative hanno consentito di raccogliere consistenti elementi probatori a carico degli appartenenti all’organizzazione, che si sono mostrati in grado di impadronirsi del controllo del territorio anche attraverso l’imposizione nella raccolta di materiale plastico e di materiali ferrosi da conferire in siti autorizzati. La strategia tesa al controllo del territorio da parte dei membri di “cosa nostra” gelese si è perfezionata con l’imposizione del servizio della c.d. “guardiania” presso le aziende agricole insistenti nei territori di c.da Mignechi, Bulala ed in altre zone limitrofe, agro di Gela, ove insistono coltivazioni in serra.

Pertanto, è emerso che i soggetti sottoposti ad indagini, avvalendosi della forza d’intimidazione e del vincolo associativo derivante dall’appartenenza alla consorteria mafiosa, abbiano preso il pieno controllo del territorio, al fine di trarne illecito profitto.

L’attività d’indagine svolta ha permesso di appurare, inoltre, che gli odierni indagati, tra cui Trubia Vincenzo e Rosario, Tasca Cristofer Luca ed altri, oltre a gestire la raccolta della plastica del materiale ferroso e della guardiania, si sono dedicati anche al traffico di sostanze stupefacenti – del tipo cocaina che hashish – per finanziare le casse dell’organizzazione.

Sotto questo profilo, le risultanze investigative hanno permesso di riscontrare che l’organizzazione mafiosa di cosa nostra gelese ha stretto alleanze per il traffico di droga con esponenti della famiglia mafiosa “Dominante-Carbonaro”, riconducibile alla consorteria mafiosa della “stidda” operante nel ragusano, ed hanno contestualmente consentito di identificare i referenti a cui l’organizzazione mafiosa in argomento si rivolgeva per far giungere lo stupefacente nel mercato gelese. Nel corso dell’attività di indagine venivano operati anche sequestri di sostanza stupefacente del tipo cocaina.   Si è accertato, inoltre, che l’organizzazione mafiosa aveva disponibilità di armi, più precisamente pistole e fucili, custodite illegalmente da diversi indagati, utilizzate per intimidire imprenditori concorrenti nei settori in cui la consorteria esercitava, come detto, il proprio dominio mafioso e, verosimilmente, anche per porre in essere danneggiamenti, mediante l’esplosione di colpi di arma da fuoco, nei confronti delle attività commerciali che rifiutassero di sottomettersi all’egemonia mafiosa del clan. Nel corso dell’attività di indagine venivano sequestrate armi e munizioni.

Con la presente misura restrittiva della libertà personale venivano altresì contestate al Trubia Davide, fratello del collaboratore di giustizia Trubia Rosario, delle estorsioni aggravate dal metodo mafioso, commesse dal medesimo a partire dagli anni 2003, unitamente al Pellegrino Gianluca, per il quale si procede separatamente, ai danni di diversi commercianti gelesi. A supporto di tali contestazioni le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Billizzi Massimo Carmelo, Vella Francesco, Gammino Gianluca e Ferracane Fortunato per le quali questa Squadra Mobile ha svolto una capillare e certosina attività di riscontro anche attraverso l’escussione di più commercianti vessati.

In particolare il Trubia Davide, secondo le direttive dei reggenti Vella Francesco, prima, e Billizzi Massimo Carmelo, poi, e ricevendo le disposizioni di Gammino Gianluca, era stato incaricato di gestire le estorsioni ai danni dei pubblici esercizi gelesi, mediante la minaccia, anche implicita, dell’appartenenza all’indicato gruppo mafioso.

Tutti i soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo della libertà personale sono stati catturati tranne il rumeno Ursica Petrut Stelian.

Nel corso del blitz effettuate perquisizioni che hanno dato esito positivo. All’arrestato ALBA Rosario Davide venivano sequestrati 15.000,00 euro in contanti, ritenuti provento dello spaccio di sostanze stupefacenti; inoltre al medesimo venivano ritirate delle armi regolarmente detenute: 3 pistole e 100 cartucce, nonché un fucile a pompa con 25 cartucce.   Prezioso il contributo dell’Associazione Antiracket di Gela e del suo Presidente Renzo Caponnetti che è riuscito ad infondere negli imprenditori il coraggio di denunciare e la fiducia nelle Istituzioni e a cui va il personale ringraziamento del Questore Bruno Megale.

GLI ARRESTATI:

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