“Io prigioniero in casa mia”, il racconto di un uomo aggredito in casa

Sta per rientrare in America ma prima di andare via vuole lasciare un messaggio alla sua comunità italiana.

Ci apre le porte di casa sua, è la prima volta che lo fa dopo quanto successo lo scorso 29 luglio.

A raccontarci la sua storia e il suo stato d’animo, a distanza di un mese dall’accaduto, è M.C. ferito  alla gamba da un proiettile, durante un tentativo di rapina all’interno della sua abitazione, a Santa Croce Camerina.

“Sono stato fortunato – racconta – bastava un cm più in là e non avrei avuto scampo, sarei morto dissanguato. Fisicamente sto meglio adesso e finalmente posso rientrare in America ma moralmente e psicologicamente mi sento ancora molto scosso e soprattutto deluso e dispiaciuto”.

M.C. ha ancora dinnanzi agli occhi il triste episodio. Ci accompagna all’interno della sua abitazione e ricostruisce passo dopo passo quegli attimi.

“ Avevo trascorso la serata fuori – racconta – rientrato a casa sono andato subito a dormire. Ad un certo punto ho avvertito uno strano rumore provenire dalla camera da letto di fronte. In quella stanzetta sino a due giorni prima dormivano i miei nipoti, non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe potuto succedere. Ma torniamo ai fatti, mi alzo di scatto dal letto e vado a  controllare, apro la porta della mia camera da letto e mi trovo davanti un uomo con una pistola in mano. Era buio, non sono riuscito a percepire nulla dei suoi lineamenti somatici, l’unica cosa che ho visto è che impugnava un’arma. Ho quindi cercato di difendermi spingendolo. Lui è andato a sbattere contro il muro e di riflesso ha reagito colpendomi allo  stomaco. Sono balzato indietro, andando a sbattere contro un mobile. foro proiettileHo visto che c’era una sveglia e l’ho afferrata per colpirlo, nella colluttazione è partito il colpo che mi ha attraversato la gamba per poi finire la sua corsa nel muro. Il ladro è scappato via e io, dopo aver cercato di fermare con una cintura la fuoriuscita di sangue, ho lanciato l’allarme ai miei vicini che hanno avvisato le forze dell’ordine e i soccorsi”.

Lucido nel suo racconto e visibilmente scosso M. C. fa trasparire tutta la sua amarezza, perché quanto accaduto ha distrutto il ricordo di un luogo in cui si è sempre sentito al sicuro:” Paradise, così abbiamo sempre chiamato questo nostro paese, un posto in cui trascorrere bei momenti in tutta tranquillità. Ma oggi mi rendo conto che non è più così. In questi giorni ho incontrato diversi miei compaesani, tutti a dirmi che ormai è divenuta quasi una consuetudine subire furti. Ma la cosa che ritengo più grave è che quasi tutti mi hanno detto di non aver mai denunciato i fatti perché tanto la situazione non cambia”.

Ed aggiunge:” Io amo il mio paese, ho lottato dieci anni per ottenere la cittadinanza italiana ma alla luce di quanto successo non so se tornerò, il tempo porterà di certo consiglio! Ai miei compaesani, però, prima di andare via  voglio lasciare un messaggio importante. Dovete denunciare, non nascondetevi dietro ai “tanto non cambia nulla”. Dovete essere i primi voi a reagire e collaborare con le forze dell’ordine. Io devo ringraziare l’Arma dei Carabinieri e il personale del 118 per il tempestivo intervento e in particolare il Comandante della stazione Carabinieri di Santa Croce Camerina che è stato l’unico, istituzionalmente parlando,  a venirmi a trovare in ospedale e mostrarmi vicinanza. Per il resto non ho visto nessuno, ho incontrato per caso,  qualche giorno fa, il Sindaco in piazza  con cui ho scambiato due battute ed è finita lì”.

“In America  – afferma – invece, il Sindaco, il Capo della Polizia del posto, alcuni consiglieri e assessori nonché un candidato sindaco alle prossime elezioni, appena hanno appreso la notizia  si sono recati a casa mia e hanno mostrato ai miei figli la loro vicinanza e il loro dispiacere per l’accaduto. Non solo, la comunità italiana si è subito adoperata mostrando la propria disponibilità ad aiutarci nel caso in cui ci fosse stato bisogno sia di un aiuto morale che economico”.

“Capisco la necessità di non creare allarmismi  – sottolinea il consigliere comunale Salvatore Di Marco che in questi giorni è stato molto vicino alla famiglia – ma ciò non toglie che forse anche solo un piccolo gesto o una parola di conforto, in determinate situazioni, possa valere tanto. Essere vicini ai propri cittadini è anche questo, non servono di certo gesti eclatanti”.

M.C. tiene inoltre a puntualizzare:“ Su qualche giornale che parlava della vicenda qualcuno ha scritto che qui ci troviamo nella periferia del paese, io invece posso affermare con assoluta certezza che, soprattutto nel periodo estivo,  questo è un centro abitato molto frequentato. C’è continuo fermento, auto, gente che anche a sera tarda cammina a piedi, per non parlare di tutti i cittadini che risiediamo qui. Eppure non ho mai visto effettuare un controllo. Io capisco e comprendo che la carenza di personale è sicuramente un gap ma non è ammissibile pensare che i cittadini possano essere abbandonati in questo modo”.

 “E’ davvero tanto il dispiacere che abbiamo provato e  e stiamo provando – aggiunge la moglie accorsa dall’America all’appresa notizia – siamo cittadini santacrocesi che amano il proprio paese di origine, ci spendiamo molto in America per far conoscere le nostre tradizioni e la nostra bellissima e meravigliosa terra. Mai e poi mai faremmo qualcosa che possa denigrarla ma è anche vero che quanto accaduto ha scosso un po’ tutti, anche in America. Alcune famiglie quest’anno hanno annullato la vacanza per paura, i nostri figli vogliono che rientriamo subito e anche qui la paura ha preso il sopravvento: c’è chi trascorre solo il giorno nella casa di villeggiatura e la sera va via.  Non è giusto questo e non comprendo come si possa dire “negli ultimi tempi purtroppo le cose vanno così”, mostrando rassegnazione! Ancor più mi dispiace e, lo dico col cuore in mano, per la scarsa vicinanza mostrata a mio marito dalle Istituzioni, soprattutto perché in quei giorni lui si trovava qui da solo”.

Abitazione MC Santa Croce CamerinaL’accaduto ha distrutto il sogno di M.C. e di sua moglie, oggi, finalmente in pensione avevano ristrutturato la loro casa con l’intento di trascorrere sei mesi in Italia e sei mesi in America:” Eravamo felici perché finalmente avremmo potuto trascorrere più tempo nella nostra terra d’origine ma secondo lei come potrei essere felice qui? Guardi (indica le grate alle finestre), ho dovuto mettere ovunque grate di ferro e la sera prima di andare a letto mi assicuro che tutto sia ben chiuso. Ma stiamo scherzando? Alla fine in carcere ci sono finito io?”

Non una polemica sterile o contro qualcuno quella del signor M.C. ma solo  un tentativo, prima di andar via, di poter smuovere qualche coscienza, ricordando a tutti che siamo parte integrante del luogo in cui viviamo e che quindi è nostro compito e dovere contribuire fattivamente a renderlo sempre più vivibile. Tra le righe,  ascoltando le sue parole, si legge la necessità di tornare a sentire davvero quel senso di comunità che spesso lasciamo disperdersi nel vento a favore dell’individualismo.

Ricordo le parole di un signore che in un’intervista mi disse, a volte ci confondiamo e perdiamo tra i colori (politici). Eppure l’arcobaleno è formato da tanti colori che, insieme, danno vita ad uno spettacolo eccezionale!

Foto Guglielmo Distefano

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